Allarme dei Verdi: la spesa green nel PNRR italiano ferma al 16%

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L'eurodeputata del Gruppo Verdi Eleonora Evi [CC-BY-4.0: © European Union 2019 – Source: EP]

La Commissione Europea ha fissato al 37% il minimo di spesa dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) da allocare al contrasto ai cambiamenti climatici, in vista dell’obiettivo comune della neutralità climatica previsto per il 2050. Il governo italiano ha presentato il PNRR ad aprile con una spesa allocata alla transizione verde del 30% dei fondi, ma affermando anche che una somma superiore, pari al 40% delle risorse, era complessivamente destinata a questo scopo. Ora, un rapporto del Green Recovery Tracker suggerisce come la spesa effettiva sicuramente allocata alla transizione verde sia ferma al 16%. E che le altre misure ipotizzate potrebbero in realtà avere un impatto persino negativo sul clima.

La notizia è stata ripresa con forza dalla Parlamentare Europea Eleonora Evi (Gruppo dei Verdi), che in un comunicato stampa di venerdì ha definito il dato come “gravissimo”. Il giorno precedente, il Parlamento Europeo aveva votato a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede alla Commissione di vigilare attentamente sul rispetto dei parametri di effettiva spesa green (e non solo sulla rendicontazione formale). Un dato che, se fosse corretto, potrebbe comportare una revisione del PNRR da parte della UE, che potrebbe rispedirlo al mittente (il governo italiano) prima di approvarlo e poter erogare così l’acconto previsto del 13% della somma complessiva spettante al paese.

Una notizia allarmante. Che abbiamo cercato di approfondire leggendo il rapporto, per capire la fondatezza dell’affermazione e quanto il rischio di un target non pienamente realizzato sia concreto per l’Italia; e quali rischi ciò possa comportare per l’intera Unione Europea.

Come riconosce il rapporto stesso, il principale punto di forza del PNRR è l’uso più ‘smart’ delle griglie di distribuzione dell’energia. Sul lato dei punti dolenti vengono invece indicati una serie di elementi: la mancanza di una strategia complessiva e chiara sulla transizione verde e sull’uso delle risorse del PNRR a questo scopo; scarsa attenzione all’elettrificazione del trasporto (internazionalmente riconosciuta come cruciale per la decarbonizzazione); il rischio concreto che i fondi per la ‘mobilità sostenibile’ vengano piuttosto indirizzati ad un maggiore uso del gas, che continuerebbe ad avere un impatto ambientale negativo; il fatto che l’unico modo indicato per accelerare la realizzazione entro i tempi previsti delle infrastrutture energetiche è garantire l’autorizzazione a quelle già presentate, che però sono (ancora una volta) a favore del gas, non di fonti rinnovabili. Insomma, ben 66.7 miliardi dei 235 complessivi potrebbero avere un impatto positivo, ma anche negativo sulla transizione verde, inficiando in tal modo l’idea sottostante alle richieste della Commissione UE.

A questo si aggiunga che il PNRR cita, ma non prevede fra i target del documento, il raggiungimento della riduzione del 51% di emissioni rispetto al 1990 entro il 2030 e prevede invece un impatto di riduzione entro il 2026 di solo il 3%, secondo le stime del rapporto realizzato in primis dal Wuppertal Institut per il clima.

Difficile valutare le stime effettuate; tuttavia, se questo fosse il risultato, sarebbe non solo impossibile per l’Italia realizzare l’obiettivo stabilito in sede europea, ma anche estremamente difficile per l’intera UE, visto il peso delle emissioni italiane sul totale del continente. Insomma, non crediamo che sia in discussione l’approvazione del PNRR italiano e la conseguente erogazione della prima tranche di finanziamento; ma una vigilanza della UE sull’effettiva realizzazione degli impegni green in ciascun paese è un problema collettivo europeo, non solo nazionale, e come tale giustifica la richiesta di maggiore attenzione ed impegni più stringenti da pare di ciascun paese.