Recovery Plan: la carica dei 306

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. [EPA-EFE/ANGELO CARCONI]

Stando ad un articolo pubblicato domenica 29 novembre sul Corriere, sembra che il governo sia in dirittura d’arrivo per la definizione della governance del Next Generation EU: guidata da Palazzo Chigi, affidata a 6 manager – uno per ciascuna macro-area d’intervento prevista dalle Linee Guida del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza – coadiuvati da 300 persone.

Ricordiamo infatti che nel documento di settembre sulle linee guida del governo per il PNRR erano previste 4 grandi sfide (migliorare la resilienza e la capacità di ripresa, ridurre l’impatto socio-economico della crisi, sostenere la transizione verde e digitale, innalzare il potenziale di crescita dell’economia), articolate in 6 “missioni”: a) digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; b) rivoluzione verde e transizione ecologica; c) infrastrutture per la mobilità; d) istruzione, formazione, ricerca e cultura; e) equità sociale, di genere e territoriale; f) salute. A queste, è lecito immaginare, fa riferimento la nuova ipotesi gestionale.

Certo, è abbastanza curioso che solo ora ci si ponga il problema della governance dei fondi sul NGEU, visto che sappiamo ormai da almeno 4 mesi che per ricevere quei 209 miliardi di euro saremmo stati chiamati ad uno straordinario sforzo di progettazione, monitoraggio e rendicontazione; che, come abbiamo già detto più volte, non possono essere tenute separate.

È il solito rischio che ha caratterizzato negli anni i fondi strutturali, che infatti non riusciamo mai a spendere: immaginare bei progetti, difficili da implementare (soprattutto nei tempi previsti), i cui stati d’avanzamento vengono scarsamente monitorati (come se il monitoraggio fosse una scocciatura, piuttosto che una fase cruciale di verifica della correttezza nell’andamento dei progetti e delle eventuali criticità da correggere) e che poi non riusciamo a rendicontare correttamente.

Ci auguriamo adesso che le nomine avvengano non sulla base di una spartizione politica nello stile delle lottizzazioni della Prima Repubblica, ma di una comprovata esperienza nella gestione di progetti complessi, con competenze ai massimi livelli in progettazione, gestione, monitoraggio, rendicontazione. Purtroppo, è lecito dubitarne. E sarebbe un errore esiziale per il nostro Paese.

Commissione Europea

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