Piattaforma europea per i senzatetto: l’obiettivo è sconfiggere il fenomeno entro il 2030

Elemosina ad un senzatetto nella neve a Birmingham. EPA-EFE/FACUNDO ARRIZABALAGA

L’iniziativa è promossa dalla presidenza portoghese del Consiglio dell’UE, dalla Commissione europea e dalla Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con i senzatetto (FEANTSA). I ministri nazionali e i rappresentanti delle istituzioni dell’UE, le organizzazioni della società civile, le parti sociali e le città hanno firmato la “Dichiarazione di Lisbona sulla piattaforma europea per dare una casa ai senzatetto”.

L’eredità più consistente lasciata dalla presidenza portoghese del Consiglio dell’UE, il cui mandato sta per concludersi, è sicuramente quella di aver reso possibili dei passi avanti sostanziali per la costruzione dell’Europa sociale. Una delle ultime azioni portate avanti, in ordine di tempo, è una piattaforma europea che costituisce un impegno comune e un progresso concreto per le istituzioni UE e per gli Stati membri nella lotta contro il fenomeno dei senzatetto. L’obiettivo, senza dubbio ambizioso, è quello di creare le condizioni perché nessuno in Europa debba essere costretto a vivere per strada, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU che chiedono di porre fine alla povertà estrema, compresa la mancanza di fissa dimora, e di garantire a tutti l’accesso ad alloggi adeguati, sicuri e a prezzi accessibili.

Nella Dichiarazione congiunta viene citato il fatto che nei Trattati si parla di combattere l’esclusione sociale e promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, e il fatto che il principio 19 del Pilastro europeo dei diritti sociali sottolinea esplicitamente la necessità di un alloggio sociale per chi ne ha bisogno, il diritto alla protezione contro lo sfratto forzato per le persone vulnerabili e l’esigenza di servizi adeguati per le persone che vivono senza casa. In più viene esplicitamente fatto riferimento alle risorse del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e del Next Generation EU per affrontare il problema.
Oltre a queste risorse ci sono in ogni caso gli stanziamenti del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) per gli Stati membri per sostenere l’inclusione sociale e la riduzione della povertà e anche il programma InvestEU offre l’opportunità di sostenere gli investimenti in infrastrutture sociali, tra cui gli alloggi sociali.

Sono almeno  700mila le persone che in Europa non hanno un tetto e dormono per strada, un numero che nell’ultimo decennio è cresciuto del 70%. Non avere una casa significa non poter avere tutti i servizi legati al possesso di un domicilio e spesso significa non poter avere un lavoro. Ma in molte parti d’Europa significa anche morire di freddo per strada.
Gli obiettivi sono evitare che nessuno dorma all’aperto per mancanza di un alloggio d’emergenza accessibile, sicuro e appropriato; che nessuno venga dimesso da una prigione, ospedale, o struttura di assistenza senza che gli venga offerto un alloggio adeguato; evitare quando possibile gli sfratti e assicurarsi che le persone vulnerabili non vengano sfrattate senza ricevere un’assistenza e una soluzione abitativa adeguata.

L'Europa dei senza dimora: sempre più donne e bambini vivono per strada

Secondo le stime della Fondazione Abbé Pierre e FEANTSA, ogni notte circa 700.000 persone nell’Unione europea dormono per strada, una cifra che è aumentata del 70% negli ultimi dieci anni. Tuttavia, durante la recente crisi sanitaria, questo numero è diminuito …

Il commissario europeo per i diritti sociali Schmit ha ammesso che “La promessa di una prosperità condivisa per tutti è stata al centro del progetto europeo fin dal suo inizio” e che nonostante un generale progresso economico derivato dal processo di integrazione, “negli ultimi 15 anni, l’Europa ha anche subito due grandi shock: la crisi finanziaria e ora la pandemia COVID-19 (..) E la verità sconfortante è che alcuni sono rimasti indietro”.
Si tratta dunque di fare il possibile per porvi rimedio. “Questo è il paradosso dei nostri tempi: nel 2021, abbiamo a disposizione molte tecnologie che ci permettono per esempio di avere case che abbiano un consumo energetico molto basso o nullo. Ma non siamo riusciti a promuovere un risultato semplice: fornire alloggi a prezzi accessibili a tutti”, ha aggiunto.

Oltre che per i senza fissa dimora, il problema “dell’aumento dei prezzi delle case e degli affitti” è un problema per tantissime famiglie: il 10% delle famiglie nell’UE spende più del 40% del proprio reddito per le spese di alloggio; più del 15% vive in condizioni di sovraffollamento e quasi il 14% in case eccessivamente umide e dunque malsane.
“L’accesso a un alloggio a prezzi accessibili è un bisogno umano fondamentale e una dimensione centrale del benessere. Questo si riflette bene nel principio 19 del Pilastro europeo dei diritti sociali. È nostro dovere comune trasformare questo principio in realtà”, ha ribadito il commissario. Soprattutto dopo la pandemia durante la quale i cittadini sono stati invitati o costretti a “stare a casa”.