Un Eurogruppo interlocutorio

Il nuovo presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe alla riunione dell'11 e 12 settembre 2020. [EPA-EFE/HAYOUNG JEON / POOL]

Al di là del valore simbolico, la riunione informale di ieri dell’Eurogruppo non ha fatto avanzare il processo di cambiamento della governance economica in Europa.

Valore simbolico perché era la prima volta che a Berlino i rappresentanti dell’Eurogruppo si riunivano fisicamente, guardandosi negli occhi. E perché era la prima riunione presieduta da Paschal Donohoe, dopo le dimissioni di Mario Centeno.

Un’occasione quindi per tessere nuovamente le tele di rapporti diplomatici complessi. Non per annunci clamorosi. D’altronde, la stagione degli annunci sembra per il momento sospesa. Le dichiarazioni di Donohoe sono state generiche: “Ho percepito una volontà condivisa verso un approccio coordinato alla politica di bilancio e per utilizzare l’Eurogruppo come forum per realizzarlo”. Insomma, nessuna decisione.

L’unica nota di rilievo è stata la ferma volontà di procedere ad una riforma del Mes per includere le nuove disposizioni sul backstop per l’unione bancaria. Un passaggio atteso entro la fine di quest’anno. D’altronde, fino a quando non verranno prese delle decisioni radicali per modificare il Mes in modo da trasformarlo in uno strumento al servizio della crescita e con una governance meno intergovernativa, è difficile attendersi in questo campo novità di grande rilievo.

Per il resto, ciascun ministro si è limitato alla consueta passerella con dichiarazioni generiche e buoni propositi, in attesa che vengano predisposti ed inviati alla UE i vari piani nazionali per l’uso delle risorse del Recovery Plan, la partita decisiva nelle prossime settimane.