Retromarcia del Parlamento europeo: i dipendenti non saranno più obbligati ad aprire un conto corrente in Belgio

Veduta generale sulla sala plenaria nell'ultimo giorno di una sessione plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio, 17 settembre 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Dopo la diffusione della notizia secondo cui il Parlamento europeo chiede ad alcuni dipendenti di aprire conti bancari in Belgio per il pagamento dello stipendio, contravvenendo così alla direttiva Ue del 2014 che mira a garantire la parità di accesso per il settore finanziario in tutta la zona euro, arriva la retromarcia. 

È la direttiva Ue del 2014 a stabilire che sia le istituzioni del settore privato sia gli enti pubblici devono effettuare i pagamenti degli stipendi dei loro dipendenti su qualsiasi conto bancario denominato in euro, senza dover imporre al proprio personale di aprire un conto corrente nel Paese dove si trova la sede lavorativa. Significa in concreto che un cittadino europeo che per lavoro si sposta in un altro Paese membro può tranquillamente essere pagato sul conto corrente del Paese di provenienza, se lo desidera. Vale per tutti i Paesi Ue e per tutte le professioni. Tranne una: il Parlamento europeo chiedeva agli assistenti parlamentari accreditati (APA) che lavorano a Bruxelles di fornire un conto bancario in Belgio per ricevere i loro stipendi.

Il Parlamento europeo obbliga i dipendenti ad aprire un conto corrente in Belgio, in violazione delle regole Ue

Contravvenendo alla direttiva Ue del 2014 che mira a garantire la parità di accesso per il settore finanziario in tutta la zona euro, il Parlamento europeo starebbe richiedendo ad alcuni dipendenti di aprire conti bancari in Belgio, secondo un’inchiesta

Il tema era stato sollevato a marzo scorso dal deputato verde tedesco Sven Giegold, che era intervenuto scrivendo una lettera alla Commissione europea con cui sollecitava una procedura d’infrazione nei confronti del Parlamento: “È particolarmente imbarazzante che una grande istituzione europea ignori le leggi dell’UE e metta in pericolo l’obiettivo dell’Unione di sviluppare una vera unione bancaria”, aveva scritto. Il regolamento dell’area unica dei pagamenti in euro (SEPA), infatti, richiede ai datori di lavoro di pagare gli stipendi dei loro dipendenti in qualsiasi conto bancario dell’UE.

Ed è stato sempre Giegold a dare la notizia della retromarcia. Scrivendo ai suoi colleghi deputati, secondo le anticipazioni di Politico, avrebbe spiegato che “L’amministrazione … ha messo fine al suo regime di sovvenzioni informali per il settore bancario belga e non costringerà più i nostri assistenti parlamentari accreditati ad aprire conti bancari belgi per ricevere il loro stipendio”.
D’ora in poi, il Parlamento “accetterà conti bancari di altri Stati membri dell’UE – “su richiesta”, ha scritto Giegold. Si tratta indubbiamente di una buona notizia, ha spiegato, anche se “È imbarazzante che ci sia voluta una pressione esterna per far applicare al Parlamento europeo la legge europea”.

Nella SEPA (Single Euro Payments Area) tutti i cittadini, oltre alle imprese e agli enti, possono eseguire e ricevere pagamenti in Euro, alle stesse condizioni del proprio Paese di residenza, purché appartenga all’area SEPA: è sufficiente avere un unico conto aperto presso una qualunque banca di un Paese SEPA per ricevere o effettuare pagamenti senza costi aggiuntivi di sorta. Un discorso diverso va fatto invece per i cittadini britannici che vivono o lavorano in un Paese UE, poiché dopo la Brexit, non è più applicabile il regolamento che determina commissioni comuni sui pagamenti all’interno dell’Unione. Già dal primo gennaio 2021 ai pagamenti SEPA da e verso il Regno Unito sono applicate le condizioni economiche per i pagamenti da e verso i Paesi già rientranti nell’Area SEPA non appartenenti all’Unione Europea.