Recovery Fund, il Parlamento Ue approva la risoluzione: “Inaccettabili i tagli di bilancio”. Lega e FdI si astengono

epa08561948 La Presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen (L), il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e il Presidente del Parlamento europeo, David-Maria Sassoli, si salutano prima dell'inizio della plenaria sulle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo, nel Parlamento europeo a Brussels, Belgio, 23 July 2020. EPA-EFE/FRANCOIS WALSCHAERTS / POOL

Il Parlamento europeo a grande maggioranza ha approvato una risoluzione fortemente critica nei confronti dell’accordo emerso dall’ultimo Consiglio europeo su Next Generation Eu (NgEu) e sul Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp). I principali punti da rivedere sono, per il Parlamento, le tutele dello stato di diritto, la governance di NgEu, i fondi destinati ai programmi europei e il pacchetto di risorse proprie. Tutte le forze politiche italiane hanno sostenuto la risoluzione, ad eccezione di Lega e Fratelli d’Italia che si sono astenuti.

I presidenti del Consiglio e della Commissione europea, Charles Michel e Ursula von der Leyen hanno aperto la plenaria straordinaria del Parlamento europeo annunciando i risultati del vertice di capi di Stato e di governo. “Oggi più che mai inviamo un segnale di fiducia e robustezza. L’Europa è presente, è solida è in piedi”, afferma Charles Michel che sottolinea che “è la prima volta nella storia europea che ci siamo trovati d’accordo per mutualizzare il debito”, e definisce l’accordo emerso dal Consiglio “giusto, equilibrato e senza precedenti”.

La Presidente Von der Leyen ha invece richiamato il ruolo centrale che tocca ora al Parlamento europeo. La Presidente ha infatti ricordato quanto sia “essenziale che il parlamento europeo svolga un ruolo cruciale, in qualità di co-legislatore” e, senza giri di parole, definisce l’accordo su QFP “una pillola amara”.

Una pillola amara che il Parlamento non sembra voler buttar giù senza combattere. Tutti i presidenti dei gruppi politici del PE sono infatti intervenuti attaccando la scarsa ambizione e chiarezza di un accordo ritenuto dai più insoddisfacente.

Le critiche politiche sono state espresse in una risoluzione, approvata con una maggioranza di 465 voti su 682 votanti, che definisce il mandato per le negoziazioni tra Parlamento e Consiglio che inizieranno a breve. Solo infatti dopo un accordo tra Parlamento e Consiglio, il nuovo QFP potrà essere considerato definitivo. A sostenere la risoluzione sono tutti i principali gruppi politici del Parlamento, con l’eccezione di Identità e Democrazia (ID) e dei Conservatori e Riformisti (ECR). Tra gli eurodeputati italiani, tutti hanno votato a favore, con l’eccezione di Fratelli d’Italia (ECR) e della Lega (ID) che si sono invece astenuti.

I punti da limare tra l’organo che rappresenta l’Europa intergovernativa e quello che maggiormente simboleggia la dimensione comunitaria dell’Unione, sembrano essere molti.

Il Parlamento innanzitutto riconosce la portata dell’accordo su NGEU, ma condanna la riduzione dei grants, rispetto a quanto proposto dalla Commissione. In merito al QFP, con grande chiarezza, il PE non accetta il compromesso. Secondo gli eurodeputati esso è infatti dettato da interessi nazionali, a discapito degli obbiettivi europei. Ad essere sotto accusa sono, in particolare i tagli ai programmi per la salute e la ricerca considerati particolarmente pericolosi, dato lo stato di emergenza in cui versa il mondo intero; i tagli all’educazione mettono poi, per il PE, a rischio il futuro delle prossime generazioni di europei; le riduzioni ai programmi dedicati alla transizione verde delle regioni maggiormente dipendenti dal carbone, sono in contraddizione con l’agenda del Green Deal; pericolosi e controproducenti sono considerati anche i tagli ai programmi destinati all’asilo, alle migrazioni e alla gestione delle frontiere.

Altro elemento dell’accordo considerato insoddisfacente, per il Parlamento, è il piano per ripagare i debiti contratti con il Recovery Fund. Al momento ci sono, viene puntualizzato nella risoluzione, solo tre opzioni possibili in merito: tagliare ulteriormente i programmi europei, aumentare i contributi statali, adottare nuove risorse proprie. Per il Parlamento solo quest’ultima soluzione è da considerare accettabile perché renderebbe sostenibile il debito europeo, senza gravare su bilanci nazionali e sui cittadini europei.

Ad essere criticato dal PE è anche il rifiuto, da parte del Consiglio, della “soluzione ponte” che avrebbe permesso di fornire liquidità agli stati già nel 2020.

