Recovery Plan e bilancio Ue: ancora nessun accordo tra Parlamento e Consiglio

Veduta generale sulla sala plenaria nell'ultimo giorno di una sessione plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio, 17 settembre 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Continua lo scontro tra il Parlamento europeo e il Consiglio. Nel trilogo di giovedì 29 ottobre non c’è stata quella svolta sullo Stato di diritto che ci si attendeva e la Presidenza tedesca ha respinto anche l’ultima proposta degli eurodeputati sul bilancio Ue.

Prima dell’incontro sembrava che le due parti si stessero avvicinando a un compromesso, dopo la discussione però il Parlamento ha fatto sapere che “tutto è ancora da concordare”.”Il quinto trilogo si svolgerà la prossima settimana: incrociamo le dita”, ha scritto su Twitter Sebastian Fischer, portavoce della Presidenza tedesca.

Il problema è come far scattare la condizionalità che fa sì che i Paesi che non rispettano i valori democratici europei non godano dei fondi dell’Unione. Secondo la proposta di mediazione avanzata dalla Presidenza tedesca la possibilità di introdurre sanzioni scatterebbe solo in caso di gravi violazioni dello Stato di diritto.

Un altro problema è decidere se la sospensione dei fondi debba essere approvata dal Consiglio a maggioranza qualificata, come vorrebbero alcuni Stati membri, oppure se la maggioranza qualificata debba essere introdotta qualora un Paese voglia bloccare la sospensione proposta dall’esecutivo Ue.

Il Parlamento europeo è compatto nel chiedere strumenti più incisivi per sanzionare e scoraggiare le derive autoritarie. I governi nazionali invece hanno posizioni molto distanti su questo tema.  I Paesi cosiddetti “frugali” insistono molto sulla necessità di introdurre un meccanismo di condizionalità, mentre Polonia e Ungheria, che rischierebbero di andare incontro a sanzioni, si oppongono fermamente all’ipotesi di vincolare i fondi al rispetto dello Stato di diritto. Su questo fronte tuttavia dei piccoli passi avanti sono stati fatti. E la Presidenza tedesca confida di poter arrivare a un accordo nel prossimo trilogo.

La battaglia per il bilancio

Per quel che riguarda invece il bilancio Ue è scontro aperto, dopo che la Presidenza tedesca ha respinto anche l’ultima proposta dell’Eurocamera, che chiedeva di escludere dal bilancio pluriennale europeo la spesa degli interessi sul debito che la Commissione accumulerà  per finanziare il Recovery Plan.

“Nel 2021-2027, contando i costi di Next Generation Eu al di sopra dei massimali, si sarebbero liberati 12,9 miliardi di euro entro i massimali per il completamento dei programmi di spesa di punta”, si legge nella nota del Parlamento Ue.

Per venire incontro alle richieste dei governi nazionali gli eurodeputati hanno proposto che i 12,9 miliardi non vengano destinati automaticamente ai programmi europei, ma che sia il Consiglio a decidere. Però la  Presidenza tedesca ha respinto anche questa ipotesi.

“Il Consiglio si è rifiutato ciecamente di considerare questa possibile svolta, sostenendo ancora una volta che si trattava di una “linea rossa” stabilita dal vertice del Consiglio europeo del luglio 2020. Il Parlamento ha un mandato negoziale, il Consiglio ha una serie di linee rosse”, è il commento che il team negoziale dell’Eurocamera affida a una nota diramata a conclusione del trilogo di giovedì 29 ottobre.

Rimane solo da augurarsi che si riesca ad arrivare a un’intesa entro metà novembre, in modo che il Recovery Plan possa entrare in vigore tra febbraio e marzo. Per l’Italia è fondamentale “far partire al più presto i programmi e l’erogazione dei fondi europei”, ha ribadito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha approfittato del Consiglio europeo straordinario di giovedì 29 ottobre per esortare gli altri leader europei e la Commissione ad accelerare i tempi.

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