Polonia, il Parlamento europeo vota contro lo sblocco dei fondi del Pnrr

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aveva dichiarato che vi era un "chiaro impegno da parte del governo polacco per garantire l'indipendenza del sistema giudiziario" [EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

La decisione della Commissione europea di dare il via libera al piano di ripresa polacco il 1° giugno ha suscitato una violenta reazione da parte del Parlamento europeo e gli eurodeputati hanno approvato giovedì 9 giugno una risoluzione chiedendo  di bloccare l’approvazione di 35,4 miliardi di euro di sovvenzioni e prestiti dell’Ue a Varsavia.

I deputati ritengono che i criteri delineati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel dibattito di martedì 7 a Strasburgo non siano sufficienti per procedere con l’erogazione dei fondi.

La presidente della Commissione ha risposto agli eurodeputati di vedere un “chiaro impegno del governo polacco per l’indipendenza della magistratura”.

Ha aggiunto che nessun pagamento sarà effettuato se il governo polacco non sostituirà la sua controversa Camera disciplinare con “un tribunale indipendente e imparziale stabilito dalla legge”.

Tra i punti richiesti dalla Commissione vi sono la rimozione dei “controversi illeciti disciplinari” e il riesame delle cause dei giudici “colpite dalle sentenze della Camera di disciplina”.

Nel frattempo, “l’accettazione del piano di risanamento della Polonia non interrompe nessuna delle altre procedure relative allo stato di applicazione della legge” ha dichiarato il presidente della Commissione.

Tuttavia, i legislatori dell’Ue non vedono miglioramenti nel rispetto dello stato di diritto, affermando che “diversi giudici stanno ancora affrontando procedure disciplinari e/o non sono stati reintegrati” e che una sentenza della Corte di giustizia dell’UE non è stata ancora applicata.

I legislatori Siegfried Mureşan (Ppe), Iratxe García Pérez (S&D) e Stéphane Séjourné (Renew) a nome dei loro gruppi, hanno sottolineato che la supremazia della Corte di giustizia dell’Ue deve essere rispettata prima che i fondi vengano erogati.

Damian Boeselager (Verdi/Ale) è andato oltre, sottolineando la necessità di garantire che i governi nazionali europei “non approvino il piano di ripresa polacco fino a quando non verrà data attuazione alle sentenze della Corte di giustizia europea e della Corte europea dei diritti umani”.

Boeselager ha aggiunto che “verranno usato tutti gli strumenti a disposizione” – inclusa la richiesta di dimissioni della Commissione europea – per garantire che i piani non vengano approvati “senza che vengano prima attuate vere riforme [in Polonia]”.

Tuttavia, i gruppi parlamentari Conservatori e Riformisti europei e i gruppi Identità e Democrazia hanno entrambi sostenuto l’erogazione dei fondi europei alla Polonia.

Il Parlamento chiede da tempo che le riforme dello stato di diritto siano una condizione imprescindibile per l’approvazione dei piani nazionali di risanamento dell’UE.

In un regolamento, approvato nel febbraio 2021, il rispetto dello stato di diritto rientrava tra i criteri delineati per l’erogazione dei fondi.

Nel tentativo di conciliare le tensioni tra Bruxelles e Varsavia, nell’ottobre 2021 la Commissione aveva modificato la sua posizione, facendo marcia indietro su alcune richieste al governo polacco per concentrarsi sulla sua richiesta di abolire la Camera disciplinare del Paese.

All’epoca, i legislatori dell’Ue avevano espresso la loro opposizione verso una linea di azione meno intransigente e gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di astenersi dall’approvare i piani fino al raggiungimento delle condizioni iniziali, in una lettera visionata da EURACTIV.

“I tribunali polacchi di ogni grado hanno dimostrato di non poter garantire il diritto ad un equo processo da parte di un tribunale indipendente e imparziale istituito dalla legge, come riconosciuto anche dalla Corte di giustizia e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”, hanno scritto gli eurodeputati.

Discussione sulla mozione di sfiducia

Una proposta di mozione di sfiducia è stata lanciata all’inizio di questa settimana dal vicepresidente del gruppo Renew Luis Garciano, dall’eurodeputato olandese Sophie in’t Veld e dall’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt.

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La mozione di sfiducia è un provvedimento poco utilizzato al quale il Parlamento europeo può ricorrere per richiedere le dimissioni dell’intera Commissione europea. Affinché un voto di sfiducia abbia successo, almeno due terzi degli eurodeputati devono votare a favore.

Nonostante l’opposizione del Parlamento alla posizione dell’UE sulla Polonia, solo un piccolo numero di eurodeputati sostiene tale mozione, mentre i presidenti dei gruppi politici si sono dichiarati contrari alla mozione.

Anche all’interno dello stesso gruppo Renew, non c’è consenso sulla mozione.

Il Consiglio europeo deve ancora dichiarare la propria posizione al riguardo e ha informato la plenaria che il piano di ripresa polacco verrà esaminato.

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