PNRR, le Regioni europee temono sovrapposizioni con i fondi di coesione

Il ministro portoghese per la Coesione durante la conferenza stampa al termine del meeting di martedì 18 febbraio. [EPA-EFE/MIGUEL A. LOPES]

L’attuazione del piano di ripresa dell’Ue da 750 miliardi di euro in aggiunta alla normale spesa regionale basata sui fondi europei rischia di rivelarsi una sfida difficile, hanno ammesso alcuni esponenti politici degli stati membri in una riunione informale dei ministri della Coesione dell’Ue che si è svolta a Lisbona martedì 18 maggio.

I ministri dei 27 e i rappresentanti regionali hanno discusso di modi in cui il fondo di ripresa dell’Ue e quelli della politica di coesione possano completarsi a vicenda. Il principio fondamentale è quello di garantire che “non ci siano né sovrapposizioni né doppi finanziamenti”, ha spiegato al termine del meeting il ministro della Pianificazione portoghese, Nelson de Souza.

Il meccanismo di recupero e resilienza, fulcro del piano di recupero ‘Next Generation EU’ da 750 miliardi di euro, erogherà 312,5 miliardi in sovvenzioni e renderà disponibili ulteriori 360 miliardi di euro in prestiti ai paesi dell’Ue, da spendere prima del 2026.

La Commissione europea sta attualmente esaminando i piani di ripresa dei 18 Stati membri che li hanno già presentati, mentre il Portogallo spera che il primo gruppo possa ricevere il via libera già a giugno, il che significherebbe far arrivare nelle casse degli stati membri un prefinanziamento pari al 13% del totale del piano.

Nel frattempo, i paesi dell’Ue sono impegnati anche nella programmazione per l’utilizzo dei fondi strutturali, che destineranno altri 299 miliardi di euro alle regioni europee. Questi fondi, a differenza di quelli di ‘Next Generation EU’, dovranno essere utilizzati entro il 2029: il timore di alcuni osservatori è che i paesi membri diano un’eccessiva priorità all’utilizzo del fondo di recupero, accantonando i progetti di coesione.

Nella riunione di martedì, il segretario generale della Conferenza delle regioni marittime periferiche (CRPM), Eleni Marianou, ha avvertito che l’attuazione parallela dei programmi della politica di coesione e dei piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) può portare a conflitti e sovrapposizioni, rischi di doppio finanziamento, oneri amministrativi aggiuntivi o mancanza di allineamento strategico tra gli investimenti finanziati.

“La nostra prima analisi sui piani di ripresa presentati finora alla Commissione ha rilevato che la maggior parte di essi fornisce solo una vaga indicazione su come garantire un coordinamento ottimale tra Pnrr e programmi di coesione”, ha detto Marianou, chiedendo un maggiore coinvolgimento delle autorità regionali nell’attuazione dei piani di recupero.

Secondo Lusa.pt, media partner di EURACTIV, de Souza ha ammesso che utilizzare “congiuntamente” i due strumenti – fondi strutturali e piani di ripresa nazionali – sarà “una sfida impegnativa”.

“Il potenziale di complementarità è chiaro, ed è indispensabile esplorarlo”, ha detto de Souza: “Tutti i paesi devono disporre di meccanismi per coordinare il lavoro, evitare duplicazioni e promuovere la convergenza” tra Pnrr e fondi strutturali, ha aggiunto la commissaria per la Coesione e le riforme Elisa Ferreira, aggiungendo che è anche importante “guardare agli squilibri aggravati” dalla crisi, che ha prodotto “paesi più colpiti, regioni più colpite, settori più colpiti”. Secondo Ferreira, quindi, la dimensione spaziale “deve venire prima e non dopo” il fatto perché “nessuna politica è territorialmente cieca o neutrale”.

Riconoscendo il “carico di lavoro abbastanza pesante” necessario per il collegamento dei fondi strutturali europei e dei piani nazionali di ripresa e resilienza, la commissaria ha sottolineato che solo una “piena convergenza” entro l’estate consentirà “un’uscita strutturale” dalla crisi causata dalla pandemia di Covid -19. I 27, ha concluso Ferreira, devono avere una “visione strutturata”, e ciascun Paese dovrebbe mantenere “coerenza nell’utilizzo dei diversi strumenti a sua disposizione”.