Von der Leyen: “Contro il virus troveremo un vaccino, contro il cambiamento climatico no”

"Il Green Deal Europeo deve essere la nostra bussola" ha dichiarato il Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. [European Commission audiovisual service]

In Plenaria al Parlamento Europeo intervengono Charles Michel e Ursula von der Leyen nel dibattito congiunto sulle conclusioni del Consiglio europeo straordinario del 23 aprile 2020 e sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, sulle risorse proprie e sul Recovery Plan. 

Nella Plenaria del Parlamento Europeo la Presidente von der Leyen si rivolge agli eurodeputati per dire che bisogna capire l’anatomia di questa crisi. 

Sottolinea che nella storia europea recente non c’è mai stata una sospensione delle attività economiche come in questi tre mesi. Dunque “Non torneremo al business as usual presto”.
Le sue parole sono nette: “Ci riprenderemo ma ci vorrà tempo”.

Il virus è lo stesso in tutti gli stati membri, spiega, ma la capacità di risposta nei confronti dell’azione di questo virus è diversa. I Paesi le cui economie sono basate sul turismo sono più colpiti di altri. E soprattutto chi è stato colpito prima è stato colpito più duramente. La gestione trasparente del contrasto alla diffusione della pandemia da parte di Italia e Spagna in questo senso ha permesso agli altri di prepararsi e attutire il colpo. Anche la possibilità di utilizzare degli aiuti di Stato è diversa da stato membro a stato membro. Cioè questa pandemia ha acuito le disparità in Europa e proprio per questo abbiamo bisogno di una risposta comune. 

La strategia per la ripresa è basata su tre pilastri: il primo pilastro costituisce l’azione per uscire dalla crisi, uno strumento nuovo per investimenti pubblici, a disposizione soprattutto per i Paesi più colpiti dalla crisi. La Commissione Europea ha proposto di prevedere un supplemento dei fondi di coesione a seconda della gravità dell’impatto socio-economico della crisi.

Il secondo pilastro è il rilancio dell’economia e l’esigenza di rimettere in moto gli investimenti privati. Questa esigenza è ancora maggiore di quanto non fosse prima, nella situazione pre-crisi. Dovrà essere rafforzato il programma InvestEU e  occorre un nuovo strumento per gli investimenti nei settori strategici (l’Europa non deve Essere dipendente da fuori per i farmaci come abbiamo visto in queste terribili settimane). Si deve poi essere pronti a  ricapitalizzare le aziende.

Il terzo pilastro è basato sull’idea di trarre gli insegnamenti più importanti dalla crisi: rafforzare cioè quei programmi che funzionano e crearne di nuovi. In questo quadro bisogna sostenere un programma per la salute e poi strumenti per la cooperazione internazionali. Si tratta di strumenti che devono durare per i primi anni di ripresa, includendo sovvenzioni, Sure, la disponibilità finanziaria della BEI e il Quadro Finanziario Pluriennale. 

Per fare tutto questo c’è però bisogno di nuove risorse proprie per il bilancio. 

Quella delineata dalla von de Leyen è “una risposta nata dalla crisi ma progettata per il futuro”. Significa che dev’essere una risposta costruita per rafforzare la solidarietà tra Stati, cittadini ma anche generazioni. “Perché contro il virus troveremo un vaccino, contro il cambiamento climatico no”. Il prezzo che pagheremo per rispondere a questa crisi sarà l’aumento del debito, “un prezzo che pagheranno i nostri figli nel futuro. Il minimo che possiamo fare allora è investire nel loro futuro”. Investire nel futuro delle future generazioni significa però che “Non possiamo investire nell’economia di ieri”.

Prima di lei era intervenuto Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, l’istituzione che rappresenta gli Stati membri.

All’inizio Michel ha ricordato che sono stati stanziati 540 miliardi di euro per sostenere i lavoratori, le imprese e gli Stati membri anche se “Sappiamo che ciò non è sufficiente”. 

La crisi di questa terribile pandemia “È l’occasione per passare da una gestione delle crisi a breve termine ad una strategia a lungo termine”. 

A questo riguardo ha sottolinea due aspetti: in primo luogo bisogna capire come rafforzare il mercato unico. “Le sfide che esistevano prima della pandemia (la sfida dei cambiamenti climatici e la sfida digitale) non sono venute meno”.
Deve essere obiettivo di tutti pensare all’autonomia strategica dell’UE in termini di capacità produttive: l’obiettivo cioè è “riportare in Europa il MADE IN EUROPE”.
La seconda questione è quella del finanziamento della ripresa. Occorre infatti una strategia ambiziosa. A proposito degli strumenti messi in campo -il bilancio comunitario e il Recovery Found- “Alcuni hanno parlato di una sorta di piano Marshall; io lo definisco un “Piano De Gasperi”.

Infine ha voluto sottolineare l’importanza della solidarietà europea: l’obiettivo fondamentale del progetto europeo è stato fin dall’inizio non solo la promozione della pace e della prosperità ma soprattutto l’idea che è insieme che si affrontano le sfide che ci troviamo davanti. Anche oggi, ha ripetuto, è importante la solidarietà perché questa crisi non deve esacerbare le differenze e le sperequazioni tra i Paesi. La soluzione non può che essere comune: “È importante che gli Stati membri si siedano ad un tavolo e si rimbocchino le maniche per trovare una strategia coerente. Faccio un appello a riaprire le frontiere europee non appena sarà possibile, con tutte le precauzioni naturalmente”. 

La situazione di oggi è molto simile a quella dell’Europa di 70 anni fa: anche oggi siamo nel pieno di una crisi globale e viviamo una situazione senza precedenti. Come allora abbiamo avuto bisogno di trovare coraggio e creatività per uscire dagli schemi, anche oggi dobbiamo “attingere al dramma di questa crisi per ritrovare le energie trasformatrici” per il progetto europeo.