Povertà infantile: nasce la “Garanzia europea per l’infanzia”

Bambini che fanno insieme i compiti all'aperto. Foto di Gabriele Bertini

Accogliendo la proposta della Commissione europei che chiedeva agli Stati membri di tenere conto delle esigenze specifiche dei bambini provenienti da ambienti svantaggiati, dei bambini senza fissa dimora, dei bambini con disabilità, dei bambini migranti oppure di quelli che appartengono ad una minoranza razziale o etnica, il Consiglio ha adottato la “Garanzia per l’infanzia”.

A marzo la Commissione europea ha adottato la prima strategia dell’UE sui diritti dei bambini, insieme ad una proposta di raccomandazione per istituire una garanzia europea rivolta ai  bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale e lunedì 14 giugno gli Stati membri riuniti nel Consiglio EPSCO (Occupazione, politica sociale, salute e consumatori) hanno approvato una raccomandazione che istituisce la “Garanzia europea per l’infanzia”, per garantire l’accesso a servizi essenziali come l’istruzione e la salute, sotto la presidenza portoghese che ha voluto dare una forte impronta sui temi sociali al proprio mandato.
“I nostri bambini sono il nostro futuro” ha commentato Ana Mendes Godinho, ministro del Lavoro, della Solidarietà e della Sicurezza Sociale del Portogallo spiegando che “il piano d’azione del Pilastro europeo dei diritti sociali ha fissato l’ambizioso obiettivo di ridurre di cinque milioni entro il 2030 il numero di bambini a rischio di povertà o esclusione sociale, e questo obiettivo è stato rafforzato al Vertice sociale di Porto. La Garanzia europea per l’infanzia è un importante passo avanti in questo senso. Abbiamo bisogno di un’azione concreta per assicurarci di affrontare lo svantaggio e l’esclusione durante i primi anni di vita dei nostri bambini, per garantire loro un futuro più luminoso per la loro vita da adulti”.

La povertà educativa e il rischio di esclusione sociale erano un problema rilevante, anche se forse sottovalutato, nell’Europa pre pandemia. Dopo l’emergenza sanitaria la situazione è diventata ancora più grave, non solo rispetto all’accesso all’istruzione e alla tecnologia adeguata per poter seguire le lezioni a distanza, ma anche per tutti quei servizi in qualche modo collaterali che ruotano intorno al mondo della scuola: dalla possibilità di avere almeno un pasto “sano” al giorno presso le mense scolastiche, all’incontro e al contatto con i propri coetanei. Con la chiusura forzata delle scuole durante la pandemia ci siamo accorti, infatti, di quando la scuola rappresenti un presidio di protezione, non solo dal punto di vista educativo e pedagogico, per un numero rilevantissimo di minori che vivono in condizioni di disagio sociale, povertà, disabilità o emarginazione. Basti pensare ai bambini che vivono in condizioni di emergenza abitativa, ai bambini che abitano nei campi rom, ai bambini disabili, per i quali la scuola è anche innanzitutto il luogo di interazione sociale, di inclusione, di incontro con altri bambini e bambini; e basti pensare a tutti quei bambini le cui famiglie non riescono a mettere in tavola un pasto sano, nutriente, vario, per via delle difficoltà economiche -anche quelle esacerbate dalla pandemia-.

Strategia Ue sui diritti dei bambini: 18 milioni sono a rischio povertà ed esclusione

La Commissione europea ha adottato la prima strategia dell’UE sui diritti dei bambini, insieme ad una proposta di raccomandazione per istituire una garanzia europea rivolta ai  bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale.

Le voci dei bambini e …

A partire da questa consapevolezza, la raccomandazione individua una serie di azioni per gli stati membri: identificare e affrontare le barriere economiche e non economiche alla partecipazione all’educazione e alla cura della prima infanzia, all’istruzione e alle attività scolastiche; garantire almeno un pasto sano ogni giorno di scuola; garantire la fornitura di materiale didattico, inclusi strumenti educativi digitali, libri; garantire il trasporto per raggiungere le scuole; garantire un accesso equo e inclusivo alle attività scolastiche, compresa la partecipazione alle gite scolastiche e alle attività sportive, ricreative e culturali; garantire alloggi sociali per le famiglie con minori in difficoltà economica e garantire l’accesso alle cure.
Esigenze molto concrete che sono state messe in luce anche attraverso la collaborazione con associazioni e realtà che si occupano di diritti dell’infanzia e di politiche di contrasto alla povertà infantile, come Eurochild, Save the Children e EU Alliance for Investing in Children  che sono stati al fianco della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE per dare forma alla Garanzia per l’infanzia fin dall’inizio.

Sono almeno 18 milioni i minori in Europa a cui si rivolge questa azione. Un numero incredibilmente alto.  Che si traduce in un rapporto di circa 1 bambino su 4 in una delle regioni più ricche del mondo e in quella dove i diritti sociali sono sicuramente meglio garantiti. Naturalmente la situazione varia da Paese a Paese e in alcuni Stati queste misure sono già operative. Ad ogni modo, in generale, tutti gli Stati membri hanno ora nove mesi di tempo per adottare dei piani nazionali per concretizzare rispetto al contesto specifico la Garanzia per l’infanzia e dovranno poi renderli concreti entro il 2030, nominando anche un coordinatore nazionale con il compito di garantire che i servizi siano disponibili gratuitamente. Alla Commissione europea, come sempre, spetterà il compito di monitorare il processo e di controllare che le misure siano effettive.