Recovery Plan, gli industriali tedeschi plaudono al trionfo di Angela Merkel

Il presidente della Federazione dell'industria tedesca (BDI), Dieter Kempf, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il direttore generale della Federazione dell'industria tedesca (BDI), Joachim Lang. EPA/CLEMENS BILAN

Soddisfazione nei settori dell’imprenditoria tedesca per i risultati usciti dal Consiglio europeo, secondo esponenti del settore ed esperti si creeranno meccanismi virtuosi che avranno ricadute positive. Probabile via alla ripresa già dal prossimo autunno.

Le associazioni imprenditoriali tedesche plaudono all’accordo raggiunto dai 27 leader dei Paesi Ue in occasione di quella che è stata una vera e propria maratona negoziale, conclusasi nella mattinata di martedì 21 luglio. E secondo il ricercatore economico Jürgen Matthes hanno tutte le ragioni per essere soddisfatti, anche se alcuni osservatori sono scontenti dei tagli ai finanziamenti per innovazione, ricerca o difesa.

“Abbiamo raggiunto una buona conclusione dopo una lunghissima sessione, e ne sono molto felice”, ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel in conferenza stampa martedì mattina, riassumendo la sua posizione sull’esito del vertice Ue.

Altri, come la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, hanno definito il risultato “storico”. Fino a qualche settimana prima non si aveva la certezza che il Consiglio europeo avrebbe trovato un accordo sia sul bilancio dell’Ue (Quadro finanziario pluriennale – Qfp) sia sul Recovery Fund (NextGenerationEu – Ngeu) e soprattutto in alcuni momenti del lungo negoziato sembrava che le posizioni dei diversi attori in campo fossero troppo distanti.

L’accordo però è arrivato, nei tempi, come richiesto sia dalle istituzioni europee sia dalle associazioni degli industriali e dei sindacati, preoccupati per la crisi economica e per la difficoltà della ripartenza. Il risultato ottenuto è particolarmente importante perché per finanziare la Ngeu, la Commissione è stata autorizzata a raccogliere il debito comune europeo su una scala senza precedenti.

La soddisfazione di governo e associazioni di categoria tedesche

Per il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier (in quota Cdu) si tratta di una buona notizia per l’economia tedesca, come affermato martedì in conferenza stampa. “Sono convinto che con l’attuazione di questo programma, nel 2021 e nel 2022, avremo una ripresa sostenuta”, ha detto. Si prevede per ora che la ripartenza della crescita tedesca possa iniziare a partire dal prossimo ottobre.

Confindustria, Bdi e Medef chiedono all'Ue “un impegno senza precedenti”

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Le prime reazioni nei comunicati stampa del mondo dell’industria tedesca sono stati altrettanto positivi. “Le sovvenzioni concordate, pari a 390 miliardi di euro, faranno avanzare in modo significativo la ricostruzione economica del nostro continente attraverso misure finanziate congiuntamente”, ha dichiarato soddisfatto Joachim Lang, direttore generale della Federazione delle industrie tedesche (Bdi).

Anche Eric Schweitzer, presidente dell’associazione delle Camere di commercio e industria tedesche (Dihk) ha accolto con favore i finanziamenti, perché “il rafforzamento del mercato interno e la ripresa economica negli Stati membri sono requisiti fondamentali affinché l’economia tedesca possa superare la crisi”.

In effetti è “decisamente una buona notizia” per le aziende tedesche, molto forti nell’esportazione, che i mercati europei si stiano stabilizzando, ha dichiarato Jürgen Matthes dell’Istituto economico tedesco (Iw) in un’intervista ad Euractiv Germania.

Secondo Matthes, il fatto che questi Stati debbano ora rimborsare una quota di aiuti superiore a quella originariamente prevista, non rappresenta una grave minaccia per la domanda di prodotti tedeschi. Questo perché la Commissione non dovrà rimborsare integralmente i prestiti sui mercati finanziari fino al 2058.

Con un periodo di rimborso così lungo, alcuni dei finanziamenti diventano essenzialmente contributi. “Con un tasso di inflazione dell’1,5% all’anno, il valore reale di un credito diminuisce di oltre il 36% in 30 anni. Con un’inflazione del 2%, si tratterebbe di una riduzione del 45% del valore”.

“Il punto è che si tratta di ‘trasferimenti’ senza alcuna responsabilità del contribuente – sostiene Matthes -. Invece, le perdite legate all’inflazione sono a spese del mercato finanziario, che agisce volontariamente nella propria valutazione del rischio”. E secondo l’esperto sarà così, in quanto nei tempi di incertezza c’è una forte domanda di beni più sicuri, come le obbligazioni.

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