Dal Next Generation EU al Tesoro Europeo

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Ripartizione di Next Generation Eu ai 27 paesi Ue.

Il Next Generation EU, il formidabile strumento di debito collettivo messo in campo dalla UE, è stato concepito all’indomani della prima ondata. Quando cioè gli effetti del Covid-19 sulle economie europee erano fortemente asimmetrici; e ci si aspettava una rapida ripresa almeno per i paesi meglio attrezzati dal punto di vista finanziario.

In gran parte, non sarà così. La seconda ondata sta già mettendo a repentaglio le prospettive frettolosamente rosee di ripresa esplosiva per il 2021; per tutta l’Europa.

Le risorse del NGEU erano state inoltre concepite per ridurre l’impatto sulle finanze pubbliche di interventi già decisi a livello nazionale. Ma non è questa la vera sfida, oggi. Si tratta di ripensare la filosofia complessiva di spesa delle risorse UE, per spingere sul potenziale di crescita complessivo dell’Unione Europea, attrezzandola finalmente, e in un’ottica collegiale, alle sfide globali.

In questo senso ci siamo più volte pronunciati nelle scorse settimane, mettendo in guardia contro il rischio di una polverizzazione dei fondi, tale da rendere impossibile creare quel valore aggiunto necessario per una ripresa condivisa. E in questo stesso senso si sono espressi Roel Beetsma, Lorenzo Codogno e Paul van den Noord in un articolo pubblicato ieri su VowEu del CEPR, Next Generation EU: Europe needs pan-European investment.

La partita della sopravvivenza e della competizione è globale. E solo unita, in un’ottica di sistema, l’Europa può dotarsi delle infrastrutture sanitarie, digitali, di trasporto, e delle strategie industriali per reggere lo shock e reagire.

Da qui il suggerimento dei tre autori di utilizzare i fondi del NGEU in maniera sinergica. Il problema è che i delicati equilibri insiti nel NGEU rendono virtualmente impossibile rinegoziarne i termini. Allo stesso tempo, le esigenze indicate dagli autori appaiono evidenti e indifferibili.

La verità è che il NGEU è tremendamente necessario; ma non è sufficiente. Occorre immediatamente mettersi al lavoro per concepire uno sforzo ancora maggiore, volto ad aggredire (anche) i nodi complessivi dell’economia europea, non (solo) i ritardi strutturali di singoli paesi.

Per questo, è sempre più urgente affrontare il tema di un Tesoro Europeo, che raccolga le risorse per spese in beni pubblici europei. Un tema da tempo sul tavolo delle proposte delle varie istituzioni di Bruxelles. Che sarebbe l’ora venisse messo all’ordine del giorno dei prossimi incontri dei Capi di Stato e di Governo della Ue. O, pelomeno, di una parte di essa, determinata a procedere oltre nell’integrazione del continente.