Pac, l’Italia vuole “riorientare” il suo piano nazionale mentre gli agricoltori chiedono più flessibilità

Secondo il ministro dell'Agricoltura Patuanelli occorre “ragionare su un’entrata in vigore posticipata della nuova PAC" [Shutterstock]

L’Italia sta valutando la possibilità di “riorientare” il proprio piano strategico della PAC per sostenere la produzione agricola strategica e rispondere ai problemi di sicurezza alimentare che potrebbero derivare dalle conseguenze economiche della guerra in Ucraina.

All’inizio di aprile, la Commissione europea ha inviato a Roma le sue osservazioni critiche sul piano strategico della PAC, rimproverando al governo italiano in particolare la distribuzione iniqua dei sussidi, sbilanciata a favore delle aziende zootecniche della Pianura padana, e la scarsa ambizione sul piano della tutela ambientale.

Politica agricola, Bruxelles boccia il piano presentato dall'Italia: "Non è sufficiente"

Il piano strategico italiano, nella sua forma attuale, non è “sufficiente”. La Commissione Ue nelle sue osservazioni rileva che numerosi elementi sono mancanti, incompleti o incoerenti. Il governo avrà tempo fino al 30 giugno per fornire una risposta.

“Non è pertanto …

Prima ancora del verdetto, tuttavia, il 28 marzo il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, aveva affermato che, pur ritenendo la riforma della PAC “il miglior punto di equilibrio possibile”, riteneva giusto “ragionare su un’entrata in vigore posticipata della nuova PAC, avendo magari il 2023 come ulteriore anno di transizione per affrontare l’emergenza attuale” legata all’invasione russa dell’Ucraina.

No a modifiche strutturali

Il giorno successivo, davanti al Parlamento, Patuanelli ha illustrato le iniziative che l’esecutivo guidato da Mario Draghi ha intenzione di mettere in campo per fronteggiare la crisi.

Il ministro ha affermato di non voler modificare radicalmente il piano nazionale della PAC. “Sono personalmente convinto”, ha detto, “che non si debba retrocedere dagli obiettivi sfidanti della nuova PAC e quindi che, invece di ragionare su una modifica strutturale dei Piani Strategici, si debba valutare una sospensione dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti”.

Le “direttrici” degli interventi governativi, ha quindi spiegato, sono due: “una serie di interventi di emergenza per sostenere la liquidità e ridurre i costi delle aziende”, e l’“accelerazione dell’attuazione del PNRR, per garantire la diversificazione energetica delle imprese e rafforzare l’efficienza delle filiere”.

Riguardo al primo punto, il ministero dell’Agricoltura ha stanziato 60 milioni di euro per rinegoziare i mutui delle imprese agricole e sostenere quelle più colpite dalle conseguenze della guerra, e ha introdotto un contributo sotto forma di credito d’imposta per l’acquisto di carburante.

Quanto all’accelerazione del PNRR, per Patuanelli “l’elemento centrale è la diversificazione energetica”. Il 25 marzo, il ministro ha firmato un decreto legge relativo ai parchi energetici agrisolari.

Il piano prevede “uno stanziamento da 1,5 miliardi di euro destinato a sostenere l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti e sulle coperture dei fabbricati agricoli, che consentirà alle imprese italiane di alleggerire il costo della bolletta e di divenire sempre più autosufficienti in campo energetico”, ha detto Patuanelli. 

“Il target da raggiungere è l’installazione di pannelli per una potenza complessiva di 375.000 kW, contribuendo così a supportare il processo di diversificazione energetica, ora quanto mai necessario per tutto il sistema produttivo nazionale”, ha aggiunto.

Le richieste degli agricoltori

Gli effetti del conflitto in Ucraina hanno spinto tuttavia gli agricoltori italiani a chiedere al governo di modificare il piano nazionale PAC.

Lo scorso 8 marzo l’associazione Agrinsieme, che riunisce diverse organizzazioni di agricoltori, ha affermato in un comunicato che “è urgente tutelare il potenziale produttivo nazionale, specificatamente per il comparto seminativi e ripensare ad alcune scelte europee anche in campo energetico”.

E il coordinatore dell’associazione, Massimilano Giansanti, ha spiegato che “guardando all’orizzonte comunitario riteniamo che debba temporaneamente essere sospesa l’adozione della nuova Pac, così come l’obbligo del greening; allo stesso modo si renderebbe necessaria una proroga dell’attuazione della strategia Farm to Fork, rivedendola alla luce della situazione odierna”.

Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti, la maggiore organizzazione di agricoltori italiani, ha invece affermato che “con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione UE possono essere recuperati in Italia alla coltivazione 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione necessari per ridurre la dipendenza dall’estero”.

Prandini ha inoltre presentato al governo alcune proposte: una revisione del piano nazionale PAC, il riconoscimento della tecnologia del genome editing senza equipararla agli Ogm per consentire la ricerca in pieno campo, la riduzione dell’Iva sul cibo, e la rinegoziazione dei debito degli imprenditori agricoli con garanzia pubblica.

Supporter

Le opinioni espresse nella presente pubblicazione sono quelle dell'autore che ne assume la responsabilità esclusiva.
La Commissione non è responsabile dell'eventuale uso delle informazioni in essa contenute.