Svezia, la politica forestale genera tensioni interne e con l’Ue

Una foresta in Svezia. [Flickr/Anastos Kol]

La politica sulle foreste causa tensioni tra la Svezia e la Commissione europea, ma anche all’interno della coalizione di governo, di cui fanno parte i Verdi che chiedono più tutele per l’ambiente.

Il taglio raso, pratica della silvicoltura che prevede il taglio di tutti gli alberi di una porzione definita di foresta, vede un’area più grande di un terzo rispetto a Londra completamente disboscata ogni anno in Svezia.

La questione è passata al centro del dibattito politico da quando la nuova strategia forestale europea è stata lanciata ad agosto. Qui, la pratica del taglio raso è stata definita “da approcciare con cautela” e la Svezia è stata esortata a proteggere di più le proprie foreste.

Da quel momento, la politica sulle foreste rischia di diventare un argomento di discussione tra Stoccolma e la Commissione europea, dato che il primo ministro svedese Stefan Löfven ha dichiarato che “la silvicoltura non può essere micro-regolata da Bruxelles.

La questione potrebbe minare anche la stabilità interna del governo, con i Verdi che sono partner di coalizione dei socialdemocratici. La scorsa settimana hanno rifiutato di accettare la richiesta del Partito di Centro, tradizionalmente legato alla tradizione agraria scandinava, di rafforzare i diritti dei proprietari di foreste.

Lo stesso partito dei Verdi è diviso sulla questione, con una parte che vede i prodotti forestali come una via per la transizione ecolofica e un’altra che intende proteggere la biodiversità a tutti i costi. “Io la vedo come distruzione ambientale, il danno peggiore che sta avvenendo in Svezia”, ha dichiarato Rebecka Le Moine, seconda alle primare dei Verdi lo scorso anno e appartenente alla frangia più radicale.

A differenza di molti altri Paesi europei, la Svezia non ha limitazioni sul taglio raso, perciò anche aree superiori ai 100 ettari possono essere deforestate in un colpo solo minacciando le oltre 2 mila specie a rischio legate ai boschi del Paese.

La frangia più radicale dei Verdi, rappresentata da Le Moine, vorrebbe limiti stringenti sul taglio raso, per un massimo di due ettari, e non intende più considerare rinnovabile il legno usato per il riscaldamento, tassandolo invece come i combustibili fossili.

Il terreno minato della politica forestale europea

Questo articolo fa parte dello special report di EURACTIV su Gestione delle foreste e cambiamento climatico.

Il complesso ruolo delle foreste nella regolazione del clima terrestre è destinato a diventare una delle questioni più controverse nell’imminente revisione delle leggi europee …

La politica forestale europea

La strategia europea sulle foreste, presentata a luglio 2021, si propone di proteggere la biodiversità ed espandere le aree boschive europee per combattere il cambiamento climatico, rendendo nel contempo sostenibile l’economia basata sui prodotti forestali. La strategia prevede inoltre di piantare almeno 3 miliardi di alberi aggiuntivi entro il 2030.

Chiaramente i Paesi europei maggiormente coperti dalle foreste, come Svezia e Finlandia, non hanno visto di buon occhio questa strategia, che colpisce un settore importante per la loro economia come quello della silvicoltura.

L’industria del settore ha criticato la strategia della Commissione europea, ritenuta prevenuta nei confronti della bioenergia. Anche il gruppo Ppe al Parlamento europeo ha inviato una lettera all’esecutivo Ue avvertendo dei rischi corsi privilegiando eccessivamente il ruolo delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici rispetto alla loro funzione nell’economia.