Recovery, niente soldi alla Polonia finché non rispetta il primato del diritto europeo

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/Piotr Nowak]

La sfida della Polonia al primato del diritto dell’Unione europea sul diritto nazionale sta impedendo lo sblocco dei 57 miliardi di euro di fondi destinati a Varsavia, nell’ambito del piano di ripresa Next Generation Eu, ha spiegato il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni.

Intervenendo davanti alla commissione Economia e Bilancio del Parlamento europeo, Gentiloni ha affermato che l’ultima mossa del governo polacco, che ha chiesto alla Corte costituzionale di stabilire che il diritto dell’Ue non è al di sopra del diritto nazionale, è un ulteriore fattore che impedisce l’approvazione da parte della Commissione del Pnrr di Varsavia.

Per ottenere il via libera di Bruxelles i piani nazionali di ripresa devono rispettare i requisiti dei regolamenti Ue e delle raccomandazioni per ciascun paese e nella discussione, ha precisato Gentiloni, rientra anche il rispetto del primato del diritto europeo. “Stiamo cercando ulteriori chiarimenti da Polonia e Ungheria in merito alla conformità e per garantire che tutti i requisiti del regolamento siano soddisfatti. Dobbiamo ricevere queste assicurazioni prima di poter giungere a una conclusione positiva in merito”, ha aggiunto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, che ha partecipato all’audizione insieme a Gentiloni.

L’esecutivo Ue ha già dato il via libera a 18 piani nazionali, ma ha congelato la valutazione per Polonia e Ungheria perché teme che i due paesi possano minare l’indipendenza dei tribunali e la libertà dei media. Nel caso di Budapest ufficialmente lo stop è dovuto a problemi di trasparenza negli appalti e di corruzione. Ma la ragione di fondo, come nel caso di Varsavia, è il braccio di ferro che va avanti da anni con Bruxelles sullo Stato di diritto.

A giugno la Commissione Ue aveva avviato due procedure di infrazione contro Varsavia e Budapest per aver approvato delle leggi che discriminano la comunità Lgbt+. La Corte europea aveva anche bocciato la riforma della giustizia introdotta nel Paese perché violava il principio d’indipendenza dei magistrati. “Ci troviamo continuamente nel mezzo di una Polexit legale, che sta avvenendo passo dopo passo. Vedremo dove ci porterà, o forse ci renderemo finalmente conto di quale strada stiamo seguendo”, aveva dichiarato in occasione della sentenza l’Ombudsman (difensore civico) polacco Adam Bodnar, sostenendo che gli ultimi sviluppi stanno portando la magistratura del Paese fuori dalla giurisdizione dell’Ue.

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