Recovery Plan, la Corte federale tedesca ha sospeso la ratifica

L'ingresso della Corte costituzionale tedesca a Karlsruhe. [EPA-EFE/RONALD WITTEK]

La Corte federale tedesca ha sospeso la ratifica delle risorse proprie necessarie per finanziare il piano di ripresa Next Generation Eu, dopo che il Parlamento le aveva approvate in via definitiva.

I giudici di Karlsruhe sono intervenuti con una risoluzione urgente che vieta al presidente federale Frank-Walter Steinmeier di firmare la legge, in attesa di una pronuncia definitiva da parte della Corte. Le motivazioni della decisione non sono ancora state rese note.

Tra i detrattori del piano di ripresa Ue da 750 miliardi di euro c’è il fondatore ed ex leader del partito di estrema destra Alternative für Deutschland, Bernd Lucke, il cui “Bündnis Bürgerwille” (Alleanza per la volontà dei cittadini) aveva già annunciato all’inizio della settimana che avrebbe portato la questione davanti alla Corte costituzionale federale, come ricorda la Faz. Il suo ricorso d’urgenza ha reso necessario il blocco. Il comunicato della Corte suprema non dà indicazioni dei tempi necessari per una sentenza.

Coloro che si oppongono al Recovery temono che gli stati membri con un debito pubblico più alto, come l’Italia, non saranno in grado di ripagare i prestiti e che questo possa costringere i Paesi con le finanze più in ordine a doversi far carico dei loro obblighi verso i prestatori.

La Corte costituzionale tedesca non può bloccare la Bce

Il governo della moneta costituisce, in base ai Trattati, una competenza esclusiva dell’Unione europea, affidata istituzionalmente alla Banca centrale europea, scrive Antonio Padoa Schioppa.
In tema di politica monetaria anche il principio di  proporzionalità enunciato dai Trattati va valutato in questo contesto: …

Il precedente

Non è infatti la prima volta che Karlsruhe interviene per bloccare iniziative di integrazione monetaria e finanziaria europea. A maggio 2020, i giudici tedeschi avevano chiesto alla Bce a giustificare la proporzionalità degli acquisti di titoli di Stato effettuati trami il programma di quantitative easing.

Con quella sentenza di fatto la Corte metteva in discussione, oltre al ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea, che aveva approvato le argomentazioni di Francoforte, il programma della Bce, l’indipendenza della stessa e il primato del diritto europeo su quello interno.

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