Utilizzare il Mes per aiutare i piccoli comuni: la proposta di Letta

Enrico Letta.

Oggi su L’Unione Sarda Enrico Letta apre alla possibilità di utilizzare le risorse del Mes per aiutare i piccoli comuni ad attrezzarsi con una sanità che torni ad essere un servizio capillare ed efficiente. Una proposta sensata. Che, tuttavia, riceverà probabilmente un largo consenso dalle comunità locali, ma ben poco dalla politica nazionale.

La votazione di ieri al Parlamento Europeo sul Mes ha messo ancora un a volta in evidenza come i due maggiori azionisti del Governo Conte siano divisi su questa partita. E difficilmente le cose cambieranno nei prossimi mesi, visto anche che i 209 miliardi di risorse del Recovery Plan dirottate all’Italia sono precisamente i 173 già previsti nella proposta della Commissione più altri 36 (l’esatto ammontare del Mes). Immaginiamo che sia stata una manovra di Conte per avere comunque quelle risorse evitando al contempo una crisi di maggioranza dagli esiti incerti.

Ma la proposta di Letta è buona e andrebbe recuperata.

Un modo per farlo, o comunque per andare in quella direzione, è approfittare della riforma in corso del Mes; un soggetto alla ricerca di una nuova identità dopo quella di Fondo Salva Stati. Non sono in molti ad essersene accorti, ma la pronta proposta dell’Eurogruppo di utilizzare il Mes per finanziare le spese per il contrasto alla pandemia e la rigenerazione dei sistemi sanitari si inseriva esattamente in questa logica; in un percorso alla ricerca di una nuova identità per uno strumento efficace, potente, ma sottoutilizzato. E soprattutto che difficilmente verrà utilizzato ancora per quello che era stato progettato, ossia salvaguardare la capacità di credito per paesi senza più accesso ai mercati finanziari internazionali.

Come è già stato suggerito in un recente Policy Paper del Centro Studi sul Federalismo di Torino, il Mes potrebbe diventare una specie di Cassa Depositi e Prestiti europea: uno strumento di finanziamento per infrastrutture sanitarie, sociali, culturali, di trasporto, al servizio dell’economia circolare, per accrescere le capacità di resilienza e ripresa di comunità e sistemi locali. Utilizzando una logica analoga a quella della Tennessee Valley Authority, ossia progetti in grado di generare flussi di cassa tali da rendere sostenibile la realizzazione delle infrastrutture ed assicurarne nel tempo il passaggio di proprietà al settore pubblico.

In tal modo, si eviterebbero le storture dei soldi erogati senza monitoraggio; si assicurerebbe un ritorno sugli investimenti; si consentirebbe la programmazione decentrata di opere ad alto valore aggiunto per i sistemi territoriali, naturalmente in una visione strategica di dove vogliamo che il paese e l’Europa intera vadano. E si darebbe un senso al Mes, un soggetto in cerca di nuova identità, orientata alla crescita, piuttosto che al rigore finanziario.