Recovery Plan: interventi per 221,5 miliardi. I numeri e le previsioni di crescita del piano Draghi

Mario Draghi [EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI]

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che venerdì 23 aprile approderà in Consiglio dei ministri, ammonta complessivamente a 221,5 miliardi, di cui 191,5 coperti con il Recovery fund e 30 con il fondo complementare.

Il piano prevede 6 missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, con 42,5 miliardi; rivoluzione verde e transizione ecologica con 57 miliardi; infrastrutture per la mobilità sostenibile con 25,3 mld; istruzione e ricerca con 31,9 mld; inclusione e coesione con 19,1 mld; salute con 15,6 mld.

Le categorie di spesa, come si apprende da un documento del ministero dell’Economia che Euractiv Italia ha letto, sono 16. La principale, quasi 27 miliardi, riguarda la digitalizzazione del sistema produttivo, seguita dall’alta velocità ferroviaria, a cui saranno destinati quasi 25 miliardi. Altri 11,6 miliardi andranno alla riqualificazione degli edifici e all’efficientamento energetico. Al potenziamento dei servizi scolastici saranno invece destinati  19,4 miliardi. Complessivamente le risorse per l’istruzione e la ricerca passano a 31,9 miliardi, circa 5,2 miliardi in più rispetto alla bozza precedente. Altri 15,5 miliardi andranno alla salute.

Le riforme

Le sei missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza saranno accompagnate anche da due riforme strutturali della giustizia e della Pubblica amministrazione. Nella bozza poi vengono citate altre riforme “abilitanti”, come le semplificazioni per la concessione di permessi e autorizzazioni e interventi sul codice degli appalti. Il governo pensa anche a “riforme settoriali specifiche come nuove regole per la produzione di rinnovabili e interventi sul contratto di programma per le Ferrovie”.

Le previsioni di crescita

ll governo si attende che con queste misure la crescita media del Pil nel 2022-2026 sarà di 1,4 punti più alta rispetto al 2015-2019. Nel 2026, quando il Recovery terminerà, il Pil sarà di tre punti percentuali più alto rispetto a uno scenario base, cioè senza il piano.

La governance

Per quel che riguarda la governance del Pnrr, nella bozza di presentazione si fa riferimento alla “responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte: ministeri ed enti locali e territoriali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati e la gestione regolare corretta ed efficace delle risorse”. Secondo il documento “monitoraggio, rendicontazione e trasparenza” saranno “incentrate al ministero dell’Economia che monitora e controlla il progresso dell’attuazione di riforme e investimenti e funge da punto di contatto unico per le comunicazioni con la Commissione Ue”.

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