Ue in allerta per l’aviaria: in Olanda i primi casi rilevati

Una foto del 2016 mostra delle galline confinate al chiuso in una fattoria vicino a Eigeltingen, nel sud della Germania. EPA/KARL-JOSEF HILDENBRAND

Risale ad un mese fa il primo allarme lanciato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sul rischio di nuove epidemie di influenza aviaria. A preoccupare allora erano i casi di focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) tra gli uccelli selvatici e il pollame nella Russia occidentale e nel Kazakistan. Ora diversi casi di influenza aviaria sono stati riscontrati nei Paesi Bassi.

L’influenza aviaria è una malattia virale altamente contagiosa che si osserva soprattutto nel pollame e negli uccelli acquatici selvatici. In realtà colpisce spesso uccelli selvatici che di solito non si ammalano, ma che possono trasmettere il contagio agli uccelli addomesticati come polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile. Esistono due ceppi del virus: ad alta o bassa patogenicità, noti rispettivamente come HPAI e LPAI.
L’epidemia di Influenza Aviaria ha interessato gran parte dell’Europa tra il 2016 e il 2017: allora si erano registrati più di 1.285 focolai negli allevamenti.
Come riporta il sito del Ministero della Salute “i virus aviari non sono in grado di trasmettersi con efficienza all’uomo, ma possono farlo sporadicamente ed in determinate condizioni, che prevedono un’esposizione attraverso il contatto diretto con volatili morti o ammalati”.

Secondo quanto riportato dai media, un ceppo altamente patogeno dell’influenza aviaria è stato diagnosticato in un allevamento di pollame nei Paesi Bassi giovedì (29 ottobre). Secondo una dichiarazione sul sito web del governo, l’Autorità olandese per la sicurezza alimentare e dei prodotti di consumo sta effettuando un abbattimento di massa di 35.700 animali nel tentativo di prevenire la diffusione del virus.
La dichiarazione aggiunge che ci sono altri nove allevamenti di pollame nelle immediate vicinanze dell’allevamento nel quale è stato riscontrato il virus, che sono attualmente in fase di campionamento e di esame per l’influenza aviaria. Secondo un’analisi della Wageningen Bioveterinary Research (WBVR) di questo mese, il rischio per gli allevamenti avicoli commerciali olandesi di essere infettati dall’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) è stato valutato come elevato, soprattutto nelle zone con molti uccelli acquatici selvatici.

I danni economici potrebbero essere elevatissimi. Nel corso dell’epidemia del 2016-2017 solo in Italia dove si sono registrati 83 focolai di infezione di H5N8, 2,7 milioni di volatili sono stati abbattuti e le spese di eradicazione si sono aggirate intorno ai 40 milioni di euro.
L’Unione europea è uno dei maggiori produttori di carni di pollame a livello mondiale e un esportatore netto di prodotti a base di pollame, con una produzione annua di circa 13,4 milioni di tonnellate.

Birthe Steenburg, segretario generale dell’AVEC Poultry Meat, ha detto a EURACTIV che questo focolaio potrebbe avere gravi ripercussioni sul commercio: “Quando l’influenza aviaria ad alta patogenicità si trova in un paese, molti mercati di paesi terzi chiudono le porte alla carne di pollame”.
In base all’accordo bilaterale che gli Stati membri hanno con i paesi terzi occorre un certificato veterinario che confermi che il paese di origine è libero dall’influenza aviaria. Tuttavia, in conformità con le leggi dell’UE, il commercio è ancora possibile tra i paesi membri, a condizione che la carne provenga da un’area al di fuori di un raggio di 10 km dal focolaio.

Secondo la nota dell’EFSA “c’è il rischio che un improvviso e duraturo calo delle temperature nella Russia centrale e nel Kazakistan inneschi il dilagare del virus dell’influenza aviaria. Diversi studi hanno evidenziato che durante le ondate 2005-2006 e 2016-2017 il freddo portò alla rapida propagazione verso ovest del virus HPAI tramite uccelli migratori infetti”. L’allerta è elevata e “i Paesi dell’UE sono sollecitati a intensificare la sorveglianza e le misure di biosicurezza per prevenire possibili nuove epidemie di influenza aviaria quest’anno”.
L’UE non interviene sistematicamente sui mercati del pollame ma in caso di malattie degli animali e di perdita di fiducia dei consumatori, sono possibili misure eccezionali di sostegno del mercato.