Recovery Fund, i quattro Paesi frugali ribadiscono : “Solo prestiti”

La presidente della commissione europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel parlano con il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il primo ministro olandese Mark Rutte, il primo ministro danese Mette Frederiksen e il primo ministro svedese Stefan Lofven a Bruxelles, il 20 febbraio 2020. [EPA-EFE/VIRGINIA MAYO / POOL]

I capi di governo di Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi scrivono una lettera al Financial Times per confermare che la loro posizione sul piano Next Generation Eu da 750 miliardi è sempre la stessa: “I soldi spesi dovranno poi essere rimborsati dai contribuenti”.

A pochi giorni di distanza dalla lettera con cui le commissarie europee di Svezia, Finlandia e Danimarca avevano tentato di spiegare ai loro Paesi perché dovrebbero sostenere il piano della Commissione europea, il fronte dei frugali si ricompatta, smentendo qualsiasi ipotesi di ripensamento.

Il premier svedese Stevan Löfven, la collega danese Mette Frederiksen, il primo ministro olandese Mark Rutte e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz spiegano di essere pronti a sostenere la ripresa comune, purché non vengano “buttati a mare principi importanti”. Vale a dire che l’assegnazione dei fondi deve basarsi su criteri specifici e relativi alla crisi. Inoltre il fondo dovrà avere natura temporanea, di massimo due anni, e non potrà essere più grande “di quanto potrebbe essere utilmente assorbito dagli Stati membri durante l’emergenza in corso”.

I quattro leader assicurano che è nel loro interesse e in quello di tutti far ripartire il mercato unico “a tutta velocità”.  “I lavoratori Volvo in Svezia e quelli Philips nei Paesi Bassi dipendono dallo sviluppo economico in Grecia e Slovacchia. Più forti sono le economie italiana e spagnola, meglio è per Danimarca e Austria. E viceversa”, scrivono. Tuttavia per fare questo non è pensabile ricorrere a sussidi. “Come potrebbe essere responsabile spendere 500 miliardi di euro presi in prestito e inviare in futuro la fattura?”, chiedono.

L’unico modo “sano” di utilizzare il denaro preso in prestito dall’Ue è “di convertirlo in prestiti per coloro che ne hanno davvero bisogno, alle migliori condizioni possibili”. La lettera inviata al quotidiano britannico non lascia spazio a interpretazioni e frena qualsiasi entusiasmo sulla presunta apertura della Danimarca alle trattative.

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio europeo Charles Michel aveva preannunciato che la strada del negoziato è in salita e lo ha ribadito nella lettera inviata martedì 16 giugno ai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri, in vista del vertice di venerdì 19 giugno.

Nel suo messaggio Michel sottolinea che occorre un dibattito “approfondito” su quattro punti sui quali le opinioni “devono ancora convergere”: la dimensione e la durata dei vari strumenti, la questione dei prestiti e dei trasferimenti, le condizionalità e le dimensioni del Bilancio europeo.