Rete ferroviaria: la difficile scommessa in Italia

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Mentre ieri a Bruxelles si festeggiava solennemente l’avvio ufficiale dell’Anno Europeo delle Ferrovie, la Commissaria Europea alla Coesione Sociale Elisa Ferreira dichiarava il proprio sostegno all’espansione della rete.

“I dati mostrano come la rete ferroviaria sia responsabile solo del 10% del trasporto passeggeri nella Ue, rispetto all’80% del trasporto su strada. Una situazione drammatica” ha detto, aggiungendo anche che le cifre del trasporto merci non sono molti più incoraggianti, considerando che le ferrovie contano per il 18%, contro il 75% del trasporto su strada.

A questo proposito, per sensibilizzare all’importanza del trasporto pubblico su rotaia in un’ottica di crescente attenzione alla sostenibilità (tramite l’apporto alla decarbonizzazione, anche in vista degli obiettivi di neutralità climatica previsti per il 2050), partirà a settembre il Connecting Europe Express. Un treno promozionale per sensibilizzare e preparare i cittadini europei al massiccio investimento previsto nell’ambito della Connecting Europe Facility (il Meccanismo per Collegare l’Europa): il nuovo piano da 33,7 miliardi di euro interamente dedicato all’infrastrutturazione ferroviaria. Un piano che dovrebbe finalmente assicurare la piena inter-operabilità delle infrastrutture e consentire di raggiungere territori finora marginalizzati, agevolando lo sviluppo di regioni svantaggiate

Il rischio è che il nostro paese rimanga indietro per la consueta incapacità di progettare, implementare e spendere le risorse. La programmazione 2014-20 appena conclusa, che prevedeva 18 miliardi d’investimenti in tutta la UE, ha visto in Italia solo progetti minori (raddoppio di snodi marginali, miglioramento dell’accesso a grandi città): gli unici evidentemente in grado di essere realizzati concretamente entro i sette anni della programmazione europea. Clamoroso il caso della prevista nuova tratta ferroviaria Palermo-Catania, con uno stanziamento di 866 milioni di euro per 91 km… e una spesa pari a zero!

Un esempio che ci auguriamo abbia insegnato qualcosa a chi ancora spera di poter inserire progetti di treni ad alta velocità nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che avrà un orizzonte temporale ancora più corto per la realizzazione delle inziative, da concludere entro il 2026.