Welfare, nell’Ue un lavoratore su dieci è povero ed è emergenza per i giovani. In Italia i neet sono uno su quattro

Due donne a Zagabria, Croazia, 14 aprile 2021. EPA-EFE/ANTONIO BAT

I dati Eurostat confermano che la situazione italiana è molto più grave rispetto alla media europea. La pandemia ha aggravato la situazione lavorativa soprattutto per i giovani: i neet sono quasi uno su quattro, contro una media europea che si attesta sul 13,7%. Ma anche rispetto  al divario di genere l’Italia si mostra fanalino di coda.
In generale il tema del welfare lavorativo è assolutamente urgente: un lavoratore su dieci nell’UE è considerato un lavoratore povero e con la pandemia crescono i divari e le diseguaglianze.

I posti di lavoro persi

Il tasso di occupazione con la pandemia nel 2020 è, come era prevedibile, calato in tutta Europa ma in Italia si è registrato un calo più consistente della media europea, nonostante il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Secondo i dati di Eurostat in Italia il tasso di occupazione è sceso dal 59% del 2019 al 58,1% a fronte di un calo in Ue dal 68,5% al 67,7%. L’Italia ha il dato peggiore dopo la Grecia.
Nel complesso in Italia in media 2020 tra i 15 e i 64 anni risultavano occupati 22.223.000 persone con un calo di 464.000 unità rispetto al 2019. Nello stesso periodo la Francia ha perso 248.000 posti di lavoro scendendo a 26,56 milioni di occupati. La Germania ha perso 626,000 occupati su oltre 40 milioni di lavoratori.

Nel quarto trimestre del 2020, in molti Stati membri dell’UE, è però proseguita la leggera ripresa dell’occupazione osservata già nel terzo trimestre. A livello dell’UE, il numero di occupati è leggermente aumentato negli ultimi mesi del 2020. I maggiori aumenti dell’occupazione sono stati registrati in Lussemburgo (dove la percentuale si attesta al 2,1) e in Estonia (con un aumento dell’1,2); ma anche in Italia, come in  Bulgaria, Irlanda, Spagna e Romania, i posti di lavoro sono leggermente aumentati.

Una doppia emergenza

Se guardiamo i dati sull’occupazione femminile in Italia il calo è quasi il doppio rispetto alla media europea: si è passati dal 50,1% al 49% (-1,1 punti) a fronte della diminuzione dal 63,1% al 62,5% della media Ue (-0,6 punti). Questo significa che la pandemia ha aggravato la forbice, già pesantissima prima, tra il tasso di occupazione femminile italiano e la media europea: una forbice che ora è larga 13,5 punti percentuali.
Questo anche perché si sono persi posti di lavoro soprattutto nei servizi e nel lavoro a termine, dove le donne sono la maggioranza. Questi dati complessivi però vanno intersecati con almeno un dato specifico, che è quello del tasso di disoccupazione giovanile nell’UE: uno spaventoso 31,1%.
A questo si aggiunge che i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione in Italia sono aumentatati, passando dal 22,1% del 2019 al 23,3% nel 2020. Uno su quattro. Contro una media europea che si attesta sul 13,7% l’Italia si conferma fanalino di coda.

L’indipendenza economica è ancora un miraggio per molti giovani europei

Aumenta la disoccupazione che arriva al 17% nella fascia 15-24. Preoccupano anche i Neet, soprattutto nei paesi del sud. Il mercato del lavoro non permette ai giovani europei senza risorse di essere indipendenti e di lasciare la casa dei genitori.

Nel …

 

Se è vero che la disoccupazione a livello UE negli ultimi mesi del 2020 è leggermente diminuita, anche per quanto riguarda i giovani, questo non è vero per l’Italia. Il grafico che mostra la media del tasso di disoccupazione a livello dei 27, da aprile 2020 a dicembre 2020, mostra una curva che sale ininterrottamente da aprile ad agosto 2020 ma che poi inizia a scendere; se consideriamo solo i parametri italiani, invece, la curva sparisce e si vede solo una leggerissima flessione (dello 0,3 tra ottobre 2020 e novembre 2020) della linea che altrimenti sale progressivamente.

La sfida dell’Europa sociale

Come ha spiegato Oliver Röpke, presidente del gruppo Lavoratori del Comitato economico e sociale europeo, su Euractiv.com, “l’Unione europea ha fatto pochi progressi verso il suo obiettivo di aumentare la qualità dell’occupazione nell’ultimo decennio e, nel caso della Grecia, è addirittura tornata indietro”.
La situazione sociale in Europa richiede uno sforzo diverso da parte delle istituzioni: “Il divario tra est e ovest è enorme, e sta diventando sempre più grande, dopo la crisi del 2008. In 16 stati membri, la povertà lavorativa è aumentata dal 2010 al 2019, portando un lavoratore su dieci nell’UE ad essere considerato un lavoratore povero. Il divario salariale di genere non sarà chiuso fino al 2104 senza ulteriori azioni”.
Anche prima della pandemia, il mercato del lavoro europeo presentava tre divari fortissimi: tra est e ovest, tra uomini e donne, tra giovani e non giovani. Tre fratture profonde, che sono cresciute ancora con la situazione pandemica e che rischiano di lacerare in maniera indelebile il tessuto sociale. Un europeo su cinque è a rischio di povertà, e i livelli di disuguaglianza sono stagnanti o addirittura peggiorati dal 2008.
Ecco che diventa decisivo portare avanti la riflessione sul salario minimo europeo lanciata dal commissario Paolo Gentiloni negli scorsi mesi.

Gentiloni: "Stiamo lavorando sul salario minimo europeo"

Nel momento in cui l’Ue affronta la peggiore crisi dal dopoguerra, il Commissario europeo Gentiloni avanza una proposta politica ambiziosa: un salario minimo europeo.

L’idea del salario minimo viene da lontano e nasce per assicurare che i lavoratori deboli siano coperti …