Patto di stabilità: ricomincia la battaglia tra falchi e colombe

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis (a sinistra) e il commissario all'Economia Paolo Gentiloni. [EPA-EFE/Francisco Seco / POOL Pool]

Nei prossimi giorni l’esecutivo Ue fisserà i criteri per stabilire se prorogare ulteriormente la sospensione delle regole su deficit e debito. Ma sulla revisione del Patto di stabilità continuano ad esserci sensibilità diverse.

La Commissione europea mercoledì 3 marzo fisserà i criteri che intende adottare per stabilire se ripristinare il Patto di Stabilità e Crescita nel 2022 o meno. Entrambe le opzioni rimangono possibili. Ma è probabile che le regole su deficit e debito rimangano congelate per un altro anno. Dentro l’esecutivo infatti prevale l’idea che non sia opportuno riattivarlo rapidamente. La decisione finale arriverà a maggio.

Il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni a una conferenza dell’European Fiscal Board ha dichiarato che in termini di sostegno fiscale, nelle condizioni attuali, “i rischi di fare troppo poco superano quelli di fare troppo”.

I Paesi del Nord Europa temono che, con la sospensione delle regole, i Paesi più colpiti dalla crisi, come l’Italia, continuino ad accumulare debito e quindi premono per riattivare al più presto il Patto di stabilità. Tuttavia anche l’atteggiamento dei frugali è meno rigido rispetto al passato, perché si rendono conto che disattivare troppo rapidamente la clausola di sospensione potrebbe avere ricadute negative sull’intera Eurozona.

La riforma del Patto di stabilità

La discussione però non è solo su quando ripristinare il Patto di stabilità ma anche su come riformarlo per fare in modo che le sue regole siano adatte al nuovo quadro economico emerso con la pandemia. Su questo punto le posizioni all’interno dell’esecutivo sono distanti tra loro e la battaglia tra falchi e colombe è già cominciata.

Secondo Gentiloni, le regole dovrebbero essere modificate per essere più orientate al medio termine. “Le nostre regole fiscali dovrebbero essere adattate per migliorare la composizione delle finanze pubbliche e assicurarsi che ogni nuovo debito sia un buon debito”, ha spiegato

Il “buon debito”, ha chiarito il commissario all’Economia, è il denaro preso in prestito per finanziare la ricerca, l’istruzione, le infrastrutture o l’assistenza sanitaria, mentre il pagamento delle spese correnti senza impatto sulla capacità produttiva è il “debito cattivo”.

“Mentre una regola rigorosa sul debito potrebbe portare a un aggiustamento drastico, prociclico e autolesionista, un meccanismo credibile per indirizzare il debito su una traiettoria discendente graduale e costante rimane preferibile”, ha aggiunto.

Gentiloni, quindi, non esclude di modificare le regole che governano il debito fissate dopo la crisi del 2008. Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis invece non ha escluso un ritorno alle regole su debito e deficit nel 2022, pur precisando che “le misure di sostegno devono continuare per tutto il tempo che è necessario”. La sospensione del Patto di stabilità e crescita dipenderà dagli sviluppi economici ha ribadito più volte Dombrovskis, sottolineando che per evitare di creare “un peso permanente sulle finanze pubbliche” è necessario che le misure siano temporanee.