Il Parlamento segna una linea e chiarisce le sue priorità

Alla luce di queste critiche dunque, il Parlamento si dichiara, con decisione, pronto a non accettare la proposta del Consiglio, a meno che non si trovi un compromesso accettabile. Tale compromesso dovrà però, in accordo con la risoluzione, rispettare alcuni principi chiave.

 

Andranno innanzitutto aggiunte nuove tutele per lo stato di diritto. Secondo il PE infatti quelle già presenti nella posizione del Consiglio non sono sufficienti. Il Parlamento propone dunque di inserire un meccanismo che permetta di salvaguardare il bilancio UE in caso di accertate violazioni dei principi fondamentali dell’UE, previsti dall’Art.2 dei Trattati. Tale meccanismo dovrebbe coinvolgere attivamente il Parlamento stesso, in quanto garante dei valori fondanti dell’Unione.

Il PE reitera poi la propria fermezza nel non dare alcun via libera al nuovo QFP se non sarà concordato un nuovo pacchetto di risorse proprie da introdurre entro la fine del prossimo settennio (2021-2027). I fondi ricavati da tali risorse devono coprire i debiti contratti con Next Generation EU e contribuire alla riduzione l’impatto dei contributi statali sul bilancio dell’UE.

Il PE non si accontenta infatti della tassa sulle plastiche non riciclabili, attualmente prevista dalla posizione del Consiglio, e chiede un documento legalmente valido che impegni all’introduzione di nuove risorse proprie già nella prima metà del settennio 2021-2027. Le nuove risorse europee dovrebbero provenire da un Carbon Border Adjustment, dai ricavi dell’EU Emission Trade System (ETS), da una digital tax, dalla tassa sulle transazioni finanziarie e da una base imponibile consolidata comune in materia di imposta sulle società. Altre risorse proprie potrebbero poi essere aggiunte nella seconda metà del settennio.

Il PE è poi fortemente critico verso i rebates, che secondo l’assemblea dovrebbero essere eliminati quanto prima.

Gli europarlamentari chiedono inoltre di aumentare considerevolmente le risorse destinati ai programmi principali e dell’UE che riguardano clima, digitale, salute, giovani, cultura, infrastrutture, ricerca, gestione delle frontiere e solidarietà – tra questi Erasmus+, Horizon Europe, InvestEU, Just Transition Fund, ecc. A denunciare la scarsa ambizione del bilancio settennale proposto dal Consiglio, i MEP fanno infatti notare che nel 2024, quanto i fondi di NGEU saranno ormai stati spesi, l’ammontare del bilancio UE sarebbe addirittura inferiore a quello previsto per il 2020. Tale condizione non è ritenuta accettabile dal Parlamento.

Quest’ultimo supporta poi l’integrazione della dimensione di genere e obblighi in materia di impatto di genere sia rispetto al QFP che al NGEU, e propone che una metodologia chiara e trasparente in merito andrebbe inserita nel corso del prossimo settennio.

Gli eurodeputati attaccando anche il sistema intergovernativo con cui dovrebbe essere gestita la Recovery and Resilience Facility. Il Parlamento vuole infatti essere coinvolto nei processi in modo da poter assicurare che i programmi nazionali vadano incontro ad un comune interesse europeo.

L’accordo tra Consiglio e Parlamento sembra essere allora tutt’altro che facile, ma il Parlamento sembra avere il tempo dalla sua. Da Bruxelles infatti sottolineano che le trattative sul bilancio vanno avanti dal 2018 e che il Consiglio, dopo aver a lungo targiversato, non potrà chiedere ora accelerazioni che vadano a discapito dei cittadini europei. Nel caso in cui l’accordo dovesse tardare poi, per il prossimo anno il bilancio europeo sarebbe ricalcolato sulla base di quello 2020, risultando dunque superiore alla proposta attuale del Consiglio, nonché coerente con NGEU, al quale si andrebbe a sommare.

Il Parlamento sembra insomma avere tutte le carte in regola per affrontare, a viso aperto, il Consiglio europeo, e a giocare da protagonista una delle partite politiche più importanti della storia dell’integrazione europea.

Il Parlamento sottolinea che le discussioni sul nuovo bilancio vanno avanti fin dal 2018. Che va trovato un accordo soddisfacente e che ciò dovrà avvenire nel rispetto dei cittadini europei. In accordo con i trattati, dunque, il PE propone che in caso non fosse possibile far diventare esecutivo il prossimo bilancio entro l’inizio del 2021, dovrebbe essere temporaneamente riadottato il bilancio 2020, così da permettere ai progammi europei di essere messi in campo, coerentemente con il recovery fund.