Parlamento Ue: “Dobbiamo combattere il divario digitale cresciuto durate la pandemia”

Un ragazzo segue una lezione a distanza a Milano. EPA-EFE/Matteo Corner

In tutta l’Ue, una delle categorie maggiormente colpite dagli effetti della pandemia è stata quella dei bambini e dei ragazzi in età scolare; la didattica a distanza, le classi in quarantena, la forte limitazione di moltissime attività formative sono al centro del dibattito europeo. Uno degli effetti più negativi è stato l’acuirsi delle diseguaglianze rispetto all’accesso alla tecnologia: il Parlamento europeo chiede che il tema del “digital divide” sia affrontato con urgenza.

Sono tre in estrema sintesi i punti su cui si concentra la risoluzione adottata dall’Europarlamento giovedì 22 ottobre con on 593 voti favorevoli, 58 contrari e 36 astensioni: la crisi da Covid-19 ha messo in luce gravi disuguaglianze nell’Ue, non solo in termini economici ma anche in termini di accesso all’istruzione; colmare il divario digitale in materia di istruzione, dunque, dovrebbe essere una priorità delle istituzioni; per invertire la tendenza, infine, il budget del programma Erasmus+ deve essere triplicato.

Il Covid e il digital divide

Secondo le più recenti stime dell’Unesco, le diseguaglianze digitali sono cresciute nel corso della prima ondata di Covid-19: persino nei paesi più sviluppati del mondo, solo il 90% degli studenti ha avuto accesso ad una qualche forma di educazione digitale e dunque almeno il restante 10% degli alunni delle scuole è rimasto tagliato fuori. Nel mondo la situazione è evidentemente più complessa: circa 3,6 miliardi di persone non hanno ancora accesso a Internet e 250 milioni di bambini non vanno a scuola. “La mancanza di accesso a Internet impedisce l’accesso ad un mondo di informazioni disponibili online e limita il potenziale di apprendimento e di crescita”, leggiamo nel documento. “I bambini privi di una connessione di qualità o addirittura dell’accesso a Internet sono stati colpiti in modo sproporzionato dai lockdown globali, in quanto non è stato possibile per loro continuare il percorso di istruzione”.

Anche nel contesto europeo, anche se con numeri molo diversi, il Covid ha acuito le diseguaglianze rispetto all’accesso all’istruzione. Nella risoluzione di giovedì il Parlamento europeo “deplora il fatto che in Europa abbiamo ancora alunni e studenti che non hanno accesso all’istruzione digitale; ribadisce la necessità di migliorare la connettività a livello europeo, in particolare nelle zone rurali e remote, e di aumentare l’accesso alle apparecchiature digitali”. Nel comunicato stampa ufficiale, si sottolinea che addirittura il 32% degli alunni in alcuni Stati membri non ha avuto accesso all’istruzione per diversi mesi. Tutto ciò rischia di avere un forte impatto negativo sui futuri livelli di reddito per un’intera generazione di europei e di conseguenza un impatto negativo sulla produttività del lavoro e sulla competitività dell’Unione europea nel suo complesso.

Combattere il Digital divide

Se questo è il quadro, è necessario agire in fretta per mitigare le conseguenze negative: “Molti Paesi sono tutt’ora impreparati di fronte alla seconda ondata che sta colpendo l’Europa. Si dovrebbe fare di più per garantire a tutti l’accesso a un’istruzione e a una formazione di qualità, e per questo dobbiamo investire nell’istruzione”, ha detto Victor Negrescu (deputato rumeno del gruppo S&D) a nome della commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento europeo nel dibattito in plenaria prima del voto.

Nella risoluzione parlamentare si sottolinea che “la lezione principale da trarre dalla crisi sia che l’inclusione e le pari opportunità, sia in termini di accesso sia in termini di qualità, devono essere poste al centro delle future politiche dell’Unione in materia di istruzione e formazione” e dunque che “la crisi offre un’opportunità per una profonda riflessione sul futuro della politica dell’istruzione e della formazione e sul suo posto all’interno del più ampio programma di ripresa post-pandemica”. Per un verso, gli eurodeputati si dicono convinti del fatto che sia ormai “giunto il momento di ripensare e modernizzare i programmi di studio e i metodi di apprendimento e di accelerare il ritmo del cambiamento” abbracciando la digitalizzazione e l’innovazione; per altro verso, però, “non si può sostituire l’interazione diretta tra insegnanti e discenti e solo l’apprendimento di persona può garantire efficacemente l’acquisizione di competenze interpersonali e sociali”. Questo significa che, per quanto probabilmente la pandemia preannunci il passaggio a un modello di istruzione ibrido che combini l’apprendimento in classe di persona con soluzioni di e-learning, il primo debba rimanere al centro dell’istruzione e della formazione in Europa.

I fondi Erasmus+

Per rendere concrete tutte queste linee programmatiche, però, occorrono significativi investimenti pubblici in materia di istruzione e formazione. Gli eurodeputati a questo proposito sostengono senza mezzi termini “che politiche ambiziose senza i corrispondenti finanziamenti in atto mancano di credibilità”. Il riferimento è al fatto che tra i programmi che sono stati oggetto di significativi tagli di bilancio nell’accordo politico proposto dai 27 capi di Stato e di governo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale raggiunto al Consiglio europeo dello scorso luglio vi siano proprio quelli che sostengono le politiche di istruzione e formazione:  Erasmus+, Horizon Europe e il Fondo sociale europeo plus.

La proposta del Parlamento europeo va esattamente nella direzione opposta: la richiesta ufficiale è quella di triplicare il bilancio di Erasmus+ rispetto a quello del bilancio precedente (che si riferiva al periodo 2014-2020). Ma c’è di più. Gli eurodeputati invitano gli Stati membri a fare un uso ambizioso dei fondi disponibili attraverso il Recovery Plan per stimolare gli investimenti nell’istruzione e soprattutto incoraggiano gli Stati membri ad aumentare significativamente la spesa pubblica per l’istruzione.