Recovery Fund: perché il negoziato è così difficile?

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante una riunione nel terzo giorno di vertice a Bruxelles.

Aldilà dell’importanza della posta in gioco, delle cifre di cui si parla, e dei complessi aspetti tecnici, ci sono varie ragioni strutturali e di natura politica.

Il cittadino italiano medio potrebbe essere sorpreso nell’osservare la straordinaria difficoltà del negoziato sul piano Next Generation Europe proposto dalla Commissione europea in risposta alla pandemia, che include il Recovery and Resilience Fund, il Quadro Finanziario Pluriennale che finanza le politiche europee, incluso il Green Deal, e altri nuovi strumenti d’azione. Molti si chiedono come sia possibile che alcuni Paesi non si rendano conto che la nostra interdipendenza è tale che la ripresa di tutti i Paesi è necessaria al benessere degli altri, che la solidarietà non è solo un imperativo morale, ma un interesse comune. Aldilà dell’importanza della posta in gioco, delle cifre di cui si parla, e dei complessi aspetti tecnici, ci sono varie ragioni strutturali per cui il negoziato è così complesso ed è bene cercare di comprenderle per poter capire come superare le difficoltà.

Recovery Fund: i sei pilastri della proposta di Michel

Confermati 500 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 250 di prestiti. Mediazione sul bilancio tra le richieste dei frugali e il piano presentato dalla Commissione.
Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, venerdì 10 luglio ha ufficializzato la sua proposta …

La prima ragione è il meccanismo decisionale. Il fatto che serva un accordo all’unanimità dà ad ogni Paese un potere vero e proprio di ricatto. Spinge tutti a non cedere e rende il negoziato estenuante, perché ognuno ha l’idea che “chi la dura la vince”, che se rimane sulle sue posizioni gli altri dovranno cedere se vogliono raggiungere un accordo. L’unanimità è un meccanismo decisionale anti-democratico, inefficace ed inefficiente, che finché rimarrà per le decisioni più importanti dell’Unione, porterà sempre a negoziati lunghissimi e compromessi al ribasso. Ed è il motivo per cui sarebbe da evitare nell’implementazione del Recovery Fund.

La seconda ragione è di natura istituzionale. Il Consiglio europeo è composto dai Capi di Stato e di governo dei Paesi membri, ovvero di leader politici il cui obiettivo principale è la rielezione e il cui compito istituzionale è difendere l’interesse nazionale, non quello comune. Ciò spinge a vedere il negoziato come un gioco a somma zero, in cui se qualcuno vince qualcuno perde. Invece l’integrazione è storicamente un gioco a somma positiva, dal cui successo guadagnano tutti. Per questo quando analizziamo le proposte della Commissione o le posizioni del Parlamento o le decisioni della Banca Centrale, che sono istituzioni sovranazionali chiamate a fare l’interesse comune, ci sembrano normalmente lungimiranti ed equilibrate, in grado di apportare benefici diffusi ai cittadini europei di tutti i Paesi.

Bce, Lagarde: “Le misure di emergenza funzionano, ora serve subito il Recovery Fund”

La presidente della Bce Christine Lagarde ha annunciato la chiusura della prima fase della politica monetaria di emergenza. Il rischio di frammentazione dei mercati si è ridotto, ma bisogna continuare a monitorare la situazione per evitare il rischio di una …

La terza ragione è di natura politica. In quasi tutti i Paesi ci sono partiti nazionalisti e anti-europei e ogni leader sente il bisogno di tenerli a bada in modo diverso. C’è chi lo fa puntando sull’integrazione, come il francese Macron. C’è chi vuole dimostrare di difendere l’interesse nazionale meglio di quanto farebbero loro, come l’olandese Rutte. Il tutto in un quadro in cui è evidente che se i nazionalisti fossero al potere nei vari Paesi nessun accordo e nessuna forma di solidarietà europea sarebbe mai possibile. È dunque l’interazione tra politica nazionale e politica europea che ostacola il negoziato. E ciò è dovuto al fatto che chi è chiamato a prendere decisioni europee in realtà risponde all’elettorato nazionale. Chi risponde all’elettorato europeo vede immediatamente l’importanza e l’utilità per i cittadini del Piano proposto dalla Commissione. Infatti il Parlamento europeo è stato rapidissimo nel manifestare il proprio sostegno. Se dalla proposta all’implementazione passeranno mesi ciò è dovuto interamente ai governi nazionali che non riescono ad approvarlo. Esattamente come accaduto per la riforma del Regolamento di Dublino in materia di immigrazione.

La quarta ragione è la scarsa fiducia reciproca tra i Paesi. È un dato oggettivo – sebbene spesso disconosciuto in Italia – che alcuni Paesi, come l’Italia, non siano stati capaci di affrontare alcuni loro problemi strutturali e di conseguenza abbiano una bassa competitività e crescita. Così come è palese che la scelta di puntare su un rilancio dell’economia attraverso la spesa pubblica, o politiche come il reddito di cittadinanza e quota 100 sono fallite. Il fatto che l’Italia sia il Paese che più beneficerebbe della proposta della Commissione e l’unico che non ha presentato formalmente il Piano Nazionale delle Riforme che dovrebbe indicare come intenderemmo spendere le risorse non può che alimentare sfiducia e timore che gli aiuti all’Italia verranno sprecati, come già avviene in larga misura con i fondi europei, che non riusciamo ad utilizzare interamente e che usiamo spesso in modo poco proficuo.

Consiglio europeo sul Recovery Fund. Sassoli: "Chiedo responsabilità, è l'ora di scegliere"

Ancora una volta e con la consueta forza, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli richiama i capi di Stato e di governo, riuniti nel Consiglio europeo, alla responsabilità. Il Parlamento vuole mantenere intatte le ambizioni del Recovery Fund, come …