Bonus Malus

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Helycopter money

L’Italia è diventata il paese del bonus. Prima era il paese del lavoro pubblico universale. Poi dei condoni. Adesso dei bonus. Una manciata di bonus è un piccolo segnale di magnanimità a milioni di persone: libri, monopattini, facciate, pompe di calore, caldaie a condensazione, vacanze, decoder, tv, terme; prendete e mangiatene tutti.

Naturalmente esiste una logica (non solo di raccolta del consenso) dietro all’idea dei bonus. La pandemia ha colpito con particolare gravità alcuni settori. Si spera di ricostruire una domanda, per quanto interamente sussidiata, per tenere a galla settori in forte difficoltà (come il comparto termale, particolarmente colpito dalle misure di distanziamento sociale) o quelli che assicurano il maggiore impatto sui moltiplicatori interni della spesa (edilizia). Oppure di spingere verso quelli che si considerano merit goods, beni particolarmente meritori di essere consumati ma che il consumatore non sceglierebbe mai se non sussidiato (come i monopattini, per agevolare la transizione ecologica nei trasporti; o gli ecobonus). Dal punto di vista strettamente economico non è quindi insensato utilizzare questo strumento, anche con una (possibilmente piccola) parte delle risorse del PNRR.

Pur non piacendo granché l’espressione “helicopter money”, i bonus rappresentano esattamente questo. Soldi gettati dal cielo (il governo) sui cittadini, tipo manna che piove in maniera casuale. Non a caso, per l’ennesima volta, ci si affiderà ad un click-day per l’attribuzione del bonus-TV. E poco importa se le norme, per avere il 20% di sconto sul prezzo d’acquisto, costringeranno di fatto a rivolgersi al negozio sotto casa dove il costo di un televisore è magari maggiorato del 20% rispetto a quanto si potrebbe pagare in rete. Con un beneficio netto nullo per le famiglie, ma rilevante per i commercianti. Come per i bonus facciate, per i quali ormai i prezzi sono lievitati fono al 300%, mangiandosi (le ditte) tutto il vantaggio (per le famiglie) di accedere ai bonus.

Ma vuoi mettere il fascino del bonus. Avere un privilegio finanziato dal bilancio dell’intera collettività: il sogno di ogni italiano. Fino a quando saremo obbligati a ricordarci che la collettività siamo noi. O almeno quelli di noi che, loro malgrado, sono costretti a pagare le tasse. A quel punto il bonus si trasformerà in malus, come nei premi assicurativi. C’è sempre la speranza che quel malus venga scaricato su qualcun altro, in una infinita battaglia distributiva che potrebbe degenerare in uno scontro sociale. A quel punto, aver elergito i bonus, non è detto sia sufficiente per placare gli animi dei cittadini.