Patto di stabilità, si riaccende il dibattito. La lettera di 8 Paesi frugali: no alla modifica dei trattati. Ma si possono rivedere i regolamenti

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. [EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA]

Austria, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Olanda e Svezia scrivono all’Ecofin: “La riduzione del rapporto debito/Pil deve rimanere un obiettivo comune”.

I governi europei, nonostante l’aumento del debito pubblico, negli ultimi due anni hanno aumentato la spesa pubblica per evitare che la pandemia di coronavirus avesse un impatto catastrofico sulle loro economie. Ora che grazie ai vaccini, la fase più critica della pandemia è superata nell’Ue si riaccende il dibattito sul Patto di stabilità e sulla possibilità di rivederne le regole, in attesa che la Commissione presenti la sua proposta. Cosa che dovrebbe fare subito dopo le elezioni in Germania.

In vista dell’Ecofin che si terrà venerdì e sabato (10-11 settembre) nel pittoresco castello di Brdo in Slovenia, 8 Paesi “frugali” hanno inviato una lettera al Consiglio dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Ue per ribadire la loro contrarietà a una revisione dei trattati e all’idea di allentare le regole su deficit e debito pubblico. Però non escludono la possibilità di ridiscutere i regolamenti che accompagnano il Patto di stabilità.

“Anche se non consideriamo le regole di bilancio come un ostacolo a politiche di bilancio efficienti, siamo aperti al dibattito sul miglioramento della governance, incluso il patto di stabilità. Attenendosi ad quadro basato sulle regole, dovrebbero essere apportati miglioramenti”, scrivono nella lettera i ministri delle Finanze di Austria, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Olanda e Svezia, precisando che “la riduzione del rapporto debito/Pil deve rimanere un obiettivo comune”.

Nei 19 stati delll’Eurozona si prevede che il debito medio dovrebbe raggiungere il 102% del Pil alla fine dell’anno. Nel caso di Francia e Belgio si prevede che arrivi a superare il 120% del Pil. Un dato che avvicina questi due Paesi ai livelli, ancor più drammatici, di Grecia (200%) e Italia (160%). Un ritorno troppo precipitoso alle regole del Patto di stabilità porterebbe a un crollo degli investimenti pubblici in questi paesi, con il rischio di far ripiombare l’intera Unione nella recessione. Ragion per cui anche alcuni dei leader più affezionati all’austerity si stanno rendendo conto che è necessario evitare brusche inversione di marcia. Tuttavia le posizioni dei diversi Paesi rispetto alla possibilità di riformare le regole sul deficit e sul debito rimangono molto distanti.

“Riapriremo la consultazione pubblica” sulla revisione del Patto di stabilità “in autunno”, ed “è positivo che alcuni Paesi abbiano già preso posizione, ha dichiarato il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni commentando la lettera degli 8 frugali. “Il lavoro della Commissione è costruire un consenso e lo faremo nel rispetto delle opinioni di tutti, con l’obiettivo di rendere le regole adatte per lo sviluppo duraturo e sostenibile”.

“Le regole ci servono, non sta alla Commissione proporre di cambiare le regole che sono sul Trattato, ma deve riflettere su come gestire la realtà e la realtà è che dopo la pandemia, e con la transizione verde davanti a noi, abbiamo un bisogno di riflettere su come avere una crescita persistente. Non dobbiamo cambiare la soglia dei Trattati ma capire come raggiungere un consenso che abbia regole fiscali a sostegno della crescita”, ha aggiunto Gentiloni.

“La qualità” del consenso sulla riforma “è più importante della rapidità, posto che troviamo modi di gestire la situazione senza soltanto aspettare la scadenza della clausola di sospensione del Patto. Ma ci sono molte forme di interpretazione che lo consentono”, ha spiegato il commissario.