Recovery, arriva il via libera dalla Finlandia

Sanna Marin. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ

Il Parlamento finlandese ha dato oggi a larghissima maggioranza, superiore ai due terzi necessari, il via libera alla Commissione Ue di andare sui mercati a raccogliere le risorse per il Recovery.

Nelle scorse settimane la Corte costituzionale finlandese aveva chiesto che il Parlamento si esprimesse con maggioranza qualificata e non semplice, ed oggi è stata raggiunta. L’annuncio arriva direttamente dalla premier finlandese, Sanna Marin su twitter:

Il primo stop al pacchetto europeo Next Generation EU era arrivato dalla Corte costituzionale tedesca: anche in quel caso il problema era la ratifica della norma sull’aumento delle risorse proprie, necessaria per sostenere l’emissione dei 750 miliardi di euro del piano europeo. Per finanziare NextGenerationEU, la Commissione europea assumerà, a nome dell’Unione europea, prestiti sui mercati finanziari a tassi favorevoli. Come sta facendo ad esempio per il programma SURE per sostenere l’occupazione e la cassa integrazione.

Entro giugno 2021 la Commissione presenterà alcune proposte sulle risorse proprie: un meccanismo di adeguamento delle emissioni di CO2 alle frontiere; una tassa sul digitale; un sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE. Entro il 2024 bisognerà però trovare altre  risorse europee e le proposte sul tavolo sono un’imposta sulle transazioni finanziarie e una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società.
Il tema, anche se sembra tecnico in realtà è decisivo perchè per poter iniziare a contrarre prestiti nell’ambito di NextGenerationEU, rendendo così operativo lo strumento, bisogna attendere che il via libera da parte di tutti gli Stati membri, in linea con le rispettive norme costituzionali, proprio sulle risorse proprie.

Già prima, in realtà, la minaccia di bloccare tutto era arrivata da Polonia e Ungheria, che avrebbero mandato tutto a monte per la clausola sullo stato di diritto. Però, con la minaccia di fare un Recovery a 25 prima, e con la mediazione tedesca poi, tutto si era risolto.

Poi è arrivata la notizia del possibile stop dalla Finlandia. Fabio Masini aveva spiegato che “Già nella plenaria del 10 febbraio scorso, il Parlamento di Helsinki aveva deciso di sottoporre la decisione sull’aumento delle risorse proprie (al 2% del Pil) al Parlamento stesso, lasciando poi alla specifica commissione parlamentare la scelta se adottarla a maggioranza semplice o con una maggioranza qualificata dei 2/3”. Il rischio era concreto perché la maggioranza di Sanna Marin è debole e perché basta un solo “no” da parte di uno dei 27 Parlamenti per bloccare tutto.

Nel frattempo sono ancora parecchi i Paesi a non aver ancora presentato il proprio piano nazionale per Next Generation EU: oltre alla Finlandia, mancano ancora quelli di Estonia e Romania (dove la maggioranza è in difficoltà come nel paese nordico), Repubblica Ceca, Malta, Irlanda, Bulgaria, Svezia e l’Olanda di Mark Rutte. Il primo ad inviare il proprio piano invece è stato il Portogallo che detiene la presidenza di turno dell’Unione. L’ultimo piano arrivato, ad oggi, è quello di Cipro.

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