React-Eu: 55 miliardi in più per la politica di coesione europea

bambini rumeni che dipingono la bandiera dell'UE, EPA-EFE/ROBERT GHEMENT

Attraverso il nuovo strumento REACT-EU, la politica di coesione sarà uno dei punti chiave della Commissione europea nel quadro del Recovery Fund, che tiene conto del diverso impatto della crisi del Covid-19 nei vari Paesi.

“Questa è la risposta europea alla più grande crisi a cui abbiamo mai assistito”, ha detto il Commissario per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira, in una conferenza stampa sul piano di ripresa dell’UE : ”sono molto contenta che all’interno di questa proposta ci siano coesione e riforme”.

La politica di coesione ha affrontato per decenni il problema delle disuguaglianze tra i Paesi dell’UE e dei confini interni. Ferreira ha sottolineato che i Paesi partono “da contesti iniziali diversi” e “hanno capacità diverse” per rispondere alle conseguenze dell’epidemia di coronavirus.

Le conseguenze economiche dell’epidemia di Covid, inoltre, hanno avuto un impatto diverso da Paese a Paese, sia per la portata dell’emergenza sanitaria stessa, sia per le misure di lockdown imposte per contenere la diffusione della malattia, che hanno colpito i settori strategici.

REACT-EU ha lo scopo di affrontare le disuguaglianze che ne derivano. Si tratta di uno strumento temporaneo di emergenza che durerà solo fino al 2021.

La Commissione intende inserire il fattore pandemico nell’equazione aggiungendo ai fondi strutturali regolari 55 miliardi di euro di finanziamenti aggiuntivi, di cui circa 5 miliardi di euro sarebbero disponibili già nel 2020. 

La spesa si baserà sulle regole attuali, ma comprenderà il livello di flessibilità che la Commissione ha attivato durante la pandemia per consentire il trasferimento tra programmi, obiettivi e regioni. 

Nell’assegnazione dei fondi si terrà anche conto “della gravità degli impatti economici e sociali della crisi, compreso il livello di disoccupazione giovanile e la relativa prosperità degli Stati membri”.

Per la Commissione, la politica di coesione, sebbene sia uno degli strumenti più antichi, dovrebbe assumere un ruolo cruciale “per garantire una ripresa equilibrata” in tutto il continente.

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Sulla base della proposta di Commissione, l’UE destinerebbe circa 373 miliardi di euro al settore della Coesione, più 40 miliardi di euro al Just Transition Fund.  

L’obiettivo della politica di coesione nell’ambito del nuovo bilancio dell’UE sarà lo stesso: sostenere “la competitività economica attraverso la ricerca e l’innovazione, la transizione digitale – così come si evince nell’agenda europea Green Deal – e la promozione del pilastro europeo dei diritti sociali”.

La nuova proposta, tuttavia, presta maggiore attenzione al rafforzamento dei sistemi sanitari e dei settori particolarmente colpiti dalla crisi come la cultura o il turismo.

L’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus è stata particolarmente crudele per gli anziani, ma le conseguenze economiche stanno colpendo più duramente le giovani generazioni.

Una grossa fetta dei fondi strutturali sarà destinata alla lotta contro la disoccupazione giovanile e al rafforzamento dei quadri di istruzione e formazione, nonché alla lotta contro la povertà e l’esclusione attraverso il Fondo sociale europeo Plus (FSE+).

I paesi con tassi di disoccupazione giovanile superiori alla media dell’UE dovrebbero destinare almeno il 15% del fondo al sostegno dei giovani. Inoltre, la Commissione ha proposto che almeno il 5% del FSE+ sia destinato ad alleviare la povertà infantile.

E poiché l’UE mira ad accelerare la ripresa trasformando ulteriormente l’economia, la Commissione ha proposto di aumentare il Just Transition Fund da 7,5 a 40 miliardi di euro “per alleviare gli impatti socio-economici della transizione nell’ottica della transizione ecologica nelle regioni più colpite.”

“È un aumento massiccio assolutamente necessario se si tiene conto dello sforzo supplementare richiesto”, ha detto Ferreira.

La politica di coesione dell’UE è stato uno dei primi strumenti che la Commissione ha utilizzato per reagire all’epidemia di COVID-19. Ferreira ha dichiarato che la flessibilità rimarrà un elemento chiave della nuova politica regionale, che includerà anche un “meccanismo di risposta alle crisi a pieno titolo” per rispondere a potenziali crisi future. 

Inoltre, la proposta include una revisione di medio termine, a lungo ricercata dal Parlamento europeo, “per una revisione degli stanziamenti nazionali per la coesione nel 2024, tenendo conto delle ultime statistiche disponibili”.

Una proposta bene accolta

Younous Omarjee, presidente della Commissione per lo Sviluppo regionale del Parlamento europeo, ha accolto con favore la proposta, ma si è mostrato prudente sul risultato in quanto il Consiglio avrà l’ultima parola sull’esito finale.

“La politica di coesione è stata l’unica politica adottata dall’Unione che ha saputo rispondere con urgenza alla crisi per aiutare il settore ospedaliero, le PMI e i lavoratori”, ha dichiarato Omarjee ai giornalisti di EURACTIV, “ha sottolineato l’importanza di questa strategia per sostenere i territori quando sono colpiti da un’esplosione senza precedenti”.

“La politica di coesione ha contribuito alla costruzione dell’Europa. E contribuirà a ricostruirla”, ha detto.

Anche il presidente del Comitato europeo delle regioni, Apostolos Tzitzikostas, ha approvato il piano di ripresa e ne ha richiesto la rapida adozione.