Ocse, Pil Eurozona in rialzo del 4,3% nel 2021 e del 4,4% nel 2022

La sede dell'Autorità bancaria europea (Eba) a Francoforte [MAURITZ ANTIN / EPA-EFE]

La crescita italiana segnerà un incremento del 4,5% nel 2021  e +4,4% nel 2022.

Il Pil dell’Eurozona crescerà del 4,3% nel 2021 per poi aumentare ulteriormente al 4,4% nel 2022. Il Pil mondiale crescerà invece del 5,8% nel 2021 per poi rallentare al +4,4% nel 2022. Per il G20, il dato è rispettivamente del 6,3% e del 4,7% mentre la media dei Paesi Ocse passa dal 5,3% del 2021 al 3,8% del 2022. È quanto emerge dalle prospettive economiche dell’Ocse presentate lunedì 31 maggio a Parigi.

Le nuove previsioni suggeriscono che negli Stati Uniti, grazie allo stimolo fiscale e ai programmi di vaccinazione, la produzione economica alla fine del 2022 sarà leggermente superiore a quanto previsto nel novembre 2019. Lo stesso vale per la Cina e, in misura minore, per la Germania.

In molti altri paesi europei – soprattutto quelli che dipendono dal turismo – invece sarà ben al di sotto dei livelli pre-pandemia. Il deficit sarà ancora più grande nei mercati emergenti: la produzione in India sarà quasi il 10% in meno rispetto alle proiezioni del novembre 2019.

In Italia

Il Pil dell’Italia dovrebbe tornare ai livelli pre-pandemia nella seconda metà del 2022. L’Ocse  prevede anche un tasso di disoccupazione al 9,8% nel 2021 e al 9,7% nel 2022. Quanto al debito calerà, secondo l’Ocse, dal 159,6% del 2021 al 157,2% del 2022.

Per quel che riguarda il lavoro, per i lavoratori meno qualificati e per quelli più penalizzati dalla crisi, come donne e giovani, solo nella seconda metà del 2022 si creeranno nuove opportunità. Un miglioramento della formazione, evidenzia l’analisi, “ridurrebbe la disoccupazione e faciliterebbe il passaggio a lavori meglio retribuiti specialmente per le persone vulnerabili, donne e giovani in particolare”.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sarà inoltre “necessario, a medio termine, aumentare la spesa pubblica a sostegno della crescita e semplificare la fiscalità. Inoltre un approccio più coordinato del fisco e dell’uso dei fondi Ue potrebbe contribuire ad accelerare la transizione verso un’economia” più rispettosa dell’ambiente. L’Ocse suggerisce anche che “il miglioramento del contenuto e della qualità delle formazioni proposte agli attivi occupati e alle persone senza lavoro farebbe diminuire la disoccupazione” e favorirebbe “una transizione progressiva verso posti di lavoro meglio pagati, in particolare, per le categorie vulnerabili, come donne e giovani”.