Unione bancaria ancora lontana: i leader Ue non fissano una data, ma dicono di voler andare avanti

Una riunione del Consiglio europeo [EPA/OLIVIER HOSLET]

Il progetto è quello di rendere il sistema bancario dell’Eurozona più sicuro e maggiormente resistente alle crisi, ma non c’è accordo tra i governi su cosa bisogna fare per arrivarci.

I leader dell’Unione europea hanno ribadito, giovedì 16 dicembre, il loro impegno politico a terminare l’unione bancaria, senza però fissare alcuna data e sottolineando il profondo disaccordo tra i governi sui vari passaggi necessari per arrivare a questo obiettivo.

L’unione bancaria europea è stata creata per i 19 paesi che utilizzano l’euro, ma anche gli Stati membri dell’Ue che non appartengono all’Eurozona possono aderirvi. Per gli Stati che aspirano ad entrare nell’euro l’adesione all’unione bancaria è ora una condizione.

Il progetto è quello di rendere il sistema bancario della zona euro più sicuro e più resistente alle crisi: sotto l’unione bancaria, tutte le maggiori banche dell’Eurozona avrebbero un unico supervisore – la Banca centrale europea – e un’unica autorità di risoluzione per liquidare le banche in fallimento in modo uniforme.

Da un’analisi della Commissione europea rilanciata da Euractiv.com, la probabilità di mancanza di liquidità per proteggere i depositanti delle banche in una nuova crisi, simile a quella del 2008, sarebbe ridotta della metà se l’Ue portasse a compimento l’unione bancaria con un sistema europeo di assicurazione dei depositi.

Secondo l’analisi la probabilità di deficit di liquidità, cioè di depositi coperti che non sarebbero protetti in una crisi bancaria (fino a 100.000 euro), sarebbe dell’87% in uno scenario di crisi simile alla crisi finanziaria di 13 anni fa. Questa probabilità scenderebbe però al 46% nel caso di uno schema europeo di assicurazione dei depositi (Edis) a pieno titolo, mentre sarebbe leggermente superiore nel caso di modelli ibridi (47%-56%).

L’elemento mancante

Ciò che manca è uno schema unico di garanzia dei depositi che assicuri che qualsiasi banca, in ogni paese dell’Eurozona, paghi sempre ai suoi clienti depositi fino a 100.000 euro – una garanzia che aiuterebbe a prevenire la fuga delle banche anche nel caso di una grave crisi bancaria.

Unione bancaria, nessun passo avanti. Donohoe: "Serve ancora un po' di tempo"

Ennesima fumata nera sull’unione bancaria. Le posizioni di Francia e Germania in merito all’accordo sono apparsi in antitesi tra loro. Berlino vorrebbe un approccio olistico, mentre Parigi preferisce affrontare un ostacolo alla volta.

Ancora nessun accordo sull’unione bancaria. “Abbiamo fatto progressi …

Completare l’unione bancaria significa creare uno schema di garanzia dei depositi, ma i ministri delle Finanze della zona euro su questo hanno fatto pochi progressi. Giovedì 16 dicembre, i leader hanno chiesto loro solo di elaborare un piano per arrivarci invece di trovare una soluzione definitiva adesso.

Il problema principale è che, prima che qualsiasi schema di deposito possa essere istituito, la Germania vuole che le banche della zona euro siano meno a rischio collasso. Ciò significa ridurre i loro crediti deteriorati e l’esposizione verso un singolo soggetto, come ad esempio il governo del Paese in cui operano, in modo che non rischino perdite nel caso in cui il debito sovrano verso il quale sono più esposti non sia in grado di onorare i propri impegni.

La proposta tedesca di fissare dei limiti su quante obbligazioni di un singolo Paese una banca possa detenere è difficile da digerire per l’Italia, che finanzia molti dei suoi prestiti attraverso le banche. Le obiezioni italiane sono condivise anche da altri paesi dell’Europa del Sud.