Riforma del Patto di stabilità: torna lo scontro tra frugali e mediterranei. L’Austria mette già i paletti

Il ministro delle FInanze austriaco Gernot Bluemel. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Tra i ministri Ue è partita la discussione sulla revisione delle regole su debito e deficit. Vienna frena: “Se alcuni Paesi non hanno rispettato i criteri, si dovrebbe reagire in modo più rigoroso”.

Il Patto di Stabilità e crescita è “un fondamento della Ue” e la discussione per la sua revisione “è all’inizio”, ma “un cambiamento ad esempio del tetto del debito o del limite del disavanzo sarebbe di fatto una modifica dei Trattati e non posso immaginare che ciò sia possibile così facilmente”. A dirlo è il ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel, arrivando all’Ecofin a Bruxelles, martedì 9 novembre. Nel vertice dei ministri delle Finanze dell’Unione proseguirà la discussione sulla revisione delle regole sul debito iniziata all’Eurogruppo.

“Sono convinto che negli ultimi decenni il Patto abbia ottenuto esattamente ciò che doveva per la stabilità e la crescita. Se alcuni Paesi non hanno rispettato i criteri e quindi hanno livelli di debito troppo elevati, allora si dovrebbe reagire in modo più rigoroso affinché questi livelli di debito siano ridotti” poiché, ha evidenziato Bluemel, “in ogni crisi degli ultimi 10 anni abbiamo visto che i Paesi che hanno avuto grossi problemi non avevano i conti in ordine e dovremmo essere preparati per la prossima crisi”.

L’Austria rimane sulla posizione già espresso in occasione dell’Eurogruppo, dove la discussione non ha fatto particolari progressi limitandosi a fotografare la contrapposizione tra frugali e mediterranei sulla revisione delle regole Ue su debito e deficit.

Sul fronte opposto rispetto a Vienna il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, che ha dichiarato: “Prima della crisi avevamo un massimo di 30-40 punti di scarto tra i Paesi più indebitati della zona euro e gli altri Paesi, alla fine della crisi abbiamo un livello di debito pubblico che raggiunge i 100 punti in alcuni Stati della zona euro. Quindi non si può considerare che la situazione sia la stessa, lo status quo è impossibile”.  La regola del debito del 60% secondo Parigi è “obsoleta” ed è necessario “definire nuove regole per garantire l’unità della zona euro, ma su basi più realistiche”.

Il ministro ha indicato due “elementi chiave” per permettere alla zona euro di uscire dalla crisi provocata dal Covid: “investire e innovare, sia per riuscire nella transizione ecologica che richiederà ingenti finanziamenti, sia per mantenere l’indipendenza tecnologica” europea “nei confronti della Cina e degli Stati Uniti “in settori strategici come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e lo spazio”.

Quella sulla riforma del Patto di stabilità è “una discussione double-face”, ha detto il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni al termine dell’Eurogruppo di lunedì 8 novembre. “Da una parte abbiamo idee molto consolidate e posizioni nazionali perfettamente comprensibili e diverse, in una discussione che va avanti da oltre dieci anni – ha continuato Gentiloni – dall’altra ci sono alcune verità: il costo basso del debito, lo choc della pandemia che ha aumentato il livello del debito in tutti gli Stati membri, gli investimenti di cui abbiamo bisogno se vogliamo essere seri. Questa consapevolezza attorno al tavolo c’è. Sulle soluzioni, su come affrontare questo problema, dobbiamo lavorare per costruire un consenso nei prossimi mesi: naturalmente ci sono ancora idee diverse attorno al tavolo”.

Alcuni Paesi ha aggiunto Gentiloni, “sottolineano la necessità di creare spazio nei bilanci con politiche robuste per affrontare le crisi future. Sappiamo tutti che la discussione non è finita, che è lì, ma è interessante che si stia prendendo atto della situazione in cui ci troviamo”.