Anche l’Europa e i cittadini si aspettano serietà e rispetto

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Le bandiere dei Paesi europei e la bandiera dell'Unione Europea davanti al "Palazzo Louise Weiss", sede del Parlamento Europeo a Strasburgo. [EPA-EFE/PATRICK SEEGER]

Il dibattito in Italia sul Next Generation Europe si colloca per ora ad un livello abbastanza basso. Non si discute di una visione di lungo periodo per il Paese. Sembra mancare la consapevolezza che gli aiuti europei saranno una tantum e costituiscono l’occasione per fare le riforme strutturali indispensabili a rimettere in moto un Paese che da oltre vent’anni cresce molto meno degli altri, con una produttività e una competitività in continuo calo. E permane un’idea arcaica della politica, votata solo a recuperare il consenso, ma slegata dagli aspetti tecnici, dalla fatica dello studio dei dossier, dell’individuazione di soluzioni pratiche ed efficaci, in grado di trasformare una visione in realtà.

Per il Ministro Di Maio: “In Europa dobbiamo portare avanti una trattativa ambiziosa per ricevere più soldi possibili che useremo per sostenere le nostre famiglie e le nostre imprese. Da parte dell’Ue ci aspettiamo serietà e rispetto”.

Anche l’Europa però si aspetta da noi serietà e rispetto. Che come spesso accade non stiamo dimostrando. Come mostra la scomposta risposta alla decisione della Grecia di gestire la riapertura delle frontiere tenendo conto delle diverse situazioni epidemiologiche delle varie regioni europee. O i diffusi doppi standard secondo cui lo Stato fa bene a porre condizioni alle imprese per le garanzie rispetto ai prestiti bancari, mentre dall’Unione Europea vorremmo arrivassero soldi, ma senza nessun tipo di condizione.

Anche i cittadini si aspettando dalla classe politica tutta serietà e rispetto. Dall’Unione Europea arriveranno 172 miliardi. È un occasione unica, straordinaria per rimettere in moto il Paese. Uno stanziamento che può permettere di finanziare grandi riforme strutturali e piani di investimenti. Disperderli in misure votate solo al consenso di breve periodo significherebbe condannare al declino il Paese per molti decenni, dal momento che gli altri Paesi europei probabilmente riusciranno a spendere i fondi in modo oculato. Già succede in molti casi con i Fondi strutturali europei, che nel corso dei decenni hanno permesso di accelerare lo sviluppo di Paesi come l’Irlanda, la Spagna, la Polonia, ma non il Mezzogiorno. E questo nonostante tuttora l’Italia sia il secondo maggior beneficiario della politica di coesione, i cui fondi vanno in particolare il Sud. Ma al contempo si sono ridotti gli investimenti nazionali, e così i fondi europei, che dovrebbero essere aggiuntivi, sono divenuti sostitutivi e non hanno favorito la riduzione delle disparità territoriali.

Gentiloni: "Recovery Fund senza condizionalità. I Paesi potranno presentare piani rilancio a ottobre"

Il giorno dopo il grande annuncio del Next Generation EU, i commissari Dombrovskis e Gentiloni danno altri dettagli tecnici e politici sul piano di rilancio presentato dalla Commissione Europea. Il Recovery Fund “non ha a che fare con condizionalità e …

L’occasione è incredibile anche per le forze politiche. Usare in modo lungimirante questi fondi può contribuire a ricreare un clima di fiducia dei cittadini verso le istituzioni, lo Stato, la politica. Il Piano Marshall ha generato un lungo periodo di crescita e garantito alla DC la permanenza al governo per decenni. Il Next Generation Europe può avere un impatto simile sull’economia e sulla definizione di un nuovo assetto politico. Ma serve un piano chiaro, con priorità definite e obiettivi misurabili.

Non serve inventare la ruota. Basterebbe studiare le raccomandazioni della Commissione europea rispetto all’Italia – sono ovviamente diverse per ciascun Paese UE. Troveremmo indicazioni chiare rispetto alla necessità di investire sui giovani, in istruzione e ricerca, di semplificare la burocrazia e migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, di sveltire i tempi della giustizia, ecc. Così come molte misure di equità sociale sono state il frutto delle reiterate raccomandazioni europee, ad esempio rispetto alla creazione di uno strumento di lotta alla povertà, che portò alla creazione del Reddito di inclusione, poi sostituito dal Reddito di cittadinanza.