Recovery Plan e Babbo Natale

Buon Natale

Chi va piano va sano e va lontano, recita il noto proverbio; ma in questo caso, davvero, rischia di non arrivare mai…

Questa la prima reazione all’ennesimo semi-piano, quasi-piano, futuro-piano nazionale di ripresa e resilienza pubblicato stamani dal governo. Un riepilogo, rispetto a quello di qualche settimana fa. Oltre alle macro-voci, si dettagliano (si fa per dire) 52 macro-progetti (nel documento precedente erano indicate 17 priorità). Naturalmente senza spiegare esattamente in cosa consistano, come saranno valutati e con che tempi gli stati di avanzamento, come verranno monitorati e soprattutto rendicontati i progetti entro i pochi anni che la Commissione ha messo a disposizione di ogni paese per l’accesso ai fondi del Next Generation EU.

Tabella_52_progetti_recovery_plan

 

Lo sapevamo già, ma il governo certifica adesso che dei 209 miliardi, divenuti nel frattempo 196 (a causa dei riconteggi dei flussi di cassa in ingresso a prezzi correnti), ne verranno spesi in maniera aggiuntiva rispetto a quanto già inseriti a bilancio solo 120. Una notizia non proprio ottimale per un paese in ritardo di sviluppo e di prospettiva.

Quel documento ci dice inoltre (ma queste macro-indicazioni erano già presenti nel riepilogo di due settimane fa) che la transizione ecologica riceverà, dei 196 miliardi ricalcolati, 74.3 miliardi di euro, pari al 37.9%. Una cifra che qualche commentatore si è affrettato a celebrare come una svolta green del governo italiano. Una cifra che oltrepassa di meno dell’1% il minimo del 37% fissato dal Parlamento Europeo per la destinazione dei fondi al Green Deal.

Certo, si possono considerare anche i 27.8 miliardi delle infrastrutture per la mobilità sostenibile. E sono ancora da verificare le interconnessioni con altre macro-voci del programma. Altri 48.7 miliardi vanno a sostenere la transizione digitale (non meno del 20% delle risorse, secondo le indicazioni europee), pari al 24.8%; ma 18.2 miliardi dei quali già messi a bilancio.

All’istruzione e alla ricerca va una fetta del 9.7%; l’8.7% alla parità di genere ed alla coesione territoriale. Per finire poi con un 4.6% al potenziamento dell’innovazione nel sistema sanitario.

Ma non siamo in ritardo. In fondo, siamo solo al 24 dicembre. C’è ancora una settimana intera per l’apertura della finestra che consente a ciascun paese di presentare il piano e ricevere al più presto (se verrà approvato) l’agognato anticipo del 13% dei fondi: circa 25 miliardi.

Chissà che Babbo Natale non ci faccia il regalo, domani mattina, di farci trovare sotto l’albero un vero Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza, piuttosto che un’ulteriore bozza di linee guida.

Commissione Europea

Con il sostegno del Parlamento Europeo