Sure, dall’Europa altri 6,5 miliardi di euro per la cassa integrazione in Italia

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato su Twitter l'erogazione di 6,5 miliardi di euro per sostenere la cassa integrazione in Italia. [EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL]

Arrivano altri 6,5 miliardi per finanziare la cassa integrazione parziale. Esattamente com’era avvenuto per la prima tranche di Sure, dedicata a Italia, Spagna e Polonia, anche questa volta, l’arrivo di ulteriori fondi per il Bel paese è annunciato direttamente dalla Presidente Ursula von der Leyen dal suo account Twitter. A rilanciare immediatamente la notizia è poi il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Complessivamente sono 14 i miliardi di euro a titolo di Sure (acronimo di Support to Unemployment Risks in Emergency) erogati dalla Commissione europea a nove Stati membri: oltre all’Italia, Croazia, Cipro, Grecia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Spagna.

Il 27 ottobre 2020 all’Italia erano già arrivati 10 dei primi 17 miliardi di Sure, altri 6 erano stati destinati alla Spagna e uno alla Polonia. Per l’Italia sono previsti complessivamente 27,4 miliardi di euro, la quota in assoluto più alta messa in campo, e la buona notizia è che buona parte dei fondi sono quindi già arrivati.

Alcuni potrebbero controbattere che si tratta solo di prestiti. In realtà l’Unione europea ha una valutazione molto solida sui mercati finanziari e questo le consente di raccogliere risorse a tassi di interesse molto bassi: la differenza rispetto a un Paese come l’Italia, che ha invece tassi di interesse sui titoli di Stato molto più alti, è sostanziale in una fase di crisi economica. Il ministero dell’Economia ha calcolato che il risparmio per le casse italiane nell’arco dei 15 anni di durata del prestito potrebbe assestarsi intorno a 5 miliardi e mezzo di euro.

Con questa seconda tranche di emissioni anche altri Stati potranno far fronte ad aumenti improvvisi della spesa pubblica per preservare l’occupazione e coprire i costi direttamente connessi al finanziamento dei regimi nazionali di lavoro a orario ridotto: la Croazia ha ricevuto 510 milioni di euro, Cipro 250 milioni di euro, la Grecia 2 miliardi di euro, la Lettonia 120 milioni di euro, la Lituania 300 milioni di euro, Malta 120 milioni di euro, la Slovenia 200 milioni di euro e la Spagna altri 4 miliardi di euro in aggiunta a quelli già ricevuti. In risposta alla crisi dovuta alla pandemia, infatti, in molti Stati sono state messe in atto misure di cassa integrazione e di sostegno per il lavoro, includendo anche i lavoratori autonomi.

L’erogazione odierna segue la seconda emissione di obbligazioni sociali europee nell’ambito dello strumento Sure, che hanno richiamato un fortissimo interesse da parte degli investitori. I soldi arrivano nel pieno della seconda ondata della pandemia, che sta colpendo duramente tutti i Paesi europei. Non a caso von der Leyen ha commentato: “La seconda ondata sta colpendo duramente l’Europa. L’Ue è qui per dare sostegno. Vogliamo proteggere le persone da questo virus e vogliamo anche proteggere i loro posti di lavoro, perché questa crisi colpisce anche le imprese. Molti posti di lavoro sono a rischio. Con Sure, mobiliteremo fino a 100 miliardi di euro di prestiti ai paesi dell’Ue per contribuire a finanziare i programmi di cassa integrazione. Questa seconda erogazione di 14 miliardi di euro aiuterà i lavoratori a ricevere un reddito. Ne arriveranno altri”.

Il sostegno a imprese e lavoratori, in questa fase, dunque è particolarmente importante: nell’Ue ad oggi si contano 1,7 milioni di disoccupati in più rispetto all’inizio della crisi da Covid-19, e secondo le stime della Confederazione europea dei sindacati (Ces), questa cifra potrebbe aumentare di 14 milioni se i governi dei Paesi membri optassero per un improvviso ritiro dei programmi nazionali di emergenza per il lavoro.

Sure può mobilitare fino a 100 miliardi di euro di sostegno finanziario a tutti gli Stati membri e finora la Commissione ha proposto di mettere a disposizione di 18 Stati membri un sostegno finanziario pari a 90,3 miliardi di euro. I successivi esborsi avranno luogo nel corso dei prossimi mesi, dopo le rispettive emissioni obbligazionarie, e avranno, esattamente come questi, un’etichetta di obbligazione sociale che dà agli investitori la certezza che i fondi mobilitati serviranno esclusivamente per finanziare programmi con un impatto sociale positivo.