Salario minimo, il Consiglio Ue approva la posizione negoziale della direttiva

Una riunione del Consiglio Europeo [EPA/OLIVIER HOSLET]

Entusiasmo degli sloveni anche se sono state espresse perplessità dalla Danimarca, mentre i francesi prossimi alla presidenza Ue spingono per un successo dei negoziati prima delle elezioni presidenziali francesi nell’aprile 2022.

Due settimane dopo che il Parlamento europeo ha approvato la sua posizione negoziale sulla direttiva sul salario minimo, una grande maggioranza dei ministri nazionali ha anche concordato una posizione comune, con l’unico dissenso proveniente da Danimarca e Ungheria. Questo apre la strada ai negoziati tra il Parlamento e gli Stati membri, che potrebbero portare all’adozione della direttiva già nella primavera del 2022.

“Sono estremamente contento che siamo riusciti ad adottare un approccio generale”, ha detto il ministro del lavoro sloveno Janez Cigler Kralj, che ha guidato i negoziati in seno al Consiglio dell’Ue.

Cosa contiene il provvedimento?

La direttiva sui salari minimi adeguati è stata proposta dalla Commissione europea nel 2020. Nei paesi che hanno un salario minimo legale, la direttiva mira a garantire che i salari minimi legali siano adeguatamente alti, almeno il 60% del salario mediano nazionale. Tuttavia, il provvedimento non obbliga gli stati membri a introdurre salari minimi legali se non ne hanno.

Esso cerca anche di assicurare un accesso più facile alla contrattazione collettiva per i lavoratori e obbliga i paesi dell’Ue ad elaborare piani d’azione per promuovere la contrattazione collettiva se meno del 70% dei lavoratori ne approfitta.

“Non possiamo accettare che persone che mettono tutta la loro energia nel loro lavoro, vivano ancora in povertà e non possano permettersi un livello di vita decente”, ha detto Cigler Kralj presentando l’accordo lunedì 6 dicembre. Secondo il Ministro la “legge sarà un grande passo avanti verso questo obiettivo”.

Il commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit ha concordato sull’importanza del passo. “Abbiamo dimostrato che l’Europa non deve essere un luogo dove le persone non possono vivere del loro lavoro – ha detto, sostenendo che la competitività dell’Ue non può essere basata su salari bassi – . Dobbiamo avere salari equi”.

Sia Schmit che Cigler Kralj sono stati contenti dell’ampia maggioranza a favore del compromesso. Hanno sottolineato che i negoziati sono stati difficili e avrebbero potuto essere divisivi per l’Unione a causa delle grandi differenze tra i modelli nazionali del mercato del lavoro.

Preoccupazioni nordiche

Soprattutto Svezia e Danimarca si sono opposte a lungo alla direttiva, temendo che l’interferenza dell’Ue avrebbe eroso i loro mercati del lavoro che sono quasi esclusivamente organizzati tra sindacati e datori di lavoro. Alla fine, la Svezia ha sostenuto con riluttanza la posizione del Consiglio sulla direttiva.

Salario minimo, la Commissione Ue spinge verso una maggiore equità

L’esecutivo propone un quadro normativo per rafforzare la contrattazione collettiva, ma non impone l’introduzione di livelli salariali minimi. Materia di competenza degli Stati membri.

La Commissione europea ha pubblicato una direttiva per spingere gli Stati membri ad adottare una forma di …

“Il testo sul tavolo oggi rappresenta per molti di noi il limite ultimo”, ha detto il ministro svedese dell’occupazione, Eva Nordmark, durante la riunione del Consiglio. “Il compromesso è equilibrato, ma è fragile”, ha avvertito alla luce dei prossimi negoziati con il Parlamento europeo che spinge per una direttiva più ambiziosa.

La Danimarca, d’altra parte, è rimasta contraria alla direttiva, sostenendo che aveva accettato l’integrazione europea solo perché le era stato assicurato che il modello danese del mercato del lavoro non sarebbe stato toccato.

Anche se il rappresentante danese ha ammesso che la proposta di compromesso non ha toccato molto Copenaghen, la Danimarca e l’Ungheria sono rimaste le uniche due a opporsi alla posizione del Consiglio.

Pronti per i negoziati sotto la presidenza francese

Il Consiglio inizierà ora i negoziati con i rappresentanti del Parlamento europeo. Agnes Jongerius, la correlatrice socialdemocratica del Parlamento su questo dossier insieme a Dennis Radtke del conservatore Ppe, ha accolto con favore la decisione del Consiglio su una posizione comune, definendola un passo importante verso condizioni di lavoro eque.

Una delle differenze tra la posizione del Parlamento e quella degli Stati membri è che il primo vuole che essi promuovano più contrattazione collettiva, se la copertura della contrattazione collettiva è inferiore all’80%, invece del 70%.

Il governo francese, che prenderà la presidenza di turno del Consiglio dalla Slovenia a gennaio, dovrebbe spingere per il successo dei negoziati prima delle elezioni presidenziali francesi nell’aprile 2022.

“Dobbiamo dimostrare ai nostri cittadini che l’Unione è in grado di garantire i diritti fondamentali, in particolare il diritto di poter vivere del proprio lavoro”, ha sottolineato il rappresentante francese durante la riunione del Consiglio.