Pac, l’accordo getta le basi per il pilastro ‘sociale’ della politica agricola europea

Secondo l'accordo, i fondi della politica agricola comune (PAC) saranno ora per la prima volta legati al rispetto di standard minimi sulle condizioni di lavoro nell'ambito della cosiddetta condizionalità sociale. [SHUTTERSTOCK/LITMAN]

L’accordo di riforma della politica agricola comune (PAC) per il periodo post-2020, firmato a giugno, ha introdotto un nuovo concetto di dimensione sociale che ha il potenziale per costruire nel prossimo futuro un terzo “pilastro” del programma di sussidi agricoli dell’UE.

Attualmente, la PAC è composta da due voci principali: i pagamenti diretti agli agricoltori, che insieme alle spese legate al mercato costituiscono il cosiddetto primo pilastro, e il sostegno allo sviluppo rurale, che è considerato il secondo pilastro della PAC.

Ora sta prendendo forma un terzo pilastro poiché, secondo l’accordo di giugno, i pagamenti della PAC saranno per la prima volta collegati al rispetto di standard minimi sulle condizioni di lavoro, nell’ambito della cosiddetta ‘condizionalità sociale’.

Questa nuova dimensione sociale della politica agricola dell’UE è stata fortemente sostenuta dal Parlamento europeo, che ha introdotto l’idea durante i negoziati che hanno seguito la proposta di riforma presentata dalla Commissione nel 2018.

Lo scorso novembre gli eurodeputati hanno votato una serie di emendamenti che hanno plasmato gli elementi principali di una ‘condizionalità sociale’ che lega l’erogazione dei pagamenti della PAC al rispetto di alcune norme minime sul lavoro.

“Includere la condizionalità sociale [nella PAC] è un passo storico perché difenderemo i diritti dei lavoratori agricoli”, ha affermato Mario Milouchev, vicedirettore generale della direzione Agricoltura della Commissione europea, rispondedo a una domanda di EURACTIV in una recente conferenza stampa.

Sebbene sia di portata limitata, la dimensione sociale è stata una vittoria per il Parlamento, visto che i paesi dell’UE erano riluttanti a includerla nella riforma della PAC fino all’ultimo momento, per paura che avrebbe appesantito ancora la burocrazia per gli agricoltori.

“Abbiamo finalmente creato il terzo pilastro della politica agricola europea”, ha sottolineato il veterano eurodeputato socialista Paolo De Castro, uno dei principali sostenitori della condizionalità sociale.

“D’ora in poi, la Pac non finanzierà più gli agricoltori che non rispettano i diritti dei propri dipendenti, ponendo fine alla concorrenza sleale con la stragrande maggioranza degli imprenditori agricoli che si prendono cura dei propri lavoratori”, ha aggiunto.

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Meccanismo limitato

Tuttavia, la dimensione sociale della PAC non inizierà ad essere applicata dal primo giorno. Il nuovo meccanismo, infatti, sarà obbligatorio solo a partire dal 2025, e comincerà ad essere attuato solo dagli Stati membri dell’Ue che saranno pronti dal 1° gennaio 2023.

“Abbiamo concesso questo periodo di transizione perché si tratta di una novità, quindi gli Stati membri devono vedere esattamente come organizzare i collegamenti tra le loro autorità sociali e i loro organismi pagatori”, ha detto Milouchev.

Ha aggiunto che l’esecutivo dell’UE svolgerà un ruolo centrale in questo processo attraverso degli atti delegati, per aiutare gli Stati membri a definire meglio i legami tra il lavoro e gli organismi pagatori.

Tuttavia, il vero punto di svolta che potrebbe gettare le basi per un pilastro sociale della PAC in tempi brevi è la clausola di ‘rendez-vous’ di due anni, concordata dal Parlamento e dal Consiglio, in cui si chiede alla Commissione di monitorare l’impatto del meccanismo sui lavoratori e di elaborare uno studio che valuti i progressi compiuti.

“Questo studio è molto importante perché, dato che iniziamo con un meccanismo di condizionalità sociale relativamente limitato, dovremo vedere come funziona”, ha affermato Milouchev, riconoscendo che, tra i paesi dell’UE, non esiste parità di condizioni sia nell’area sociale che negli altri due pilastri della PAC.

Nel caso in cui lo studio mostri che la dimensione sociale nella PAC funziona, la Commissione potrebbe decidere di migliorarla, ed eventualmente di ampliarne l’ambito o estendere l’elenco delle aree che saranno soggette alla condizionalità sociale.

La Commissione dovrebbe, ad esempio, esaminare la fattibilità dell’inclusione del principio di condizionalità sociale nel regolamento 492/2011 sulla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’UE, un atto legislativo pertinente per i lavoratori agricoli stagionali.

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Diritti dei lavoratori o più burocrazia?

Le reazioni all’introduzione di un pilastro sociale sono state però contrastate, evidenziando la distanza tra sindacati e datori di lavoro.

La Federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo (EFFAT) ha salutato il compromesso come “una grande vittoria sindacale” poiché ancora pochi mesi fa la richiesta di condizionalità sociale sembrava essere senza speranza.

Affrontare la questione a livello UE aveva senso, secondo Maria Noichl, negoziatrice del gruppo Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento europeo per alcuneparti della riforma, che si chiedeva perché “chi pratica il dumping sociale ottiene la stessa quantità di soldi dei contribuenti di quelli che assumono i lavoratori secondo le regole”.

Ma Ramón Armengol, presidente della Confederazione generale delle cooperative agricole (COGECA), ha espresso preoccupazione per l’idea di un pilastro sociale.

“Abbiamo già tanta regolamentazione quando si parla di diritto del lavoro, e ci sono già tutta una serie di controlli. Non sono sicuro che questo sia qualcosa che dovrebbe essere legato al sostegno della PAC”, ha detto a EURACTIV.

Ha aggiunto che mentre alcuni hanno sostenuto questo principio durante i colloqui sulla PAC, altri hanno fortemente spinto per semplificare il programma di sussidi e ridurre la burocrazia: “Questi requisiti sociali vanno contro ciò che molte persone chiedono”, ha sottolineato.