Politica agricola comune, vertice dei ministri Ue: sul “tavolo” la questione della sostenibilità

Una foto del 14 ottobre 2008 mostra un agricoltore che diffonde pesticidi sul suo campo in Germania. EPA/PATRICK PLEUL

A fine ottobre il Parlamento europeo dovrà approvare il bilancio e in previsione di questo appuntamento le trattative per allocare le risorse si fanno più serrate. Una delle questioni più delicate è quella che a che fare con i fondi per la Pac, la politica agricola comune.

Solo all’apparenza si tratta di un tema di nicchia; in verità ci sono 58 miliardi di buone ragioni per prestarvi attenzione. A tanto, infatti, ammontavano le risorse per il settore agricolo nell’anno 2020, il 34,5% dell’intero bilancio dell’Unione europea.

I riflettori sul tema si sono accesi con l’occasione dei colloqui informali dei ministri dell’Agricoltura dei 27 Stati membri ospitati dal ministro dell’Agricoltura tedesco Julia Klöckner, poiché la Germania detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. Klöckner dunque ha il compito di condurre i negoziati sulla riforma agricola dell’Ue. Per l’occasione nella città tedesca di Koblenz, domenica 30 agosto, è stata organizzata una manifestazione organizzata da una piattaforma tedesca per l’agricoltura sostenibile, Wir haben Agraindustrie satt! (“Siamo stufi!”), che ha coinvolto più di 400 organizzazioni della società civile europea per chiedere cambiamenti “radicali” nella politica agricola comune dell’Ue.
Tutela della biodiversità, raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica, salvaguardia del benessere degli animali e finanziamenti per gli agricoltori per poter investire nella transizione ecologica: queste le richieste rivolte ai ministri dell’Agricoltura dei 27.

Al momento le risorse della Pac per il 93,5% costituiscono aiuti diretti agli agricoltori (per una somma pari a 41,5 miliardi di euro) e la richiesta della piattaforma tedesca per l’agricoltura sostenibile è che invece i fondi vengano elargiti solo a coloro che propongono un modello di agricoltura sostenibile. I principali beneficiari della politica agricola sono Francia, Spagna, Germania e Italia, mentre i Paesi con una percentuale più elevata di grandi aziende beneficiarie della Pac sono la Danimarca, la Francia, la Repubblica ceca e la Slovacchia.

Al centro della discussione vi sono le nuove sfide legate ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità, in conformità agli impegni delle Nazioni Unite a favore dello sviluppo sostenibile, insieme al tema delle innovazioni tecnologiche, e in particolare la rivoluzione digitale, che hanno un impatto importante sulla produzione, la trasformazione e la distribuzione dei prodotti alimentari.
I manifestanti a Koblenz hanno posto l’accento su una serie di problemi, dalla siccità, all’eccessivo consumo di suolo, dalla qualità della vita (e morte) degli animali, alle condizioni di lavoro dei braccianti degli addetti del settore. Il minimo comune denominatore è la produzione di cibo a basso costo e di bassa qualità.
La sfida è quella di mettere sul tavolo, letteralmente, un modello agricolo diverso basato sulla sostenibilità, sulla tutela dell’ambiente, sulla qualità dei prodotti alimentari, in sinergia con gli obiettivi del Green Deal e della strategia “Farm to Fork” recentemente pubblicata.