Corporate tax europea: perchè stavolta potrebbe avere successo

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Il commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni (a destra) e il presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe (a sinistra, sullo schermo). [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ / POOL]

Non è la prima volta che la Commissione Europea prova a lanciare una corporate-tax uniforme per tutta la Ue. Aveva già tentato in almeno altre due occasioni, nel 2011 e nel 2016, fallendo miseramente. Cosa fa pensare che oggi ci siano le condizioni per il successo di questa iniziativa? Cosa lascia immaginare che Irlanda, Danimarca, Lussemburgo, Malta, Svezia, Olanda – protagoniste in passato del blocco di ogni azione in tal senso – possano diventare favorevoli?

Intanto è cambiato il contesto. Il covid ha messo in luce il profitto esorbitante di alcuni giganti del web, che non pagano un centesimo ai governi europei perché hanno sede altrove, o sono protetti da scudi fiscali ormai inconcepibili in un’unica comunità di destino. Tanto è vero che l’iniziativa della Commissione Ue segue un suggerimento analogo dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo in Europa e le recenti dichiarazioni di Biden su una imposta minima globale.

E poi è cambiato l’umore dell’opinione pubblica, decisamente più avverso oggi rispetto al passato, nonostante la crisi finanziaria che colpì il mondo nel 2008. Ma nel 2011, quando emerse la prima proposta, il problema era diventata la crisi dei debiti sovrani, che aveva ben poco a che fare con la necessità di individuare fonti di capacità fiscale europea per finanziare la produzione di beni pubblici europei.

Nonostante questo, le reazioni sono state subito caute: in alcuni casi avverse. Ieri il Ministro delle Finanze Irlandese Pascal Donohoe e Presidente dell’Eurogruppo ha dichiarato che il suo paese “si opporrà alla maggior parte del piano della Commissione per una tassa unica sulle imprese”. Un’espressione ambigua, dal momento che ha fatto riferimento ad una “maggior parte del piano”; che potrebbe lasciare spazio a compromessi e piccoli spazi di manovra comune.

Ma soprattutto Gentiloni ha messo sul banco, già da qualche settimana, la possibilità che in questa materia sia possibile agire (dal punto di vista procedurale) con decisioni a maggioranza qualificata, trattandosi di una normativa che potenzialmente distorce il funzionamento del mercato unico. Il che renderebbe molto più difficile il compito del blocco dei paesi avversi, che dovrebbero trovare altre sponde per stoppare nuovamente l’iniziativa.

Insomma, l’ottimismo non può che essere cauto. Ma ci sono forse oggi le condizioni politiche per un passo avanti verso una forma più equa ed omogenea di tassazione, della quale beneficerebbe – se destinata al finanziamento di beni pubblici su scala continentale – l’intera comunità dei popoli europei.