Pnrr: che ruolo hanno Regioni, Città metropolitane e Comuni e cosa devono fare

Circa 66 miliardi di euro, pari a un terzo del totale dei fondi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono riservati a investimenti affidati ai territori. Vediamo come vengono distribuite queste risorse e cosa dovranno fare gli enti locali.

Gli enti locali ricoprono un ruolo centrale nell’attuazione del Pnrr, come realizzatori di gran parte dei progetti con ricadute immediati sui territori. Il successo del piano dipenderà in buona parte dalla capacità delle amministrazioni pubbliche di presentare e mettere in atto i progetti. Un terzo delle risorse totali messe a disposizione dal Pnrr ( 66 miliardi di euro) sono destinate a investimenti che saranno gestiti a livello territoriale. Di questi 20 miliardi saranno destinati al Mezzogiorno, ai quali si sommeranno circa 9 miliardi di React-EU, 54 miliardi di Fondi strutturali europei e 58 miliardi del Fondo di sviluppo e coesione.

Come vengono coinvolti gli enti locali

Le amministrazioni territoriali (Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni) potranno essere coinvolte nella realizzazione degli investimenti del piano attraverso 3 diverse modalità: come soggetti attuatori, come beneficiari di iniziative portate avanti dalle amministrazioni centrali e come soggetti che contribuiscono a individuare l’area più idonea per la realizzazione di interventi di competenza di amministrazioni di livello superiore. A spiegarlo sono le slide, presentate durante gli incontri nei territori per presentare il Pnrr, pubblicate sul portale Italia Domani.

“Nel ruolo di soggetti attuatori/beneficiari, gli enti locali assumono la responsabilità della gestione dei singoli progetti, sulla base degli specifici criteri e modalità stabiliti nei provvedimenti di assegnazione delle risorse. Tali provvedimenti sono adottati dalle amministrazioni centrali titolari degli interventi, in coerenza con quanto previsto dalla normativa vigente per i singoli settori di riferimento”, si legge nel documento.

Come soggetti attuatori le pubbliche amministrazioni accedono ai finanziamenti partecipando a bandi o avvisi per la selezione di progetti emanati dai ministeri competenti. Ricevono (in genere direttamente dal ministero dell’Economia) le risorse per realizzare i progetti. Nel corso della realizzazione dei progetti sono tenuti a rispettare gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo e concorrere al raggiungimento degli obiettivi associati al progetto, secondo quanto previsto dal Pnrr. Inoltre devono realizzare i progetti rispettando le norme vigenti e le regole specifiche del Pnrr, in particolare quella di non arrecare danno significativo all’ambiente e di portare a termine i progetti entro giugno 2026. In caso di irregolarità, gli enti locali sono tenuti a correggerle e, se necessario, restituire le risorse indebitamente utilizzate.

Se partecipano in qualità di destinatari di risorse per la realizzazione di progetti specifici la cui responsabilità è in capo ad Amministrazioni centrali, invece il loro coinvolgimento avviene mediante la partecipazione alle specifiche procedure di chiamata (bandi/avvisi) attivate dai ministeri responsabili. L’esempio, citato nel documento pubblicato sul portale Italia Domani, è quello del Cloud della Pubblica amministrazione. In questo caso, il titolare dell’iniziativa è il ministero dell’Innovazione, che assegnerà agli enti locali un apposito finanziamento secondo le condizioni che saranno stabilite nel relativo bando/avviso pubblico.

Nel terzo caso, che riguarda la realizzazione di interventi di competenza di amministrazioni di livello superiore che hanno ricadute a livello locale, come alta velocità, banda larga, potenziamento della rete ferroviaria nazionale, la definizione degli investimenti e delle opere da realizzare dovrebbe tenere conto delle istanze delle comunità locali, attraverso la convocazione di specifici tavoli di concertazione.

Come vengono distribuiti i 66 miliardi 

La maggior parte delle risorse che saranno gestite dagli enti locali saranno destinate alla missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, a cui vanno 19,69 miliardi di euro. Altri 18,47 miliardi andranno alla missione 5 “Inclusione e coesione”. Alla missione 6 “Salute” andranno 15,10 miliardi, 9, 76 miliardi sono stati destinati alla missione 4 “Istruzione e ricerca”, 3,11 miliardi alla missione 1 “Digitalizzazione e innovazione” e infine 0,27 miliardi andranno alla missione 2 “Mobilità sostenibile”.

Per quel che riguarda la distribuzione dei fondi tra i soggetti beneficiari, la maggior parte delle risorse vanno ai Comuni e alle Città metropolitane, che complessivamente ricevono 28,32 miliardi di euro. Altri 10,79 miliardi di euro saranno destinati a progetti di competenza alternativamente di Regioni, Province o Comuni. Mentre 10,84 miliardi saranno gestiti esclusivamente dagli enti regionali. I 15,10 miliardi destinati alla missione “Salute” saranno gestiti direttamente dalle Asl e dalle aziende ospedaliere. Circa 1,3 miliardi saranno distribuiti ad altri enti territoriali, come autorità portuali o di bacino. Alcune di queste risorse sono già state assegnate, altre no. In alcuni casi sono stati pubblicati gli avvisi dei bandi.

Commissione Europea

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