Ue, Ferreira: “Questa crisi non può essere affrontata con un budget dell’1% del reddito nazionale lordo”

La commissaria per la Coesione e le Riforme Elisa Ferreira. EPA-EFE/ARIS OIKONOMOU / POOL

L’epidemia di Covid-19 ha portato alla peggiore recessione della storia dell’Ue, che la Commissione europea intende affrontare con un pacchetto di stimoli senza precedenti. La Commissaria per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira, ha spiegato in un’intervista esclusiva che “Non si può affrontare una crisi di questa dimensione con un bilancio dell’1% del Rnl [reddito nazionale lordo]”: “non c’è nessun paese al mondo per il quale il bilancio nazionale sia l’1% della ricchezza totale”.

Ferreira ha affermato che la proposta di un budget settennale di 1.100 miliardi di euro e di uno strumento di recupero di 750 miliardi di euro sono “adeguati al livello della crisi”, non solo per le dimensioni, ma anche per la decisione di prendere prestiti sui mercati utilizzando il budget come garanzia, la richiesta di rafforzare le risorse proprie, la quota importante di sovvenzioni e la varietà di strumenti. 

Ha sottolineato che tutti i paesi dell’Ue hanno avuto diversi livelli di competitività fin dall’inizio e che ogni paese e ogni regione sono stati colpiti dalla crisi in modo diverso.

La politica di sviluppo regionale dell’Ue è diventata una parte centrale del piano di ripresa. “Fin dall’inizio, la politica di coesione è stata presente in modo che le economie più deboli potessero recuperare il ritardo per poter giocare la partita”, ha aggiunto.

Salvare il mercato unico

Una delle prime decisioni della Commissione è stata quella di allentare le norme sugli aiuti di Stato, che Ferreira ha difeso, ma ha ammesso che proprio questa misura ha portato ad ulteriori disuguaglianze nei livelli di investimento pubblico.

“Non si può parlare di mercato interno se alcune imprese sono sostenute mentre altre sono situate in Stati membri che non possono permettersi di sostenerle”, ha dunque insistito in difesa del Recovery Fund proposto dalla Commissione. 

Ferreira ha anche detto che l’euro “non può funzionare se alcuni Stati membri accumulano solo deficit e altri eccedenze”, ribadendo la posizione della Commissione, che ha optato per un sistema basato su prestiti e sovvenzioni in contrapposizione all’insistenza dei “frugali” sui prestiti. 

Se Paesi come l’Italia o la Spagna, che rappresentano una quota importante del mercato unico e dell’economia dell’Ue, entrano in recessione, “la recessione non sarebbe soltanto una recessione spagnola o italiana”. Si tratterebbe evidentemente di una recessione europea”, ha avvertito la Commissaria.

“Il rilancio dell’economia è essenziale non solo per i Paesi che sono notevolmente più colpiti dalla crisi derivata dalla pandemia, ma anche per tutti gli altri Stati membri che beneficiano del mercato unico che va ben oltre i loro confini”.

Come spendere i soldi

Nel nuovo pacchetto di misure previsto dalla Commissione è stato incluso un nuovo strumento, React Eu, che mira a distribuire i fondi attraverso la politica regionale. Alcuni Stati membri tuttavia ne hanno messo in discussione i criteri, sostenendo che potrebbe essere utilizzato per affrontare problemi strutturali preesistenti.

Il budget per il programma arriva a 55 miliardi di euro, ma l’esecutivo non ha ancora svelato quanti soldi saranno ripartititi a ciascuno Stato membro.

Occorrerà confrontare i bilanci di ogni Stato membro prima e dopo la crisi, guardando alla perdita di Pil, all’aumento della disoccupazione e alla relativa prosperità dei paesi. Le cifre esatte saranno però disponibili solo nel corso di quest’anno. 

Una ripresa verde

La Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen si è impegnata a rilanciare l’economia europea concentrandosi al tempo stesso sugli obiettivi che erano stati già stabiliti in precedenza: la trasformazione digitale, la riconversione green e la resilienza economica.

“Non possiamo fare la nostra ripresa sulla base di ricette che non hanno funzionato in passato. E una di queste ricette è che abbiamo trascurato per troppo tempo l’impatto della nostra economia sull’ambiente”, ha detto la Commissaria. 

Tuttavia, la flessibilità introdotta nella politica di coesione ha sollevato alcune preoccupazioni rispetto al fatto che alcuni Paesi possano allontanarsi dagli obiettivi verdi prefissati, utilizzando l’argomento della crisi come pretesto.

Il Just Transition Fund è stato aumentato da 7,5 a 40 miliardi di euro, ma alcuni Paesi temono che il fatto di averne ampliato il campo d’azione rischi di essere controproducente.

“Vogliamo essere sicuri che l’approccio iniziale sia mantenuto”, ha detto Ferreira. “Il Dna di questo strumento non dovrebbe cambiare”. La Commissaria ha spiegato che c’è un dialogo continuo con gli Stati membri per identificare le esigenze specifiche di ciascuno e assicurarsi che il denaro arrivi nelle aree in Europa dove c’è una situazione più critica rispetto alla transizione da un’economia altamente inquinante ad un’economia verde.

Gli Stati membri si riuniranno venerdì 19 giugno per discutere per la prima volta il pacchetto della Commissione, ma sono poche le possibilità che possano subito trovare un accordo. Ferreira ha esortato i leader dell’Ue ad accelerare i colloqui “affinché le imprese, le piccole e medie imprese, i lavoratori, i comuni, le regioni… comincino a sentire realmente la presenza dell’Europa”.