Scontro Karlsruhe-Bce, il presidente della Bundesbank: “Nel dubbio rispondiamo alla Germania”

Il Presidente della Deutsche Bundesbank Jens Weidmann e l'ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a Washington DC, USA, il 20 aprile 2018. EPA-EFE/SHAWN THEW

Il presidente della Bundesbank Weidmann interviene nello scontro tra la Corte di Karlsruhe e la BCE dicendo “Nel dubbio rispondiamo alla Germania, non all’Ue”. Ma al Parlamento tedesco dice di essere “fiducioso che la questione verrà risolta”.

Il quotidiano tedesco Die Welt ha parlato di una lettera inviata dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann al parlamentare liberale Frank Schaeffler di Fdp. Il contenuto del documento ispira il titolo del giornale conservatore: “Nel dubbio, la Bundesbank è soggetta al diritto tedesco”. 

Un altro autorevole giornale, il Financial Times, propone una chiave di lettura diversa della vicenda. Lo vediamo già dal titolo: “Il capo della Bundesbank si muove per disinnescare la polemica tra la BCE e il tribunale tedesco”.

Nel documento il tedesco si è detto “fiducioso che le istituzioni interessate siano capaci di trovare una soluzione in grado di tenere conto sia delle esigenze della Corte costituzionale federale sia dell’indipendenza della politica monetaria”. Allo stesso tempo, però, Weidmann ha affermato che “si applica il principio secondo cui, in base alla giurisprudenza della Corte di Karlsruhe, la Banca federale tedesca non può essere parte di misure adottate da organi (…) dell’Unione europea che (…) toccano l’identità costituzionale” della Germania. Alcuni, soprattutto in Italia, hanno inteso dietro queste parole l’ipotesi che dal 5 agosto la Bundesbank interrompa l’acquisto di titoli di Stato vendendo tutti quelli già acquistati. Secondo questa interpretazione, il piano di acquisti continuerebbe ma le altre banche centrali che fanno parte dell’Unione monetaria dovrebbero subentrare negli acqusiti alla Buba, espressione gergale con cui si indica la Bundesbank. La portata politica di una tale mossa sarebbe in effetti così dirompente da imporci di fare qualche riflessione in più per capire se sia davvero un’ipotesi realistica.

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Lo scontro tra Karlsruhe e Francoforte

Andiamo per ordine per capire dove sta esattamente il problema. Tutto è cominciato con la sentenza con cui il 5 maggio scorso la Corte Costituzionale di Karlsruhe ha dichiarato parzialmente incostituzionale il programma di acquisti lanciato da Draghi nel 2015, dando tre mesi di tempo all’Eurotower per giustificare “con una nuova decisione” la “proporzionalità” del programma. In assenza di un chiarimento formale, in teoria, la Bundesbank sarebbe tenuta a uscire dagli acquisti.

La Corte Costituzionale federale tedesca, in alta parole, ha per così dire invitato la Bce a sospendere quell’intervento asimmetrico e distributivo, un compito che, secondo la Corte tedesca, non spetta né alla Bce né alla UE, che non ha competenze in materia di politica economica nel suo complesso.

La Bce ha reiterato invece gli interventi asimmetrici, cioè indipendenti dall’obbligo di seguire la capital key, che prevede di acquistare titoli del debito pubblico in proporzione alle quote del capitale nella Bce.

L’8 giugno scorso davanti alla commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo la Presidente della BCE Lagarde rispondendo alla domanda di un eurodeputato sugli acquisti di debito italiano, superiori al 30% del totale nonostante una quota del 17% dell’Italia nel capitale della Bce, aveva affermato che “la capital key fornisce una indicazione generale per gli acquisti, ma non deve essere applicata ogni volta, possono esserci deviazioni”, soprattutto in una situazione come quella attuale nella quale alcuni Paesi sono più esposti di altri.

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Le proposte di Wiedmann

Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della BCE, mercoledì ha dichiarato ai deputati tedeschi di essere ottimista sulla possibilità di trovare una soluzione per affrontare una sentenza esplosiva della corte costituzionale del suo paese contro il programma di acquisti.
Weidmann d’altra parte ha ripetutamente votato contro, e criticato pubblicamente, una politica che ha accumulato più di 2,2tn di euro di debito pubblico della zona euro sul bilancio della banca centrale, in linea con i cosiddetti “frugali” che sono contrari a salvare quei governi considerati dissoluti e incapaci di amministrare le finanze pubbliche.

Rispetto alla vicenda ci sono alcuni problemi di ordine pratico: la Buba per un verso non può effettuare alcun test di proporzionalità e la BCE dal canto suo non può rispondere ai giudici perché è indipendente da ogni tipo di organo nazionale (può rispondere solo al Parlamento Europeo e opera solo sotto la giurisdizione della Corte europea di Giustizia).
Per ovviare a questi problemi secondo Weidmann, come riporta anche il Financial Times, la Bce potrebbe inviare una documentazione al Parlamento Europeo che potrebbe poi a sua volta trasmetterli alle autorità di Berlino. “Siamo fiduciosi che queste cose si risolveranno in modo da rispettare l’indipendenza della banca centrale sia per la BCE che per la Bundesbank”, ha detto un portavoce della banca centrale tedesca dopo la discussione nel parlamento tedesco.

L’altra ipotesi è che Francoforte pubblichi una sua risposta indiretta a Karlsruhe come parte della revisione strategica della Bce.
Del resto qualche settimana fa Fabio Masini aveva scritto su questo giornale che “La domanda cruciale da porsi è sulla base di quale legittimità politica la Bce abbia compiuto un passo così smaccatamente contrario alla sentenza della corte costituzionale di un paese membro chiave per la tenuta del sistema europeo. E la risposta non può che essere una: proprio dal cancellierato tedesco.”