Recovery, il Portogallo è il primo paese a presentare il piano nazionale alla Commissione Ue

Il primo ministro portoghese Antonio Costa, 25 Marzo 2021. EPA-EFE/MARIO CRUZ

I piani già pronti sono quattro: quello di Spagna, Francia, Grecia e Portogallo. Ma poiché quest’ultimo detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue gli altri tre paesi hanno atteso prima di presentare il proprio piano nazionale di ripresa e resilienza perché fosse il primo ministro António Costa a consegnarlo per primo alla Commissione.

“In tutta Europa, possiamo vedere che le campagne di vaccinazione stanno accelerando. Parallelamente, ora è ancora più importante lanciare Next Generation EU. La ripresa economica deve andare di pari passo con un miglioramento della situazione sanitaria sul campo. Accolgo con favore il piano di ripresa e resilienza del Portogallo, il primo presentato ufficialmente alla Commissione”, ha detto la presidente Ursula von der Leyen. A ruota dovrebbero arrivare anche quello francese, quello spagnolo e quello greco.

La Spagna era stato il primo paese ad inviare, già a inizio dicembre, una bozza del proprio piano (“España Puede”) a Bruxelles, mentre la Francia a settembre 2020 era stata la prima a pubblicare i dettagli del piano “France Relance“.

Le prossime tappe

La scadenza ufficiale per le presentazioni dei diversi piani nazionali di ripresa e resilienza è fissata per fine aprile. “Il nostro obiettivo rimane quello di adottare tutti i piani entro l’estate. Per effettuare i primi pagamenti, abbiamo bisogno che tutti gli Stati membri abbiano approvato la decisione sulle risorse proprie. Sono fiduciosa che tutto sarà pronto entro l’estate”, ha ribadito Von der Leyen.

Le prossime tappe infatti sono già ben definite: il 30 aprile è la scadenza per gli Stati membri per presentare i piani nazionali; il 30 giugno, due mesi dopo, è il termine per l’approvazione dei piani da parte della Commissione; il 30 luglio, è la data ultima per l’approvazione dei piani da parte del Consiglio.

Secondo gli obiettivi fissati dalla Commissione, nei piani di tutti i Paesi almeno il 37% dei fondi dovrà andare alla transizione verde e non meno del 20% a quella digitale. I contributi e i prestiti europei servono per finanziare riforme e investimenti. Per fare tutto questo, i fondi del Recovery and Resilience Facility saranno erogati fino alla fine del 2026 e dovranno essere rimborsati al più tardi entro il 31 dicembre 2058.

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La prima emissione è prevista per giugno, ma solo se tutti gli Stati membri avranno completato il processo di ratifica delle risorse proprie.

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Il Plano de Recuperação e Resiliência

Il piano portoghese (Plano de Recuperação e Resiliência) però è particolarmente importante, non solo e non tanto perché per “garbo istituzionale” è stato quello presentato ufficialmente per primo. È importante soprattutto alla luce di un elemento che è stato messo in luce da un report della Banca centrale europea. L’elemento interessante è questo: se consideriamo le somme complessive, i due Paesi che beneficeranno maggiormente dei fondi del Next Generation Eu sono Italia e Spagna, ma se invece consideriamo i fondi in rapporto al Pil dei singoli Paesi, il Portogallo è il secondo maggiore beneficiario netto, dopo la Grecia.

Il piano è organizzato in solo tre dimensioni di intervento strutturale: resilienza, transizione climatica e transizione digitale. Per quanto riguarda la dimensione della resilienza, sono state considerate nove macroaree per rafforzare la resilienza sociale, economica e territoriale: salute, alloggi, risposte sociali, cultura, investimenti commerciali innovativi, qualifiche e competenze, infrastrutture, foreste e gestione delle acque.

Rispetto alla dimensione della Transizione climatica, sono state considerate sei aree strategiche: il mare, la mobilità sostenibile, la decarbonizzazione dell’industria, la bioeconomia, l’efficienza energetica negli edifici e le energie rinnovabili.

Infine, la dimensione digitale punta a finanziare infrastrutture digitali efficaci per assicurare la dematerializzazione dell’apprendimento, delle transazioni e dei processi e per il lavoro a distanza, puntando sulla digitalizzazione delle scuole, delle aziende e della pubblica amministrazione.

Se sarà approvato, prima dalla Commissione e poi dal Consiglio, si aprirà la strada all’erogazione di un prefinanziamento pari al 13% dei 13,9 miliardi di euro di sovvenzioni e 2,7 miliardi di euro di prestiti richiesti nell’ambito del Recovery and Resilience Facility (il principale strumento del Next Generation Eu), “fatta salva l’entrata in vigore della decisione sulle risorse proprie, che deve essere prima approvata da tutti gli Stati membri”, come ribadisce la Commissione.

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