Recovery Fund, Conte in Parlamento: “Una grande vittoria per l’Italia”

Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte presenta l'accordo sul Recovery Fund al Senato della Repubblica, Italia, 22 luglio 2020. [EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI]

Una grande vittoria per l’Italia intera. Così il Giuseppe Conte ha descritto gli esiti del Consiglio europeo culminato con l’accordo sul Recovery Fund e sul nuovo Quadro finanziario pluriennale (Qfp). Non senza una nota di quello che Ulrich Beck definirebbe “nazionalismo metodologico”, il presidente del Consiglio ha fatto un report italocentrico della quattro giorni di trattative consumatasi a Bruxelles.

In Senato, Giuseppe Conte ha snocciolato tutti i numeri del nuovo Recovery Fund, sottolineando gli importi che spetteranno all’Italia, di fatto implicando che il giudizio politico sul piano verte, almeno parzialmente, anche sulla quantità di fondi ricevuti dal nostro Paese. Non a caso viene celebrato il fatto che l’Italia abbia ottenuto la fetta più ampia di finanziamenti, il 28% dei 750 miliardi totali stanziati per il Recovery Fund.

Ad essere invece criticato dal presidente è l’aumento dell’ammontare dei prestiti, arrivati a 360 miliardi, rispetto ai 250 previsti dalla proposta originale della Commissione europea. Conte non manca però di sottolineare che questo è stato causato dalla “visione anacronistica di alcuni Stati”.

Piuttosto che allinearsi alla definizione di “frugali”, il presidente del Consiglio attacca invece sull’effettiva volontà di mantenere comunitario un piano politico di tale portata. Non a caso Conte rivendica con forza l’impegno profuso dal governo italiano proprio nell’evitare pericolose derive intergovernative, andando contro le “rigidità” di alcuni Paesi che volevano snaturare l’accordo, riducendolo alla mediocrità.

Il risultato politico, secondo il presidente, è dunque evidente e il merito va attribuito non solo ai ministri e alle forze di governo, ma anche a tutti i cittadini italiani che, fin dall’inizio dell’emergenza, sono stati in grado di esprimere un “senso di comunità” che, secondo Conte, è stato di ispirazione per tutto il resto d’Europa, rafforzando anche la forza politica dell’Italia. Tra i ringraziamenti il presidente menziona anche le opposizioni “per aver compreso l’importanza di questo passaggio storico”, nonostante la diversità di opinioni.

Tra le vittorie politiche rivendicate da Conte non vi è però soltanto l’allocazione dei fondi. È infatti sottolineato il ruolo del governo italiano nella decisione dei meccanismi di governance che regoleranno Next Generation Eu: “I piani saranno approvati dal Consiglio dell’Unione europea a maggioranza qualificata, come peraltro già avviene oggi per i programmi nazionali di riforma del Semestre europeo, mentre i singoli esborsi verranno decisi dalla Commissione, sentito il Consiglio”, sottolinea infatti Conte.

Anche in merito al tanto criticato “freno di emergenza”, il Presidente ha sottolineato il ruolo dell’Italia nell’evitare qualsiasi tipo di veto. In caso di attivazione del “freno”, infatti, il Consiglio europeo dovrà essere “sentito”, ma non avrà nessuna “facoltà decisionale” e il parere dovrà essere espresso entro tre mesi, così da non rallentare eccessivamente l’emissione di fondi.

Nel presentare invece l’accordo sul Qfp, Conte sottolinea quanto il contributo netto dell’Italia diminuisca rispetto allo scorso settennato da -4,11 miliardi di euro a -2,9 miliardi di euro in media all’anno. L’Italia è inoltre tra i pochi Paesi che hanno visto aumentare le dotazioni alla politica di Coesione, che sono aumentate da 36,2 a 38 miliardi.

In favore del Bel Paese poi, secondo Conte, anche le modifiche legate alla Politica agricola comune (PAC), in particolare per il rafforzamento delle dotazioni per lo sviluppo rurale che ammontano a 77,1 miliardi nel Quadro finanziario pluriennale e 7,5 in “Next Generation EU”.

Sono invece ancora una volta criticati i rebates, gli sconti di cui godono alcuni degli Stati membri dell’Ue rispetto alla quota di contribuzione al bilancio comunitario. Conte li ha infatti definiti “uno strumento anacronistico”, contro cui l’Italia si è aspramente battuta.

Non mancano le critiche anche rispetto all’impostazione del nuovo Just Transition Fund, dedicato alla riconversione verde dell’economia europea. “Il fondo soffre purtroppo di un’impostazione disfunzionale”, dichiara Conte, perché premia i Paesi che sin qui non si sono impegnati abbastanza nella transizione ecologica, trascurando la necessità di riconoscere gli sforzi di quegli Stati che, come l’Italia, hanno già intrapreso l’ineludibile percorso del Green Deal.”

Ottenuto questo risultato, Conte porta all’attenzione il prossimo grande e necessario obiettivo: la predisposizione di un Piano nazionale di ripresa e di resilienza che permetta, in tempi brevi, di accedere ai fondi decisi a livello europeo e che dia modo all’Italia, non solo di risollevarsi dalla crisi, ma anche di ammodernarsi. Per farlo servirà, secondo il presidente, “un lavoro collettivo” che si fondi sul confronto parlamentare e coinvolga tutte le forze del Paese.

“Questi giorni di negoziato – afferma Giuseppe Conte – ci rafforzano nella convinzione che l’interesse nazionale, oggi più che mai, va perseguito all’interno del perimetro europeo. Visioni egoistiche, spesso ancorate alla difesa di anacronistici interessi non offrono alcuna risposta efficace, se non quella di alimentare le paure dei cittadini e il distacco dalle Istituzioni.”

Conte conclude allora citando l’ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors, quando ventisette anni fa, il 10 febbraio 1993, dinanzi al Parlamento europeo, affermò: “È veramente giunto il momento di ricollocare il fiore della speranza al centro del giardino europeo”.