Prosecco, primo sì dall’Ue al Prosek croato. Le proteste dei produttori italiani

Il vino croato Prošek. [Wikipedia Commons]

La guerra delle bollicine continua. Bruxelles è pronta ad accogliere la richiesta della Croazia di ottenere il riconoscimento della denominazione del vino Prosek e l’ha già pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Ma l’Italia su questo intende dare battaglia.

A dare la notizia è lo stesso esecutivo che ha risposto a una interrogazione urgente dell’eurodeputata della Lega Mara Bizzotto. Una decisione che agli occhi dei produttori di una delle icone del Made in Italy in ambito vinicolo suona come un affronto. “Di fronte a questa folle decisione dell’Ue – afferma in una nota Bizzotto – siamo pronti alle barricate per difendere in ogni modo e in ogni sede il Prosecco Made in Italy perché deve essere chiaro a tutti che l’unico vero prosecco è quello prodotto nelle nostre terre”.

“Nei prossimi 2 mesi, che rappresentano i termini temporali per presentare ricorsi e obiezioni prima della decisione finale della Commissione Ue – conclude Bizzotto – noi della Lega e tutto il nostro territorio porteremo avanti una battaglia campale per difendere la tipicità e la qualità del nostro Prosecco e il lavoro di migliaia di aziende”.

Dalla Regione Veneto a Roma la convinzione unanime è che la decisione della Commissione sia sbagliata e che sia necessario fare tutto il possibile per evitare questo riconoscimento. Il ministero delle Politiche agricole fa sapere che “utilizzerà ogni argomentazione utile per respingere la domanda di registrazione promossa dalla Croazia, anche appellandosi ai principi di tutela espressi dalla Corte di Giustizia in casi analoghi, come ad esempio avvenuto nel recentissimo caso dello Champanillo spagnolo”.

Regione Veneto sul piede di guerra

“Non ho parole per commentare quanto accaduto. Di questa Europa non sappiamo cosa farcene. Un’Europa che non difende l’identità dei suoi territori, un’Europa che dovrebbe conoscere la storia del prosecco”, ha dichiarato il governatore del Veneto Luca Zaia commentando la notizia della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue. “Dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione Europea, anche rispetto alla riserva del suo nome – continua Zaia – ma il prosecco ha, addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Tanto è vero che il territorio in cui si produce è definito le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. E, quindi, adesso saremmo costretti a discutere anche sul nome di un sito già proclamato ufficialmente Patrimonio dell’Umanità”.

Elvira Bortolomiol, Presidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg definisce sconcertante la decisione di Bruxelles. Una posizione condivisa dal presidente del Consorzio Prosecco Doc, Stefano Zanette. Il Consorzio fa sapere che presenterà le sue osservazioni “insieme ad altre forze che si stanno unendo a noi, consapevoli della gravità che tale eventuale approvazione da parte della Ue creerebbe. Si tratterebbe di un precedente pericoloso, le cui derive sono facilmente intuibili”.

Secondo Coldiretti il via libera europeo alla richiesta della Croazia “contraddice in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea come la star delle bollicine italiane”. Ed è proprio appellandosi a quella sentenza che l’Italia spera di evitare quello che sembra a tutti gli effetti un attacco a una delle Doc italiane più apprezzate.

Nella sentenza, con cui la Corte Ue ha accolto il ricorso del Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne contro i tapas bar Champanillo, i giudici spiega che si configura evocazione “quando l’uso di una denominazione produce, nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la Dop”.