E adesso un governo di scopo

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fLe bandiere dell'Italia e dell'Unione Europeall

Conte ha vinto la prima battaglia in quella che si annuncia come una lunga guerra. Che purtroppo rischia anche di essere logorante per il paese, per noi cittadini. Serve un governo di scopo, che si concentri su poche cose cruciali, senza velleità straordinarie.

Mi limito a qualche considerazione di carattere economico, tralasciandone altre di natura politica, elettorale, costituzionale di cui ovviamente non possiamo ignorare la rilevanza.

Primo: un piano vaccinale serio ed efficiente, che permetta di essere più indulgenti rispetto a ritardi ed errori accumulati sulla gestione di alcuni aspetti dell’emergenza pandemica.

Secondo: il varo di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza all’altezza delle risorse a noi destinate, dello sforzo solidale compiuto dall’Europa, e delle gravi carenze del paese; capace di realizzare investimenti e riforme in grado di cambiare strutturalmente l’Italia ed attrezzarla a rispondere in modo efficace alle sfide economiche, amministrative, sociali e politiche dei prossimi anni; rivolto al futuro, a traghettarci nella nuova epoca dell’interdipendenza globale, del digitale, della sostenibilità e non solo a sanare divari accumulatisi nel tempo.

Terzo: l’implementazione rapida ed efficiente di quello stesso Piano, in modo da assicurare che non vi siano scostamenti dai tempi e dagli impegni di spesa preventivati, almeno lungo tutto l’arco della legislatura.

Quarto: attrezzare il paese a gestire la ripartenza economica una volta terminata la fase d’emergenza, con una stretta sinergia fra gli investimenti previsti dal Recovery Plan e i fondi europei della normale programmazione, dalla quale arriveranno nei prossimi sette anni altri 57 miliardi a fondo perduto. Con un attento monitoraggio dell’andamento del reddito e del debito, in vista del termine delle azioni di sostegno da Bce e Commissione.

Per raggiungere questi scopi serve un governo consapevole della complessità e della delicatezza della situazione che stiamo vivendo; in grado di dialogare, piuttosto che contrapporsi frontalmente, all’Unione Europea. Un governo con chi si riconosce in questi obiettivi e valori. Non perdere tempo ed energie in una campagna elettorale che in questo momento sarebbe devastante per il paese.

Nei giorni scorsi in aula abbiamo sentito interventi di personalità che hanno sempre snobbato e criticato l’Unione Europea, chiedendo di uscire dall’euro, reclamando un mitologico ‘esercizio nazionale della sovranità’ che l’Italia non ha mai davvero esercitato nella sua ormai lunga storia. Nemmeno quando avevamo una nostra Banca Centrale, costretta a seguire l’andamento del tasso d’interesse e del tasso di cambio prevalenti in altri paesi o sui mercati internazionali.

Non è difficile distinguere fra chi quei valori li fa propri e chi li rigetta, indipendentemente dalle (mutevoli) apparternenze politiche. Che poi questi valori ed obiettivi si concretizzino in una specifica maggioranza parlamentare dipende dalle capacità del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, ad oggi, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.