Politica agricola Ue: raggiunto l’accordo sulla riforma. All’Italia 50 miliardi

Un frutteto vicino a Kisrecse, circa 205 km a sud-ovest di Budapest, Ungheria, 08 aprile 2019. La pera è un popolare prodotto agricolo prodotto in Ungheria e venduto in molti supermercati in Europa. EPA-EFE/GYORGY VARGA HUNGARY OUT

L’accordo prevede che il 25% delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti 2023-2027 vada agli eco-schemi, che premiano le pratiche agricole innovative e rispettose dell’ambiente.

I ministri dell’agricoltura dell’Ue hanno approvato l’accordo provvisorio raggiunto venerdì scorso con il Parlamento europeo sugli elementi chiave della riforma della politica agricola comune (Pac) per il periodo 2023-2027. Le trattative sono durate più di tre anni. L’accordo ora dovrà essere approvato anche dalla plenaria dell’Eurocamera.

“Le conclusioni del processo di riforma era nell’agenda della nostra presidenza e ora siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo con un accordo provvisorio in Consiglio”, ha detto la ministra dell’Agricoltura portoghese Maria do Céu Antunes.  La ministra ha ricordato che ora spetta alla presidenza slovena condurre il lavoro insieme alla Commissione europea sulla legislazione secondaria.

La nuova Pac rafforza le misure ambientali e prevede anche disposizioni volte a garantire un maggiore sostegno alle aziende agricole di piccole dimensioni e ad aiutare i giovani agricoltori ad accedere alla professione. Le risorse destinate alla Politica agricola comune corrispondono a più del 30% del bilancio comunitario, e valgono quasi 400 miliardi di euro. All’Italia andranno circa 34 miliardi fino al 2027, che arrivano a 50 con la quota di cofinanziamento nazionale.

“Siamo di fronte a una riforma – ha detto il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli – completa della politica agricola comune, su cui è stato raggiunto un importante punto di incontro. Ora spetta agli Stati membri e ai produttori agricoli trarre beneficio dalla nuova Pac. Il prossimo passo sarà costruire piani strategici nazionali che dovranno essere incentrati sulla semplicità: non incrementare la burocrazia rappresenta il valore aggiunto per l’Italia. La condizionalità sociale è sicuramente uno dei punti qualificanti della nuova Pac, insieme agli interventi previsti per la transizione ecologica del nostro sistema agroalimentare”.

Cosa prevede l’intesa?

Durante i negoziati, il Parlamento ha insistito sul rafforzamento delle pratiche obbligatorie per il clima e l’ambiente, la cosiddetta condizionalità, che ogni agricoltore deve applicare per ottenere il sostegno diretto. Inoltre, i deputati hanno voluto che almeno il 35% dei fondi per lo sviluppo rurale fosse destinato a misure di contrasto dei cambiamenti climatici e almeno il 25% dei pagamenti diretti agli eco-schemi, la novità introdotta nella riforma per contribuire al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. Inizialmente il Parlamento voleva  una quota del 30%, mentre il Consiglio non voleva che superasse il 18%.

L’accordo prevede che almeno il 10% dei pagamenti diretti nazionali dovrà essere utilizzato per sostenere le piccole e medie aziende agricole.

“Grazie al nostro lavoro di questi mesi, siamo riusciti a salvaguardarne la dimensione comune, evitando distorsioni di concorrenza tra agricoltori di differenti Stati membri. Abbiamo rimesso al centro il ruolo delle regioni, che continueranno a essere un attore principale nella redazione dei Piani strategici nazionali. Abbiamo finalmente inserito il terzo pilastro della politica agricola – rivendica Paolo De Castro,coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo – quello sociale: d’ora in poi la Pac non finanzierà più gli agricoltori che non rispettino i diritti dei propri dipendenti, ponendo fine alla concorrenza sleale verso la stragrande maggioranza degli imprenditori che invece si prende debitamente cura dei lavoratori”.

Gli eurodeputati hanno anche insistito per proteggere i diritti dei lavoratori agricoli in modo più robusto, introducendo un meccanismo per collegare, al più tardi a partire dal 2025, gli ispettori del lavoro nazionali con gli organismi pagatori della Pac per sanzionare le violazioni delle norme europee sul lavoro.La proposta di compromesso prevede che dal 2023 al 2025 l’applicazione della condizionalità sociale sia solo volontaria e che diventi obbligatoria dal 2025. Il Parlamento si è anche assicurato che coloro che ripetutamente non rispettano i requisiti dell’Ue (per esempio sull’ambiente e il benessere degli animali), dovranno affrontare sanzioni più pesanti. Questo dovrebbe costare agli agricoltori il 10% dei loro diritti (rispetto al 5% di oggi).

Le reazioni

Gli ambientalisti ritengono che il compromesso raggiunto sia insoddisfacente. “È molto grave che l’accordo raggiunto non tenga conto né degli avvertimenti della scienza, né delle richieste dei piccoli agricoltori, e nemmeno del parere della stessa Corte dei Conti europea, che afferma con chiarezza come negli ultimi dieci anni la Pac abbia fallito nel proteggere la biodiversità e nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre i sussidi vengono erogati principalmente alle aziende più grandi, lasciando in difficoltà le piccole” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.

Per Coldiretti invece è un “segnale positivo”. “Tra le molte questioni ancora aperte sul resto del pacchetto di riforma della Pac, si auspica – dichiara il presidente Ettore Prandini – un atteggiamento coraggioso su alcuni elementi chiave, in primis il dibattito relativo alle restrizioni alle importazioni: sarebbe importante che nella riforma della Pac fosse riconosciuto il principio della reciprocità degli standard, vietando l’ingresso nell’Unione di prodotti che non rispettino gli standard intesi come criteri di produzione Ue come pure i limiti di tolleranza per i pesticidi presenti sui prodotti importati”.