Recovery Plan: l’Ecofin approva i Pnrr di Estonia, Finlandia e Romania

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

L’Ecofin ha dato l’ok ai piani nazionali di ripresa e resilienza di Estonia, Finlandia e Romania. Il via libera formale avverrà per procedura scritta dato che la riunione dei ministri delle Finanze dell’Ue si è svolta in videoconferenza. Questo permetterà l’esborso del 13% della quota di prefinanziamento delle risorse del Next Generation Eu.

Con questi tre arrivano a 22 i piani nazionali approvati, 17 Stati hanno già ricevuto la quota di prefinanziamento per un totale erogato di 52,4 miliardi. “Ci aspettiamo le prime richieste di pagamento” nell’ambito del Recovery Plan “a novembre da parte della Spagna, seguita da Francia e Grecia entro la fine dell’anno. Queste sono le indicazioni che stiamo ottenendo dagli Stati membri”, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, al termine della riunione informale dell’Ecofin, lasciando aperta la possibilità che vi siano “altre richieste da altri Stati membri” per i primi finanziamenti, anche se “dipende dalla natura specifica dei loro piani”.

Una volta ricevute le prime richieste di pagamento, la Commissione dovrà verificare che i requisiti, le tappe e gli obiettivi stabiliti con gli Stati membri siano rispettati. Questo processo potrà richiedere “un po’ di tempo”, ha spiegato Dombrovskis. “Ora sono i governi nazionali che devono iniziare ad attuare riforme e investimenti. Stiamo cercando di concludere gli accordi operativi con i Paesi membri per agevolare il controllo di tappe e traguardi per permettere la presentazione delle richieste di pagamento. Questo monitoraggio è fondamentale, gli esborsi saranno collegati alla verifica del raggiungimento delle tappe e dei traguardi”, ha continuato il vicepresidente dell’esecutivo Ue.

Rispondendo poi a una domanda sui piani di Polonia e Ungheria Dombrovskis ha spiegato: “La Commissione continuerà nella sua valutazione dei piani. Stiamo lavorando per concludere il nostro giudizio con la massima rapidità possibile, continuiamo a lavorare costruttivamente, come sempre, affinché anche questi due piani rispettino gli obiettivi e i requisiti del regolamento”.

A luglio il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders aveva dichiarato che, per quanto riguarda l’Ungheria, mancavano ancora una serie di garanzie sull’indipendenza del sistema giudiziario e il contrasto alla corruzione.

Per quanto riguarda la Polonia, invece, la causa del mancato via libera è lo scontro con Bruxelles sullo Stato di diritto. All’indomani della sanzione inflitta dalla Corte di giustizia europea alla Polonia, il commissario alla Giustizia, Didier Reynders, ha assicurato che l’esecutivo Ue userà il meccanismo di condizionalità che vincola il rispetto dello Stato di diritto all’erogazione dei fondi europei. Meccanismo che il Parlamento europeo chiede di applicare da tempo, al punto da aver deciso di portare la Commissione davanti alla Corte Ue per non aver ancora attuato la normativa in materia.

“Inizieremo con alcune lettere agli Stati membri, perché ci vogliamo impegnare nel dialogo sulle varie questioni – ha spiegato Reynders -. Speriamo che la Corte Ue decida a fine anno o all’inizio del prossimo sulla causa introdotta da Polonia e Ungheria. Ma lo ha detto la presidente della Commissione, useremo gli strumenti a nostra disposizione”.

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