Recovery Plan, Tinagli: “Sulle risorse proprie vogliamo un calendario preciso”

Irene Tinagli, presidente della Commissione Problemi economici del Parlamento europeo.

In vista dell’incontro informale dei ministri di economia e finanze dell’Ue, la Presidente della commissione per i problemi economici e monetari (Econ) del Parlamento europeo, è intervenuta per ribadire le posizioni di quest’ultimo. Maggiore ambizione, aumento del budget e un calendario preciso per l’introduzione delle nuove risorse proprie; queste alcune delle richieste del Pe.

A rappresentare le posizioni del Parlamento durante il Consiglio informale dei ministri di economia e finanze dell’Ue (Ecofin) sarà la presidente della commissione Econ del Pe, Irene Tinagli. Durante una breve conferenza stampa, prima dell’inizio dei lavori, l’eurodeputata ha chiarito quanto il Parlamento punti politicamente sul Recovery Plan per rilanciare l’economia europea.

Secondo Irene Tinagli infatti gli strumenti introdotti dall’Ue devono riuscire ad avere, fin da subito, l’effetto di aumentare la fiducia degli investitori, in modo da riattivare il tessuto imprenditoriale. Per questa ragione, tra le richieste del Parlamento c’è anche l’aumento della quota di Recovery Fund che dovrebbe essere anticipato agli Stati membri. Assicurare infatti maggiore liquidità dovrebbe infatti, secondo la Tinagli, aiutare a velocizzare la ripresa.

In termini più generali però, se da una parte il Parlamento considera un passo positivo l’accordo trovato in seno al Consiglio su Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp) e Recovery Fund, non può nascondere il proprio disappunto per tagli non solo quantitativi, ma anche qualitativi.

Ad essere sotto attacco è infatti, ad esempio, l’eliminazione di strumenti come il Solvency Support Instrument, proposto originariamente dalla Commissione con l’obiettivo di sostenere la solvibilità per le aziende di tutti i settori economici, a partire da quelle delle aree più colpite dal Covid. Secondo la presidente Tinagli, abrogando tale programma, il Consiglio si è dimostrato poco lungimirante a ha fatto perdere una grande occasione di rilancio per le imprese europee.

In senso più ampio, ad essere duramente criticato dal Parlamento è l’approccio decentralizzato ed intergovernativo nell’uso del Recovery Fund. Per questa ragione Irene Tinagli ha ribadito che il Pe vuole essere coinvolto in tutti i processi legati all’utilizzo del fondo, in entrata e in uscita, con un ruolo paritario rispetto a quello del Consiglio.

Altro punto di enfasi, per il Parlamento europeo è poi quello di cogliere questa straordinaria occasione storica per riformare e rendere più moderna ed efficace la struttura istituzionale dell’Ue. Uno dei primi punti da cui partire è allora, per la Tinagli, una riforma del bilancio pluriennale.

In questo senso è forte il disappunto per la poco ambiziosa proposta del Consiglio europeo sul Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp). Il Pe spingerà allora per aumentare i fondi del prossimo bilancio settennale, ma non si limiterà a ciò.

Continua infatti la battaglia politica per l’introduzione di nuove risorse proprie, in grado di finanziare il debito contratto sui mercati dalla Commissione per il Recovery Fund e di rendere sostenibile, anche nel lungo periodo, il bilancio pluriennale dell’Ue.

Secondo l’eurodeputata vanno infatti superati i principi che limitano il bilancio e, di conseguenza, l’efficienza delle stesse politiche europee, come quello del “giusto ritorno”. Gli Stati si impegnano infatti in estenuanti trattative per assicurarsi di ottenere il più possibile da quanto versano al bilancio europeo. Sottolinea invece la presidente Tinagli che i benefici di cui ogni Stato membro gode indirettamente, già solo per il fatto di essere parte del Mercato Unico, sono incalcolabili e vanno ben al di là dei contribuiti netti, su cui invece troppo spesso si soffermano i governi nazionali.

Riformare il bilancio e le risorse proprie significa, ricorda la Tinagli, migliorare anche il sistema fiscale europeo, in vista di una tassazione sempre più equa.

Non a caso infatti, il Pe ha inviato una lettera ai Ceo delle principali multinazionali tecnologiche (Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Apple) per raccogliere informazioni sull’impatto economico e fiscale che esse hanno sul mercato europeo, e valutare dunque le migliori soluzioni politiche e fiscali da attuare per tutelare i cittadini europei e rafforzare le capacità di bilancio dell’Ue.

La compattezza politica del Parlamento e la volontà di esercitare la propria funzione di organo di bilancio dell’Ue sembrano allora forti e pronte a reggere l’urto politico con i governi nazionali, rappresentati nel Consiglio.

Resta però intatta la spada di Damocle dei veti statali. In questi giorni si parla di un possibile veto ungherese, nel caso in cui le formulazioni sul rispetto dello stato di diritto dovessero essere troppo stringenti, secondo la prospettiva di Viktor Orbán.

Situazione simile potrebbe ripresentarsi anche per l’introduzione delle risorse proprie richieste dal Parlamento e dalla Commissione europea. Per l’approvazione di alcune di esse, infatti, non solo sarebbe necessaria l’unanimità nel Consiglio, ma anche la ratifica di tutti i 27 Parlamenti nazionali.

Di fronte a tali ostacoli politici il Parlamento non può che limitarsi a sperare. Irene Tinagli ha detto di voler essere ottimista e si è appellata alla responsabilità politica dei leader europei, vista la gravità del momento storico.

Il dubbio che, senza cambiare alcune delle regole del gioco, i risultati rischino di essere meno ambiziosi di quelli auspicati dal Parlamento, rimane.